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Post Taggati ‘tecnologie’

Prevenire le crisi ambientali con il crowdsourcing

Cittadini, scienziati e tecnici lavorano sempre più insieme per prevenire le crisi ambientali, come siccità e inondazioni, e difendere o migliorare la produzione agricola. Anche in tanti paesi africani, ove si sono sperimentati metodi per raccogliere e gestire dati meteorologici, attraverso i media tradizionali (come la radio),  Internet e i social media. Esperienze importanti sono state fatte, ad esempio, dal progetto METAGRI,  della World Meteorological Organization (WMO), realizzato di recente in Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Ciad, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Repubblica di Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo. Una nuova tendenza in questo campo è quella di adottare il crowdsourcing, cioè la raccolta e la gestione di una gran mole di informazioni, provenienti da una vasta gamma di persone, sia esperti che cittadini comuni, per mappare e prevenire i rischi. E, come mostrano le recenti crisi ambientali  in Africa (che sono anche e soprattutto politiche, economiche e sociali) ci sarebbe molto da lavorare. In questo rapporto, che ho scritto con Gabriele Quinti, ci sono un po’ di notizie e suggerimenti sull’uso del crowdsourcing, specificamente nel campo delle inondazioni.

La foto è tratta da: http://spore.cta.int/en/

La radio resta il principale medium in Africa

Secondo varie fonti citate dall’UNESCO, la radio resta il principale mezzo di comunicazione nei paesi africani.  Sia in questo blog che in altri (come Sancara), ci si è soffermati varie volte sull’importanza di questo medium, che abbatte le spesso enormi distanze tra diverse comunità all’interno di un paese, o tra paesi diversi (ove magari si parla la stessa lingua): in positivo e anche in negativo (come è successo in occasione del genocidio in Ruanda). Le nuove tecnologie dell’informazione non potranno che rafforzare, sia pur modificandolo, il potere della radio.

La foto è tratta da: http://panoslondon.panosnetwork.org

Biopesticidi In Kenya

23 Settembre 2016 Nessun commento

Tempo fa ho parlato brevemente delle attività dell’ICIPE (International Centre of Insect Physiology and Ecology), un centro di ricerca sugli insetti con sede a Nairobi. Non si insisterà mai abbastanza sull’importanza di uno studio serio sugli insetti nel continente africano, dal punto di vista sanitario, della produzione alimentare, della lotta contro la povertà. Nel solo 2016, l’ICIPE ha pubblicato 85 articoli su riviste scientifiche. Uno di questi è dedicato ai biopesticidi. Si tratta di prodotti contenenti molecole di origine biologica in grado di esercitare un’azione di controllo verso organismi patogeni. Come dimostra uno di questi studi dell’ICIPE, pubblicato su “Crop Protection”, tali prodotti possono rappresentare una valida alternativa all’uso dei prodotti chimici in agricoltura, a condizione che ci siano sistematici programmi di informazione e formazione continua dei contadini.

La foto è tratta da: http://www.scidev.net

Parlando d’Africa con Umberto Eco

21 Febbraio 2016 Nessun commento

Parlai una sola volta con Umberto Eco, e quella volta parlammo di Africa. Fu in occasione di un esame di semiotica al DAMS di Bologna, tanti anni fa. Io da una parte del tavolo, e di fronte a me il professor Eco, lo studioso di cui avevo letto tutti i libri. Con lui, c’era anche un’altra nota semiologa: Patrizia Violi. Tirai fuori da uno zainetto un barattolo vuoto di latte in polvere, poi una tesina su “Il latte in polvere nel Sahel. Aspetti semiotici del trasferimento di tecnologie”. E l’esame cominciò.

Negli anni ’80, diversi organismi per la cooperazione internazionale allo sviluppo avevano inviato consistenti aiuti alimentari per far fronte alla carestia che aveva colpito tutti i Paesi del Sahel (Ciad, Niger, Burkina Faso, Mali, Senegal, Gambia, Mauritania, Capo Verde, Guinea). Tra tali aiuti, vi erano cospicue forniture di latte in polvere, catapultate senza troppe cautele da un contesto all’altro (dolosamente o inconsapevolmente, la differenza qui è irrisoria). In effetti, con l’arrivo di questo alimento, si era rilevato un aumento delle malattie diarroiche presso la popolazione infantile, e in molti casi, quando tali malattie colpivano i bambini di pochi mesi, questo significava morte quasi certa. Il fatto è che, mancando istruzioni chiare sulle confezioni di latte in polvere (la cui preparazione richiede poca polvere e tanta acqua sterilizzata), la cultura alimentare locale trattava i nuovi prodotti alla maniera tradizionale, in cui gli alimenti farinosi richiedono poca acqua e tanta farina. Insomma, in termini semiotici, entravano in campo “sceneggiature” ed “enciclopedie” diverse, fenomeni di “ipercodifica” e “ipocodifica”, “topic”, isotopie”, “relazioni fiduciarie” e quant’altro. Umberto Eco era veramente una persona alla mano, curiosa, acuta, e l’esame si trasformò in una rigorosa ma cordiale discussione sul modo in cui una maggiore consapevolezza dei meccanismi semiotici insiti nella cooperazione internazionale e nel trasferimento di tecnologie (alimentari, in questo caso) avrebbe potuto salvare tante vite umane nel Sahel. Alla fine andò bene, e fu uno dei giorni che ricordo ancora con maggior piacere. Anche se, a distanza di decenni, stiamo ancora a riflettere sui guai che si continuano a combinare nel continente africano.

Umberto Eco. Photograph: Eamonn McCabe/The Guardian

La cybercriminalità in Africa occidentale

Nonostante il divario digitale, l’Africa conosce una crescente cybercriminalità, soprattutto nelle varie forme della truffa. Fonti FBI stimano che la Nigeria, il Ghana e la Costa D’Avorio sono tra i primi 10 Paesi al mondo come fonti degli imbrogli e dei “bidoni” online. In uno dei suoi vari articoli su questo argomento, il giornalista Daniel Addeh (uno dei corrispondenti della web tv “African Voices”) si è soffermato sulla cybercrminalità in Ghana, che coinvolge sempre più adolescenti delle fasce povere, ed è in continua crescita. A differenza della vicina Costa D’Avorio, ove è stata attuata una politica di contrasto che sembra stia facendo regredire il fenomeno: la Plateforme de Lutte contre la Cybercriminalité – PLCC.

La foto è tratta da: http://verite-reconciliation.org/cote-divoire-cybercriminalite-largement-surestimee-cio-com/

Dietro l’arte di arrangiarsi c’è ingegno, creatività, storia, cultura

18 Novembre 2013 Nessun commento

In genere, chi parla di società africane oggi si sente costretto (quasi per senso di colpa) a dedicare l’80% del proprio spazio o del proprio tempo a elencare problemi, disgrazie, questioni aperte, denunce. Di solito non mi sottraggo (anche se con percentuali inferiori) perché, con tutta evidenza, c’è materia. Ma quando visito il blog “Timbuktu Chronicles” evito di farlo. Lì viene messa in mostra un’altra Africa: attiva, creativa, che parla di sé per conto proprio, senza mediazioni esterne, che vuole risolvere problemi, che cerca e trova soluzioni. Nei nostri discorsi, quest’altra Africa merita più spazio di quello che ha.

La foto è tratta da: http://www.dailymaverick.co.za

Una testimonianza dal Ruanda

28 Luglio 2013 6 commenti

Per combattere il razzismo, occorre valorizzare le differenze e anche mettere in luce le similarità tra i popoli. In questo gioco di differenze e similarità possono emergere le cose che reciprocamente siamo in grado di imparare, senza pregiudizi. Stefano Anselmo, uno dei più grandi truccatori del mondo e profondo conoscitore delle culture africane, ha diffuso questa sua testimonianza dal Ruanda. Con semplicità ed efficacia, Anselmo prova a smontare qualche radicato pregiudizio, al di là di tutte le considerazioni geo-politiche che si possono e si devono fare su questo Paese (e che sono state fatte altrove, in questi ultimi anni). Ecco il testo:

 

UNA LEZIONE DI CIVILTA’ PER L’ITALIA (e non solo)
Guardate la foto:

 

aiuole perfette, bordi delle strade perfettamente dipinti in bianco e nero, auto nuove e di qualità. Non è Lugano, non è Ginevra; è Kigali la capitale del Rwanda dove Kagamè (visionario positivo) ha fatto delle scelte che hanno trasformato in 10 anni un paese che si era appena ripreso dal Genocidio, in uno stato modernissimo, proiettato verso il futuro, abitato da 80% di giovanissimi. Qui lo studio è obbligatorio e viene sostenuto; università compresa, l’assistenza sanitaria è ovunque, donne e uomini godono degli stessi diritti e doveri (e si vede ovunque nel comportamento della gente: non ho mai assitito a fenomeni di gallismo all’italiana, anche se contenuto; nei mezzi di trasporto strapieni la commistione è totale ma estremamente rispettosa). In Rwanda sono vietati i sacchetti di plastica che inquinano (te li sequestrano alla Dogana), ma sono obbligatoriSSimi i caschi per le moto; qui NESSUNO va in giro senza casco e le moto sono numerosissime perché esiste una “variante di Taxi-moto” guidata da ragazzini ligi e prudenti; i semafori non hanno il giallo ma un cronometro decrescente e lampeggiante; sono lampeggianti anche le segnaletiche orizzontali inserite nell’asfalto dei grandi incroci, AVANZATISSIMI tecnologicamente (internet, telefonia ecc). A scuola fin da piccoli studiano 3 lingue, il kyniarwanda, l’inglese e il francese che è oggi la lingua favorita voluta da Kagamè. L’ultimo sabato mattina di ogni mese, ogni attività si ferma e tutti (ma proprio tutti) si occupano del loro quartiere a seconda delle necessità (pulizia ristrutturazione strade o altro): questo sviluppa il senso della proprietà pubblica e fa sì che ogni cittadino usi più attenzione per la cosa pubblica per non doverci faticare “troppo” il sabato successivo. Abile, no?    (Stefano Anselmo)

 

La veduta di Kigali è tratta da: http://helainainrwanda.files.wordpress.com

 

 

Lo smartphone congolese di VMK

Non ci credeva nessuno. Un’impresa congolese nata nel 2009, chiamata VMK  (dalla parola Vumbuka, che in lingua kikongo significa “risvegliatevi”), ha progettato e realizzato un tablet e uno smartphone altamente concorrenziali. Lo smartphone si chiama, in lingua lingala, “Elikia”, che vul dire “speranza”, ed è stato elaborato dal  Chief Executive Officer di VMK, Verone Mankou, un giovane di 27 anni. Il fatto che i prodotti siano “Made in China” ha indotto in errore molti, ma questi strumenti sono stati proprio pensati in Congo, anche se fabbricati altrove, per le note difficoltà politiche ed infrastrutturali del paese africano. Non aggiungo ulteriori commenti, salvo farsi un giro nel sito della VMK.

La foto di Verone Mankou con il suo smartphone è tratta da: http://www.cp-africa.com

 

Il gap energetico dell’Africa

22 Dicembre 2012 Nessun commento

L’Africa sub-sahariana ha 860 milioni di abitanti, ma ha una capacità di produzione di energia elettrica quanto quella della Spagna, che di abitanti ne ha 47 milioni. Se si toglie il Sudafrica, la proporzione è ancora più sfavorevole. Su questo gap, ma anche sulle grandi possibilità energetiche dall’Africa, si sofferma il n. 158 della Lettre de la CADE (Coordination pour l’Afrique de Demain). Più energia significa meno persone morte e maggiore crescita economica ed umana. Una prospettiva di speranza, che sotto Natale non guasta richiamare. Auguri a chi passa di qua, e anche a chi non ci passa.

La foto è tratta da: http://lenergeek.com

 

Responsabilità tecnologica e design eco-sostenibile

16 Novembre 2012 Nessun commento

La lotta alla povertà passa anche per la conoscenza e per la tecnologia prodotte localmente. La fiera panafricana degli inventori è giunta alla sua terza edizione. A Lagos si è svolta, qualche giorno fa, “Maker Faire Africa 2012″, alla quale sono stati presentati circa 40 progetti innovativi, in campi che variano dall’energia ai trasporti, dalla sanità alla moda. Un esempio eclatante di elevata ingegnosità a basso costo? Un generatore di elettricità che va ad urina, creata da quattro adolescenti nigeriane: Duro-Aina Adebola, Akindele Abiola, Faleke Oluwatoyin e Bello Eniola (vedi la foto). Qui l’imperdibile blog dell’iniziativa.

Il ritratto di tre delle quattro ragazze citate nel post è tratto da: http://makerfaireafrica.com/2012/11/06/a-urine-powered-generator/