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Post Taggati ‘ricerca scientifica’

La decolonizzazione della scienza

Si può essere colonizzati senza saperlo. Anzi, nella maggior parte dei casi, è proprio così. In Sudafrica, anche chi è nato dopo l’apartheid ha spesso  subito inconsapevolmente l’onda lunga di una scienza usata per separare, per dare fondamento al razzismo e a gravi squilibri di potere nella popolazione. Un articolo di Linda Nordling su Nature descrive il pensiero e l’opera di un movimento di scienziati neri sudafricani che puntano a una piena decolonizzazione della scienza: non solo aumentando il numero degli scienziati black, ma anche riscoprendo e rivalutando saperi e tradizioni locali che tanto possono dare per un allargamento del campo della ricerca.

Ringrazio Claudia Colonnello della segnalazione.

La foto è tratta da: http://www.cut.ac.za

 

Prevenire le crisi ambientali con il crowdsourcing

Cittadini, scienziati e tecnici lavorano sempre più insieme per prevenire le crisi ambientali, come siccità e inondazioni, e difendere o migliorare la produzione agricola. Anche in tanti paesi africani, ove si sono sperimentati metodi per raccogliere e gestire dati meteorologici, attraverso i media tradizionali (come la radio),  Internet e i social media. Esperienze importanti sono state fatte, ad esempio, dal progetto METAGRI,  della World Meteorological Organization (WMO), realizzato di recente in Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Ciad, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Repubblica di Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo. Una nuova tendenza in questo campo è quella di adottare il crowdsourcing, cioè la raccolta e la gestione di una gran mole di informazioni, provenienti da una vasta gamma di persone, sia esperti che cittadini comuni, per mappare e prevenire i rischi. E, come mostrano le recenti crisi ambientali  in Africa (che sono anche e soprattutto politiche, economiche e sociali) ci sarebbe molto da lavorare. In questo rapporto, che ho scritto con Gabriele Quinti, ci sono un po’ di notizie e suggerimenti sull’uso del crowdsourcing, specificamente nel campo delle inondazioni.

La foto è tratta da: http://spore.cta.int/en/

Biopesticidi In Kenya

23 Settembre 2016 Nessun commento

Tempo fa ho parlato brevemente delle attività dell’ICIPE (International Centre of Insect Physiology and Ecology), un centro di ricerca sugli insetti con sede a Nairobi. Non si insisterà mai abbastanza sull’importanza di uno studio serio sugli insetti nel continente africano, dal punto di vista sanitario, della produzione alimentare, della lotta contro la povertà. Nel solo 2016, l’ICIPE ha pubblicato 85 articoli su riviste scientifiche. Uno di questi è dedicato ai biopesticidi. Si tratta di prodotti contenenti molecole di origine biologica in grado di esercitare un’azione di controllo verso organismi patogeni. Come dimostra uno di questi studi dell’ICIPE, pubblicato su “Crop Protection”, tali prodotti possono rappresentare una valida alternativa all’uso dei prodotti chimici in agricoltura, a condizione che ci siano sistematici programmi di informazione e formazione continua dei contadini.

La foto è tratta da: http://www.scidev.net

Riduzionismo climatico

Poco fa mi è caduto l’occhio su una pagina del Televideo RAI, intitolato: ” Il caldo causa primaria della violenza”.   Siccome la correlazione tra caldo, violenza, Africa e razzismo è una faccenda nota agli addetti ai lavori da qualche secolo (mica da ieri), sono andato a vedere la fonte citata: uno studio della Vrije Universiteit di Amsterdam. Immagino sia questo articolo, in cui si afferma che “nonostante ci siano varie eccezioni, una regola generale è che l’aggressione e la violenza aumentano più ci si avvicina all’Equatore”. Mettendo in campo anche la tesi che esistono anche fattori complessi come autostima, autocontrollo e mancanza di fiducia nel futuro. E roba del genere. Direi che tra le “varie eccezioni” potremmo citare la Germania nazista, gli imperi colonialisti, per non parlare di quelli neo-colonialisti e della violenza quotidiana a cui assistiamo quotidianamente nelle nostre società dal clima più temperato o freddo. Quanto alla tesi generale, si colloca pienamente nel riduzionismo climatico che era stato ampiamente rigettato cent’anni fa dalla comunità scientifica, ma che si riaffaccia oggi con prepotenza, sulla scia delle pur giustificate preoccupazioni per gli effetti dei cambiamenti climatici. Quanto agli aspetti dell’autostima, dell’autocontrollo e della mancanza di fiducia nel futuro, assomigliano tremendamente a tanti stereotipi attribuiti alle genti del Sud del nostro pianeta da parte di generazioni di studiosi del Nord del pianeta, per giustificare politiche di controllo e dominio. Il clima e il pianeta ci influenzano, ci plasmano, è certamente vero. Ma le variabili sono tantissime e i rischi di semplificazioni enormi. Mettete questi studi approssimativi in mano a qualche cattivo politico, e vedrete rapidamente i risultati.

La foto è tratta da: http://business.mega.mu

I blog dell’ASC di Leiden

1 Maggio 2014 1 commento

L’African Studies Centre di Leiden ha avviato una serie di bei blog sull’Africa e sugli studi africani. Si parla di ricerca, Internet e altre tecnologie dell’informazione e della comunicazione, cultura, musica, attualità socio-economica, usi (e sfruttamento) delle risorse naturali in questo continente, oltre che dell’immagine dell’Africa nei media. I blog sono curati dal direttore Ton Dietz, da ricercatori del Centro e anche da studenti.

La foto è tratta da: http://www.tafter.it

Gouvernance et lutte à la corruption au Sénégal

11 Marzo 2012 2 commenti

Le CERFE a effectué, pour le compte de la Banque Mondiale, une étude diagnostique sur les problématiques de la gouvernance et de la lutte à la corruption au Sénégal, surtout dans les secteurs du transport et des travaux publics. Les secteurs de l’éducation nationale et du système judiciaire ont été aussi considérés. Les 3 articulations selon lesquelles la gouvernance a été décomposée sont: la capacité de maîtrise; le contrôle de la corruption; la qualité des services. La phénoménologie de la lutte contre la corruption et pour la réforme de la gouvernance a été aussi analysée, ainsi que les protagonistes de ces processus.

La vue de Dakar est prise du site: www.didaweb.net/mediatori/index.php

Matematici della diaspora africana

21 Gennaio 2012 2 commenti

 

Se qualcuno pensa che questo blog si disinteressi dei conflitti e dei problemi che affliggono i Paesi africani si sbaglia. Mi interesso eccome, ma in modo particolare. Visto che numerose e autorevoli testate, siti e blog si occupano di fornire specifiche notizie e approfondimenti su questi importanti aspetti, preferisco non duplicare, in peggio, il lavoro altrui. E mi concentro sul modo in cui, dalle parti nostre, sono considerati gli africani e vengono pensate le società africane. Questo influisce profondamente sul tipo di soluzioni che vengono date alle crisi politiche, economiche e sociali di quest’area del pianeta. Detto in sintesi: è ovvio che se considero gli africani “per essenza” come vittime, incapaci di organizzarsi, legati alla dimensione rurale e tribale, con scarse capacità di pensiero razionale, tutto danza e poco cervello, di conseguenza predisporrò, prevalentemente, soluzioni di tipo assistenziale e paternalista, anche se in modo gentile e politicamente corretto. Viceversa, se ritengo che all’interno delle società africane esistono energie sociali e intellettuali in grado di agire autonomamente per affrontare i problemi esistenti, allora cercherò di capire quali sono queste energie, quali sono gli ostacoli e le opportunità che incontrano, in quali organizzazioni e persone si incarnano, e le valorizzerò e sosterrò per quanto possibile, se richiesto. Insomma: esiste un legame profondo tra il modo di considerare  gli africani e il modo di narrare e trattare i loro problemi. E’ in tale spirito che segnalo la peculiare vicenda dei matematici della diaspora africana, efficacemente descritta in questo singolare sito web.

Nella foto: il matematico giamaicano del XVIII secolo  Francis Williams, da http://jamaicanhistorymonth2007.moonfruit.com/#/francis-williams/4519580316

 

 

 

 

Responsabilità tecnologica

ghana

E’ stato pubblicato il documento “Technological responsibility. Guidelines for a shared governance of the process of socialisation of scientific research and innovation, within an interconnected world” . Le Linee guida sono il risultato del dialogo e della cooperazione fra tre importanti culture scientifiche del mondo contemporaneo: quella africana, quella indiana e quella europea.  Le Linee guida sono un contributo pratico su come promuovere una reale responsabilità collettiva nel campo della scienza e della tecnologia.  Il documento è basato sull’esperienza triennale del progetto SET-DEV (finanziato dalla Commissione Europea), sul tema della trama sociale della scienza, e fornisce suggerimenti su come la ricerca scientifica e tecnologica può meglio integrarsi nella società ed essere più pertinente rispetto ai suoi bisogni. Le Linee guida sono state curate dal sottoscritto, con il supporto di un comitato editoriale composto da Alfonso Alfonsi (LSC), Wiebe Bijker (Maastricht University), Haribabu Ejnavarzala (University of Hyderabad), Kevin Urama (African Technology Policy Studies Network – ATPS), Wendy Taylor (Intermedia NCG), Shambu Prasad (Centre for World Solidarity and KICS). Per l’Africa, una attenzione particolare (ma non esclusiva) è data al Kenya, dove si sono svolte numerose attività del progetto SET-DEV.

La foto è tratta da: www.experientia.com/it/blog/

Technological responsibility

26 Luglio 2011 1 commento

ghana

The document “Technological responsibility. Guidelines for a shared governance of the process of socialisation of scientific research and innovation, within an interconnected world”  has just been published. The guidelines are the results of dialogue and cooperation between representatives of three major scientific cultures of the contemporary world: African, Indian and European. These guidelines are intended to be a practical contribution about how we can promote effective collective responsibility in science and technology. This document is based on the SET-DEV three-year experience, on the social fabric science (SET-DEV is a project funded by European Commission), and gives suggestions on how scientific and technological research can better integrate into society and be more relevant to society’s needs.The Guidelines were edited by Daniele Mezzana (LSC), with the support of an editorial board involving Alfonso Alfonsi (LSC), Wiebe Bijker (Maastricht University), Haribabu Ejnavarzala (University of Hyderabad), Kevin Urama (African Technology Policy Studies Network – ATPS), Wendy Taylor (Intermedia NCG),
Shambu Prasad (Centre for World Solidarity and KICS).

Picture from: www.experientia.com/it/blog/

Scienza, tecnologia e società

7 Maggio 2011 1 commento

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Il 3 maggio si è svolto a Bruxelles il seminario conclusivo del progetto SET-DEV, finanziato dalla Commissione Europea. Il progetto ha avuto al suo centro il rapporto problematico tra scienza, tecnologia e società e si è svolto attraverso un dialogo trilaterale tra studiosi, decisori, esperti internazionali, esponenti di ONG, privati, operatori dei media di Europa, India e Africa. Socializzazione della ricerca, responsabilità tecnologica, pluralismo dei sistemi di conoscenza, rapporto tra scienza e conoscenze tradizionali e indigene sono alcuni tra i temi che sono stati oggetto di SET-DEV, e che sono stati affrontati in due “Manifesti” (uno indiano e uno africano) e in un documento, da me curato, contenente delle Linee guida sulla responsabilità tecnologica. Per saperne di più, si possono visitare, adesso e nelle prossime settimane, i siti www.set-dev.eu e www.scienzecittadinanza.org

La foto è stata scattata alla Egerton University (Kenya), ove si è svolto uno degli studi di caso di SET-DEV, ed è tratta da: http://www.egerton.ac.ke/