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Post Taggati ‘sanità’

La tradizione del massaggio in Africa

Nel suo volume “The History of Massage: An Illustrated Survey from Around the World” (2003), Roberto Noah Calvert informa dell’esistenza di forme di massaggio nelle culture tradizionali africane. Secondo Calvert, “il massaggio in Africa è stato parte della medicina tradizionale” . Esso era spesso legato alle abluzioni e ai bagni, si concentrava sull’addome ed era usato dagli sciamani per scacciare i cattivi spiriti e curare i problemi di digestione. Le levatrici, inoltre, aggiunge Calvert, usavano massaggiare  l’addome delle donne incinte per correggere eventuali malformazioni del feto. Il volume non offre ulteriori specificazioni e non c’è molto, in giro, su questo tema, ma sarebbe interessante approfondirlo.

L’immagine è trata da: http://www.ancientegyptonline.co.uk

Parlando d’Africa con Umberto Eco

21 Febbraio 2016 Nessun commento

Parlai una sola volta con Umberto Eco, e quella volta parlammo di Africa. Fu in occasione di un esame di semiotica al DAMS di Bologna, tanti anni fa. Io da una parte del tavolo, e di fronte a me il professor Eco, lo studioso di cui avevo letto tutti i libri. Con lui, c’era anche un’altra nota semiologa: Patrizia Violi. Tirai fuori da uno zainetto un barattolo vuoto di latte in polvere, poi una tesina su “Il latte in polvere nel Sahel. Aspetti semiotici del trasferimento di tecnologie”. E l’esame cominciò.

Negli anni ’80, diversi organismi per la cooperazione internazionale allo sviluppo avevano inviato consistenti aiuti alimentari per far fronte alla carestia che aveva colpito tutti i Paesi del Sahel (Ciad, Niger, Burkina Faso, Mali, Senegal, Gambia, Mauritania, Capo Verde, Guinea). Tra tali aiuti, vi erano cospicue forniture di latte in polvere, catapultate senza troppe cautele da un contesto all’altro (dolosamente o inconsapevolmente, la differenza qui è irrisoria). In effetti, con l’arrivo di questo alimento, si era rilevato un aumento delle malattie diarroiche presso la popolazione infantile, e in molti casi, quando tali malattie colpivano i bambini di pochi mesi, questo significava morte quasi certa. Il fatto è che, mancando istruzioni chiare sulle confezioni di latte in polvere (la cui preparazione richiede poca polvere e tanta acqua sterilizzata), la cultura alimentare locale trattava i nuovi prodotti alla maniera tradizionale, in cui gli alimenti farinosi richiedono poca acqua e tanta farina. Insomma, in termini semiotici, entravano in campo “sceneggiature” ed “enciclopedie” diverse, fenomeni di “ipercodifica” e “ipocodifica”, “topic”, isotopie”, “relazioni fiduciarie” e quant’altro. Umberto Eco era veramente una persona alla mano, curiosa, acuta, e l’esame si trasformò in una rigorosa ma cordiale discussione sul modo in cui una maggiore consapevolezza dei meccanismi semiotici insiti nella cooperazione internazionale e nel trasferimento di tecnologie (alimentari, in questo caso) avrebbe potuto salvare tante vite umane nel Sahel. Alla fine andò bene, e fu uno dei giorni che ricordo ancora con maggior piacere. Anche se, a distanza di decenni, stiamo ancora a riflettere sui guai che si continuano a combinare nel continente africano.

Umberto Eco. Photograph: Eamonn McCabe/The Guardian

Il pensiero primitivo del giornalismo occidentale sull’Africa

Prendiamo la mappa e consideriamo la recente epidemia di Ebola in Sierra Leone, Guinea e Liberia. Questi Paesi sono più vicini alla Spagna che alla Tanzania, ma in Tanzania nel 2015 le prenotazioni alberghiere dei turisti sono calate del 50%, e invece in Spagna no. Perché? Soprattutto per via delle notizie giornalistiche prodotte dai media occidentali. Il giornalismo nei nostri Paesi, almeno quando parla di Africa, è basato su un pensiero magico, associativo, e per molti versi primitivo: l’Africa è un’entità unica, inscindibile, misteriosamente interconnessa. Le diversità, i distinguo, l’analiticità vengono applicate, quando avviene, solo alle vicende di casa nostra. Un breve e illuminante scritto della giornalista ugandese Nancy Kacungira sul sito della BBC fornisce qualche utile spiegazione e manda all’aria parecchi luoghi comuni. Ringrazio Fabio Feudo della segnalazione.

La veduta di Dar es Salaam è tratta da: http://www.busiweek.com

 

Ebola: i danni della psicosi

10 Dicembre 2014 Nessun commento

Un numero speciale della rivista “Africa e affari” si interessa dell’ebola. Puntando soprattutto sui danni economici, politici e sociali generati dalla cattiva informazione sul virus. Nell’editoriale si spiega:

“Trattiamo temi economici africani, ma conosciamo e amiamo il continente profondamente e vederlo ancora una volta trattato con sciatteria, superficialità e secondo stereotipi inaccettabili (soprattutto dai nostri media) ci ha spinto a realizzare una cosa completamente diversa. Questo numero spiega in modo semplice e intuitivo che l’Africa non è ebola, che l’epidemia interessa 3 paesi su 54, che da ebola si può guarire, che ebola si può fermare, che le principali capitali europee sono più vicine in linea d’aria di quelle dell’Africa orientale o dell’Africa australe. Spiegheremo a chiare lettere che i danni economici (basta pensare al settore del turismo, ma lo stesso trend lo riscontriamo anche in altri ambiti) e la paura – o meglio la psicosi figlia dell’ignoranza più semplice sia sulla malattia sia sull’Africa – stanno facendo più danni del virus.”

La veduta di Freetown è tratta da: http://factsabouthull.blogspot.it/2014/10/fact-42-hull-is-twinned-with-freetown.html

Ebola e stereotipi

22 Ottobre 2014 1 commento

Il re degli stereotipi sull’Africa è il pregiudizio che essa sia una entità unitaria e indistinta. Le vicende legate alla diffusione dell’Ebola hanno fatto riemergere con prepotenza questo stereotipo. Infatti, la stragrande maggioranza dei cittadini europei  (validamente sostenuti dalle generalizzazioni dei media e dagli slogan di alcune forze politiche dichiaratamente xenofobe) pensano che chiunque giunga “dall’Africa” sia un potenziale portatore del virus, indipendentemente dal Paese di provenienza. Non importa se si viene dal Mozambico, dall’Uganda o dalla Sierra Leone: tutti untori, in quanto “africani”. Un caso eclatante è quel che è successo a Fiumicino, ove qualche giorno fa una bambina non è stata fatta rientrare a scuola in quanto appena tornata da un viaggio con la famiglia in Uganda (Paese peraltro non a rischio), per il timore che diffondesse il virus. No comment, ma tanto da fare.

La foto è tratta da: http://www.enjoyuganda.info

Solidarietà diretta

1 Agosto 2014 2 commenti

Sono stato qualche giorno fa a Kinshasa (Municipalità di Mont Ngafula, in periferia), a visitare il dispensario gestito dalla ONG congolese CODES e sostenuta dalla Onlus “Lorenzo ChiAma il Congo”. Il piccolo ospedale è ancora in via di completamento, ma già pulsa di vita e di attività. Serve una comunità di persone che prima erano costrette a fare molti chilometri per accedere a cure mediche pur minimali. Il dispensario è gestito interamente da personale congolese, e il sostegno della Onlus italiana è svolto su uno schema di solidarietà diretta, direi: da comunità a comunità, da una realtà italiana specifica della provincia di Roma a una altrettanto specifica congolese, con una comunicazione diretta e una negoziazione intensa, pur tra tante difficoltà. Senza pietismi e paternalismi. Senza offrire sul palco mediatico sofferenze e volti infantili. Senza fare appello alla intermittente benevolenza basata sulle mere emozioni del momento, che sarebbe enormemente offensiva della dignità degli interlocutori congolesi. Una esperienza che mi ha fatto molto riflettere e che sostengo con piacere.

La foto del dispensario (luglio 2014) è mia

 

 

La strage silenziosa sulle strade africane

5 Settembre 2012 4 commenti

Tra le cause di morte prematura per i giovani africani, subito dopo l’HIV/AIDS, vi sono gli incidenti stradali. Ma non è solo, ovviamente, un problema dei giovani: la scarsa qualità delle strade (anche per mancanza di fondi), la carenza di politiche di monitoraggio dei rischi, di prevenzione ed educazione stradale, il mancato sviluppo di strutture sanitarie di emergenza sono alcuni dei fattori alla base di una strage silenziosa che causa circa 250.000 morti all’anno nell’Africa sub-sahariana, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una nota di Patricio V. Marquez sul blog “Africa can … end poverty” fornisce dati su questo problema e alcuni suggerimenti per affrontarlo.

La veduta di Monrovia è tratta da: http://www.myworldshots.com

Tabacco e diritti umani

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Attorno al tabacco in Kenya c’è una complicata matassa di problemi: lo sfruttamento del lavoro di minorenni e donne nelle piantagioni, la salute della popolazione (e dei ragazzi in particolare), l’aggressività del marketing, la manipolazione del corpo femminile nella pubblicità, e molto altro ancora. Un articolo di Richard Daynard, Rangita de Silva de Alwis e Ruth Oniang’o, pubblicato nella rivista online AJFAND, ha al suo centro il rapporto tra tabacco, diritti umani e modello di sviluppo, mettendo in fila le questioni aperte e le possibili soluzioni.

La foto è tratta da: http://article.wn.com

Telegrammi

26 Luglio 2009 1 commento

I saliscendi della malaria