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Post Taggati ‘radio’

Prevenire le crisi ambientali con il crowdsourcing

Cittadini, scienziati e tecnici lavorano sempre più insieme per prevenire le crisi ambientali, come siccità e inondazioni, e difendere o migliorare la produzione agricola. Anche in tanti paesi africani, ove si sono sperimentati metodi per raccogliere e gestire dati meteorologici, attraverso i media tradizionali (come la radio),  Internet e i social media. Esperienze importanti sono state fatte, ad esempio, dal progetto METAGRI,  della World Meteorological Organization (WMO), realizzato di recente in Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Ciad, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Repubblica di Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo. Una nuova tendenza in questo campo è quella di adottare il crowdsourcing, cioè la raccolta e la gestione di una gran mole di informazioni, provenienti da una vasta gamma di persone, sia esperti che cittadini comuni, per mappare e prevenire i rischi. E, come mostrano le recenti crisi ambientali  in Africa (che sono anche e soprattutto politiche, economiche e sociali) ci sarebbe molto da lavorare. In questo rapporto, che ho scritto con Gabriele Quinti, ci sono un po’ di notizie e suggerimenti sull’uso del crowdsourcing, specificamente nel campo delle inondazioni.

La foto è tratta da: http://spore.cta.int/en/

La radio resta il principale medium in Africa

Secondo varie fonti citate dall’UNESCO, la radio resta il principale mezzo di comunicazione nei paesi africani.  Sia in questo blog che in altri (come Sancara), ci si è soffermati varie volte sull’importanza di questo medium, che abbatte le spesso enormi distanze tra diverse comunità all’interno di un paese, o tra paesi diversi (ove magari si parla la stessa lingua): in positivo e anche in negativo (come è successo in occasione del genocidio in Ruanda). Le nuove tecnologie dell’informazione non potranno che rafforzare, sia pur modificandolo, il potere della radio.

La foto è tratta da: http://panoslondon.panosnetwork.org

Come non parlare dei bambini africani

La categoria dei “bambini africani” occupa un posto particolare nell’immaginario collettivo della gente del Nord del pianeta, e nella produzione dei media di ogni tipo. Ne ho parlato tante volte anche qua dentro. I bambini vengono dipinti come il simbolo chiave di tutti i numerosi problemi dell’Africa sub-sahariana e, in qualche modo, come l’emblema stesso di una presunta “africanità”. Ma questa, secondo alcuni, è una rappresentazione statica, incompleta, inadeguata, nonostante il fatto che i bambini siano i primi ad essere colpiti dai mali che affliggono questo continente. Lo afferma, in un suo articolo, Maria Hengeveld, di Children’s Radio Foundation, una organizzazione non profit di Città del Capo che punta a rendere i bambini attivi narratori e interpreti della loro vita.

La foto è tratta da: http://bambini.guidone.it/

 

L’Autre Afrique

20 Gennaio 2011 1 commento

Lilongwe

“L’Autre Afrique” è uno strepitoso progetto fotografico che vuole combattere alcuni pregiudizi sull’Africa. Il responsabile è Philippe Sibelly, marsigliese cosmopolita. Il progetto ruota attorno a tre temi: i professionisti della classe media africana; le immagini notturne di città africane; i ritratti di dj radiofonici africani. L’Africa non è solo questo, ma è anche questo. Per saperne di più, si può leggere questa recente intervista a Sibelly.

La veduta di Lilongwe è tratta da: www.skyscraperciy.com

La radio della comunità di Donga Mantung

2 Febbraio 2009 1 commento

Giocatori di colore vanno avanti

2 Luglio 2006 8 commenti

Troppo facile, adesso che la Francia ha eliminato il Brasile ai mondiali di calcio, prendersela con Beppe Bergomi: aveva detto in una radio, qualche giorno fa, che "la Francia balbetta perché ha troppi giocatori di colore". Adesso, con gli stessi giocatori, non balbetta più. Ma anche se avesse vinto il Brasile, di bianchi questa squadra ne aveva pochini. Allora? Consiglio un salutare, meditativo, silenzio. Se alla radio il silenzio è obiettivamente impraticabile, che parli solo il radiocronista, limitandosi a descrivere passaggi, tiri e gol, se gli riesce. In alternativa, c’è tanta musica altrove.

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Radio Mille Colline

6 Giugno 2006 5 commenti

Ieri l’Agenzia MISNA ha riferito che Joseph Serugendo è stato condannato a sei anni di carcere dal Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tpir). Serugendo è l’ex-direttore dell’emittente radiofonica e televisiva ruandese ‘Mille Collines’, nota (non abbastanza) per aver incitato all’odio etnico durante il genocidio del 1994 in Rwanda. Si noti, per inciso: non hanno condannato un leader etnico con lancia, scudo e gonnellino, oppure uno stregone, ma un funzionario di una emittente radiofonica. A costo di ripetermi, per capire l’Africa di oggi è bene fare i conti con tutti gli aspetti del rapporto tra modernità e tradizione, nessuno escluso.

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Rwanda: la radio e il genocidio

8 Aprile 2006 3 commenti

Il genocidio in Ruanda, di cui ricorre il tristissimo anniversario, fu preparato e gestito, non da sovversivi o da improvvisati leader tribali, ma da una classe di burocrati dell’etnia Hutu. Questi garantirono all’operazione una razionalità e una accurata pianificazione che richiama, come aiuta a ricordare Abram de Swaan, l’Olocausto degli ebrei. Strumento principe della campagna di odio verso i Tutsi fu la radio. Fa impressione leggere queste parole, scritte qualche anno prima di quegli eventi da un funzionario della radiodiffusione nazionale: "(…) C’est pourquoi j’ose espérer que la communication sociale, une fois purifiée et dynamisée, rendra le Rwandais plus mobile dans la recherche de son identité nouvelle" (A. Rukebesha, "Esoterisme et communication sociale", Kigali 1985)

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Il capo villaggio e il debito estero

4 Maggio 2005 2 commenti

Ricordo, 18 anni fa, una conversazione con alcuni anziani del villaggio di Gandou Ngoriba, in Niger. Mi manifestavano, motivandola, la loro apprensione per il conflitto Iran-Irak (altri tempi…) e per le scelte degli Stati Uniti circa il debito estero dei Paesi in via di sviluppo. Era da tempo che seguivano questi temi per radio, e che ne discutevano tra loro. A Gandou Ngoriba, una località di circa 600 abitanti, c’erano almeno 15 apparecchi radiofonici, e chi li possedeva si sintonizzava sulla radio nazionale, certo, ma anche su BBC, radio Mosca e radio tedesche e statunitensi (che avevano trasmissioni internazionali in lingua hausa), su Radio France Internationale, su Radio Kaduna (Nigeria), Africa 1 e tante altre. Insomma, anche allora, la gente di quel posto lontano, che vi sfido a trovare su una carta geografica, era collegata a dinamiche comunicative globali.

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Il fenomeno radio

4 Dicembre 2004 10 commenti

Nel 1993, in Africa Occidentale, le radio erano una quarantina. All’inizio del 2001 erano diventate 426, tra emittenti governative, comunitarie e associative. Un fenomeno straordinario, afferma Diana Senghor, dell’Istituto Panos – Africa Occidentale. Al di là dei numeri, è la diversificazione che fa impressione, così come il radicamento nelle diverse aree territoriali, anche nelle campagne. Queste radio offrono un contributo notevole per la democratizzazione: danno voce a chi non l’aveva, fanno discutere su temi nuovi persone che prima non si parlavano (ad esempio, gli eletti e gli amministrati), diffondono informazioni e competenze, creano nuovi legami sociali e nuove forme di impegno (ad esempio, in forma di volontariato o di sponsorizzazione da parte di imprenditori). Non mancano i problemi, naturalmente: di qualità, di formazione dei programmisti, di mezzi. Ma è un fenomeno da seguire con attenzione, perché mostra un’Africa (non solo quella dell’Ovest, è ovvio) che cambia, silenziosamente e rapidamente. Il testo di Diana Senghor è reperibile nel sito della FAO, a questo indirizzo: www.fao.org/documents/show_cdr.asp?url_file=/docrep/003/x6721f/x6721f36.htm

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