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Post Taggati ‘paternalismo’

Una campagna contro l’uso delle immagini di bambini africani per la raccolta fondi

24 Novembre 2015 Nessun commento

“Anche le immagini uccidono” è una campagna per la dignità dei bambini africani, e contro l’uso improprio della loro immagine a fini di raccolta fondi. E un tema a me particolarmente caro, da tanto tempo, e in questo blog ne ho spesso parlato, ad esempio qui, qui o qui. Quindi mi fa molto piacere che qualcuno se ne occupi, e in modo così concreto e capillare. Ringrazio in modo particolare gli amici Kossi Amékowoyoa Komla-Ebri e Fortuna Ekutsu Mambulu per il loro impegno speciale.

La foto è tratta da: http://www.tandem-wacren.eu

 

 

Bambini di serie A e bambini di serie B

L’annosa discussione sull’uso e l’abuso delle immagini dei bambini africani ha visto una nuova puntata. Sulla rivista “Africa”, un editoriale di Pier Maria Mazzola e Marco Trovato aveva puntato il dito su una campagna di raccolta fondi di Save the Children, che al di là delle migliori intenzioni tende a riproporre antichi e pericolosi clichés coloniali. Senza contare che nell’uso delle foto dei bambini africani non vengono applicati gli stessi principi etici che valgono a casa nostra. Ne è sorta una lunga polemica, di cui qui si possono cogliere alcuni passaggi. Un aspetto trascurato in questa polemica è il fatto che un grave effetto collaterale della presenza abnorme di tali immagini compassionevoli nei nostri media omette completamente l’esistenza di un’Africa adulta, e di validissimi attori africani (politici, sindacali, non governativi, imprenditoriali, della ricerca) che vanno sostenuti in un dialogo alla pari, non ostacolati, ignorati o bypassati.

La foto di Kevin Amunze (courtesy IBM research Africa) è stata ripresa dal sito:   http://edition.cnn.com/2014/04/25/world/africa/stunning-photos-africa-ibm/

Best aid parodies

22 Dicembre 2014 Nessun commento

Da tempo, nel mondo delle organizzazioni di volontariato e della solidarietà internazionale sono cominciati a circolare filmati e documenti ironici e autoironici sul modo in cui spesso si intende l’impegno a favore dei popoli africani. In clima natalizio, non guasta dunque dare un’occhiata a un servizio del Guardian su questo argomento, corredato da video per lo più (tragicamente) esilaranti. E tanti auguri a chi legge!

L’immagine SAIH è tratta da www.theguardian.com

Diaspora africana e nuovi esperimenti informativi

5 Settembre 2013 Nessun commento

In merito alla polemica sulla trasmissione  RAI “The Mission”, in via di preparazione (un programma di sensibilizzazione sui campi profughi in alcuni Paesi africani, con il coinvolgimento di alcuni “VIP”), è sorprendente il fatto che nessuno, sino ad oggi, si fosse preoccupato di conoscere i pareri della diaspora africana in Italia. Lo ha fatto Marco Pugliese di African Voices, che mi ha chiesto di leggere e presentare, in un apposito articolo, alcune opinioni raccolte.

Quanto emerge, al netto delle critiche, delle polemiche e dei fuochi incrociati, è la profonda stanchezza di questi africani che vivono nel nostro Paese di fronte al modo prevalente in cui i loro popoli vengono, da decenni, ritratti e raccontati, soprattutto quando la finalità è quella della raccolta di fondi: informare per stupire, emozionare, per suscitare una generosità che diventa sempre più estemporanea e, in prospettiva, sempre meno motivata e duratura, come immagino direbbe anche Massimo Coen Cagli, grande esperto in questo campo.

La foto è tratta da: http://atlante.unimondo.org

Effetti perversi del turismo umanitario

 

Il “turismo umanitario”, in buona sostanza, prova a coniugare il viaggio in posti esotici con la conoscenza di situazioni di difficoltà sociale e l’azione di tipo solidaristico o caritatevole. Certamente migliore di altre forme di turismo che provocano spreco di risorse, distruzione dell’ambiente locale e piccoli “scontri di civiltà”, anche il turismo umanitario può avere spesso  effetti perversi, che è bene identificare: paternalismo, induzione al mendicare, addirittura diffusione di carie presso i bambini (con la distribuzione di caramelle in posti dove non ci sono dentisti), piccole truffe. Ne parla, con molta efficacia, Enrico Fiorini nel suo blog Nyamilima, ove presenta alcune riflessioni, corredate da reperti (per lo più inquietanti) tutti da leggere.

La foto è tratta da: http://turistipercaso.it

 

Media statunitensi e immagine dell’Africa

L’immagine dell’Africa nei media statunitensi è al centro di una ricerca di Stella Maris Kunihira, non recente, ma da ricordare. Anche perché mostra almeno due cose importanti: a. quanto siano lunghi (lunghissimi) i tempi necessari per cambiare mentalità e modi di operare degli operatori della comunicazione; b. la correlazione che esiste tra l’enfatizzazione dei problemi dei popoli africani e l’attuazione di strategie assistenzialistiche e paternaliste da parte di organismi governativi e non governativi dei Paesi occidentali. L’autrice conclude, infatti, affermando che: “The results clearly show that American media has not changed its coverage of the African news for the last eighteen years. There is a persistence of stereotypical images that continue to impact the self-esteem of African people and people of African ancestry. One possible explanation for the data is that the more the problems, the more attention and assistance Africa receives.  The data reveals little about Africans helping Africans giving the impression that Africans are powerless and dependent entirely on the Western countries, thus giving Westerners a continued sense of superiority.”

La veduta di Accra (monumento a Kwame Nkrumah) è tratta da: http://www.skyscrapercity.com

 

Binyavanga Wainaina: Africa’s international image

24 Aprile 2012 2 commenti

A writer from Kenya , whom I appreciate, is back  on the BBC‘s website to write about the image of Africa with his usual smartness.

 

Viewpoint: Binyavanga on why Africa’s international image is unfair

Let us imagine that Africa was really like it is shown in the international media.

Africa would be a country. Its largest province would be Somalia.

Bono, Angelina Jolie and Madonna would be joint presidents, appointed by the United Nations.

European aid workers would run the Foreign Affairs Office, gap year students from the UK the Ministry of Health and the Ministry of Culture would be run by the makers of the Kony2012 videos.

Actual Africans would live inside villages sesigned by economist Jeffrey Sachs.

Those villagers would wear wholesome hand-made ethnic clothing, dance to wholesome ethnic music and during the day they would grow food communally and engage in things called income-generating activities. Prosegui la lettura…

Il fardello dell’uomo bianco

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Una immagine efficace colpisce più di mille parole. Vero. Infatti, il breve video che ha accompagnato la campagna “Un mese per la vita” ha probabilmente rafforzato i pregiudizi (solidaristici o razzisti, non importa) di chi crede che gli africani siano gente sostanzialmente incapace di risolvere i propri problemi. La campagna ha avuto finalità alte e nobili, e sicuramente avrà avuto impatti importanti, ma i pubblicitari potrebbero, forse, fare meglio il loro mestiere: offendere gli africani (specialmente quelli immigrati in Italia) non è un effetto collaterale trascurabile. E questo, ovviamente, non vale solo per la campagna che ho qui citato.

La foto dell’aeroporto di Accra è tratta da:  www.dailymail.co.uk

L’Africa come opportunità

5 Luglio 2009 2 commenti

Uzodinma Iweala

1 Agosto 2007 2 commenti

Su La Repubblica del 31 luglio, è stato pubblicato un articolo di un giovane scrittore americano-nigeriano, Uzodinma Iweala. L’articolo è  intitolato "Caro Occidente smetti di salvare l’Africa", e sta suscitando salutari polemiche.Nel testo si fa riferimento all’"umanitarismo sexy" delle star della pop music o del cinema, ma anche al pericolo di neo-colonialismo che si cela dietro tante altre iniziative umanitarie. Iweala afferma, tra l’altro: "Non c’è un solo africano che come me non apprezzi gli aiuti provenienti dal resto del mondo. Ma ci chiediamo fino a che punto quest’aiuto sia genuino, o se non venga dato nello spirito dell’affermazione di una superiorità culturale". E aggiunge: "Come mai l’impegno per l’Africa di Bono o Angelina Jolie sono oggetto di smisurate attenzioni, mentre l’opera di africani come Nwankwo Kanu o Dikembe Mutombo è praticamente ignorata? E come si spiega che in Sudan le esibizioni da cow boy di un diplomatico Usa di medio livello ricevano più attenzione degli sforzi di numerosi Paesi dell’Unione africana, che hanno inviato aiuti alimentari e truppe, e si sono impegnati in negoziati estenuanti nel tentativo di raggiungere un accordo tra le parti coinvolte in questa crisi?
Due anni fa ho lavorato in Nigeria in un campo di accoglienza per profughi interni, sopravvissuti a una rivolta che ha causato un migliaio di morti e circa 200.000 rifugiati. I media occidentali, fedeli alla solita formula, hanno riportato le notizie delle violenze, ignorando però gli interventi umanitari in favore dei superstiti da parte dello Stato e dei governi locali, che non hanno potuto contare su molti aiuti internazionali. In molti casi gli assistenti sociali hanno speso, oltre al loro tempo, anche una parte del loro salario per soccorrere i connazionali in difficoltà. Questa è la gente che lavora per la salvezza dell’Africa, come tanti altri in tutto il continente, senza alcun riconoscimento per il loro impegno."

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