Archivio

Post Taggati ‘modernità’

Middle class in Africa

Che esista una classe media nei Paesi africani è un dato di fatto incontrovertibile, anche se per anni è stato ignorato, sia dal mondo della ricerca che da quello dei media. In questo blog ne abbiamo parlato varie volte. E’ altrettanto vero che sulle caratteristiche e sulla quantificazione di tale classe media si stanno accumulando dati, statistiche, interpretazioni di diversa origine e impostazione, che spesso, a detta di alcuni, sconfinano nella creazione di una nuova mitologia. Henning Melber, docente di scienze politiche all’Università di Pretoria, ad esempio, critica quegli economisti che semplicemente definiscono come appartenenti alla classe media coloro che guadagnano (o spendono) tra i 2 e i 10 dollari al giorno. Ma quali sono i criteri per definire e studiare la classe media, specialmente nel contesto africano? L’adesione a valori democratici e progressisti? L’attitudine a promuovere il cambiamento economico e sociale? Una spesa maggiormente orientata a servizi e prodotti immateriali? O cos’altro? E inoltre, anche considerando solo i parametri economici, in questo momento storico la classe media sta aumentando o diminuendo? Tutti interrogativi che Melber pone sul piatto, per invitarci a pensare, e possibilmente ad andare oltre  i luoghi comuni, anche se di nuovo conio.

 

(ringrazio Michele Citoni per la segnalazione di questo articolo)

La foto, scattata in un negozio di Soweto, è tratta da: http://thisisafrica.me/african-middle-class-betrays-nothings-black-consciousness-pan-africanist-ideology/

 

Savoir et savoir-faire africains

Il sapere, il saper-fare, la formazione, l’istruzione possono diventare un fattore chiave per lo sviluppo sostenibile delle società africane. Nell’archivio della CADE (una vera miniera), tra i numerosi contributi, ve ne è uno dedicato proprio a questo tema. Nell’intreccio tra tecnologia moderna, saperi artigianali, arte, spiritualità, saggezza c’è forse una chiave per affrontare il futuro dei popoli africani. Ma bisogna creare le condizioni politiche, economiche e sociali perchè questo sia possibile, e in questo molti attori (ognuno nel loro campo) possono giocare un piccolo o grande ruolo.

La foto è tratta da: http://www.art-afrique.net/

Una testimonianza dal Ruanda

28 Luglio 2013 6 commenti

Per combattere il razzismo, occorre valorizzare le differenze e anche mettere in luce le similarità tra i popoli. In questo gioco di differenze e similarità possono emergere le cose che reciprocamente siamo in grado di imparare, senza pregiudizi. Stefano Anselmo, uno dei più grandi truccatori del mondo e profondo conoscitore delle culture africane, ha diffuso questa sua testimonianza dal Ruanda. Con semplicità ed efficacia, Anselmo prova a smontare qualche radicato pregiudizio, al di là di tutte le considerazioni geo-politiche che si possono e si devono fare su questo Paese (e che sono state fatte altrove, in questi ultimi anni). Ecco il testo:

 

UNA LEZIONE DI CIVILTA’ PER L’ITALIA (e non solo)
Guardate la foto:

 

aiuole perfette, bordi delle strade perfettamente dipinti in bianco e nero, auto nuove e di qualità. Non è Lugano, non è Ginevra; è Kigali la capitale del Rwanda dove Kagamè (visionario positivo) ha fatto delle scelte che hanno trasformato in 10 anni un paese che si era appena ripreso dal Genocidio, in uno stato modernissimo, proiettato verso il futuro, abitato da 80% di giovanissimi. Qui lo studio è obbligatorio e viene sostenuto; università compresa, l’assistenza sanitaria è ovunque, donne e uomini godono degli stessi diritti e doveri (e si vede ovunque nel comportamento della gente: non ho mai assitito a fenomeni di gallismo all’italiana, anche se contenuto; nei mezzi di trasporto strapieni la commistione è totale ma estremamente rispettosa). In Rwanda sono vietati i sacchetti di plastica che inquinano (te li sequestrano alla Dogana), ma sono obbligatoriSSimi i caschi per le moto; qui NESSUNO va in giro senza casco e le moto sono numerosissime perché esiste una “variante di Taxi-moto” guidata da ragazzini ligi e prudenti; i semafori non hanno il giallo ma un cronometro decrescente e lampeggiante; sono lampeggianti anche le segnaletiche orizzontali inserite nell’asfalto dei grandi incroci, AVANZATISSIMI tecnologicamente (internet, telefonia ecc). A scuola fin da piccoli studiano 3 lingue, il kyniarwanda, l’inglese e il francese che è oggi la lingua favorita voluta da Kagamè. L’ultimo sabato mattina di ogni mese, ogni attività si ferma e tutti (ma proprio tutti) si occupano del loro quartiere a seconda delle necessità (pulizia ristrutturazione strade o altro): questo sviluppa il senso della proprietà pubblica e fa sì che ogni cittadino usi più attenzione per la cosa pubblica per non doverci faticare “troppo” il sabato successivo. Abile, no?    (Stefano Anselmo)

 

La veduta di Kigali è tratta da: http://helainainrwanda.files.wordpress.com

 

 

La classe media in Sudafrica

3 Maggio 2013 1 commento

La classe media, in Sudafrica, è raddoppiata negli ultimi 8 anni. E tra le sue maggiori voci di spesa vi è l’educazione. Un recente studio dell’Università di Cape Town getta ulteriore luce su un fenomeno emergente che molti sottostimano, non vedono, o rifiutano di vedere. Grazie a Silvio Favari della segnalazione.

La veduta di Cape Town è tratta da: www.airpano.com

 

 

 

Lo smartphone congolese di VMK

Non ci credeva nessuno. Un’impresa congolese nata nel 2009, chiamata VMK  (dalla parola Vumbuka, che in lingua kikongo significa “risvegliatevi”), ha progettato e realizzato un tablet e uno smartphone altamente concorrenziali. Lo smartphone si chiama, in lingua lingala, “Elikia”, che vul dire “speranza”, ed è stato elaborato dal  Chief Executive Officer di VMK, Verone Mankou, un giovane di 27 anni. Il fatto che i prodotti siano “Made in China” ha indotto in errore molti, ma questi strumenti sono stati proprio pensati in Congo, anche se fabbricati altrove, per le note difficoltà politiche ed infrastrutturali del paese africano. Non aggiungo ulteriori commenti, salvo farsi un giro nel sito della VMK.

La foto di Verone Mankou con il suo smartphone è tratta da: http://www.cp-africa.com

 

La strage silenziosa sulle strade africane

5 Settembre 2012 4 commenti

Tra le cause di morte prematura per i giovani africani, subito dopo l’HIV/AIDS, vi sono gli incidenti stradali. Ma non è solo, ovviamente, un problema dei giovani: la scarsa qualità delle strade (anche per mancanza di fondi), la carenza di politiche di monitoraggio dei rischi, di prevenzione ed educazione stradale, il mancato sviluppo di strutture sanitarie di emergenza sono alcuni dei fattori alla base di una strage silenziosa che causa circa 250.000 morti all’anno nell’Africa sub-sahariana, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una nota di Patricio V. Marquez sul blog “Africa can … end poverty” fornisce dati su questo problema e alcuni suggerimenti per affrontarlo.

La veduta di Monrovia è tratta da: http://www.myworldshots.com

Donne musulmane, nuovo velo e spazio pubblico

15 Aprile 2012 1 commento

Ho letto con grande interesse la recensione di Khedidja Mokeddem al libro “Hijâb : nouveaux voiles et espaces publics”, di Mohamed Kerrou (edizioni Cérès, Paris, 2010). L’autore segnala la diffusione di un nuovo velo, un velo moderno, e il suo legame con l’aumento di potere, sociale e politico, delle donne musulmane nella sfera pubblica. Dalle parti nostre sappiamo (o capiamo) decisamente poco queste cose, ma faremmo meglio a informarci. La recensione è contenuta nell’“Africa review of books” del settembre 2011.

La foto è tratta da: http://ta7t-essour.forumchti.com/

 

Punk in Africa

31 Dicembre 2011 1 commento

Il movimento Punk in Africa è, ovviamente, sconosciuto, persino agli addetti ai lavori. Perciò sono grato a Fabrizio Casavola per la sua ennesima segnalazione: un documentario dedicato a questo fenomeno, dagli anni ’70 in poi, diretto da Keith Jones e Deon Maas, che si è concentrato soprattutto su esperienze in Sudafrica, Mozambico e Zimbabwe. Alcune band segnalate dal sito dedicato al documentario sono: National Wake, Wild Youth, Asylum Kids, Suck, Power Age, The Dynamics, The Genuines, Koos, Hog Hoggidy Hog, Swivel Foot, 340ml, Sibling Rivalry, The Rudimentals, Evicted, Fokofpolisiekar, Fuzigish. Un mondo a parte, ma non troppo.

Buon 2012 a chi passa di qui (e anche a chi non ci passa).

La foto è tratta da: http://www.dokweb.net/en/documentary-network/articles/film-of-the-week-punk-in-africa-1686/

 

Il melting pot musicale ad Addis Abeba

28 Novembre 2011 1 commento

Ho ricevuto dall’africanista e musicista Gianmarco Mancosu, attualmente ad Addis Abeba, una breve nota, molto interessante, sulla musica etiopica oggi: una testimonianza di prima mano sulle nuove forme di convivenza, mescolanza, integrazione tra elementi tradizionali ed elementi moderni in campo musicale.

 

Sounds of Addis

di Gianmarco Mancosu

Passeggiando per Addis Abeba una delle prime cose che colpisce è il fatto di essere circondati da suoni e musiche tra loro contrastanti: le melodie dei riti copti si incrociano con quelle musulmane, spesso sovrastate dalle canzoni pop che i vari negozietti sparano a tutto volume attraverso vecchi amplificatori posti sulla strada.
In questa città internazionale e piena di contrasti la scena musicale è viva e originale, con sonorità oscillanti tra modelli contemporanei e commerciali e il mantenimento di tratti originari e indigeni.  Questo interessante mix di influenze è alla base della musica contemporanea etiopica, che pulsa da ogni locale della città. Nei ristorantini “habesha” si possono ascoltare le musiche della tradizione suonate magistralmente con gli strumenti storici: con un orecchio attento si percepiscono sezioni ritmiche con ascendenze più spiccatamente del sud del Paese in cui percussioni decise e coinvolgenti fanno da base alle melodie degli strumenti a corda e delle voci che hanno una riconoscibile discendenza dal mondo musicale mediterraneo e medio-orientale.
Il melting pot sonoro si percepisce anche nella musica contemporanea che si ascolta dappertutto: nelle strade, nei taxi, nei baretti e nei locali notturni.
Colpisce la qualità dei musicisti e della musica che viene offerta nei più vari contesti: dal piano bar dell’affollatissimo ristorante per famiglie al concerto live nel club più alla moda si trova una grande attenzione verso l’esecuzione e verso la resa sonora.
In genere nei locali in cui si può trovare live music i musicisti sono fissi durante lo show e si alternano i cantanti che interpretano due o tre canzoni a testa: cambio di generi e di stili, si passa dal reggae al funky, dal pop al jazz fino agli U2 e a Janis Joplin, con grande coinvolgimento degli ascoltatori.
La scena reggae è molto viva: la canzoni di Bob Marley, ma anche quelle di Teddy Afro e di Sidney Salomon sono quasi degli inni nazionali non solo per la grande comunità Rastafariana presente tra Addis Abeba e Shashamane, ma per molte altre persone che vedono nell’immancabile richiamo ad Haile Selassie (presente in molti testi e visto dai Rastafariani come la seconda incarnazione del Messia) come la bandiera dell’orgoglio nazionale.
Molto interessanti sono quei contesti nei quali si possono ascoltare le “canzoni del momento”, spesso brani ballabili e ritmati che catturano l’attenzione del pubblico attraverso intricate sezioni ritmiche, giri di basso rotondi e ricchi di groove, sezioni di fiati pungenti e melodie orecchiabili. Alle orecchie musicali occidentali tutto ciò appare fresco e originale e il pubblico etiopico tributa ai propri idoli lunghi applausi e scene da “top of the pops”.
Ogni locale ha un palchetto e un impianto audio, segno questo che la musica è elemento fondamentale delle serate in città, e soprattutto la musica suonata si difende ancora egregiamente dalle invasioni dei DJ e dei computer.
Alcuni locali cult come il Jazzamba sono il punto di riferimento per serate di buon jazz (o ethio-jazz) che assume colori vivi e coinvolgenti, mai fermo ad uno sterile virtuosismo ma che anzi coinvolge il pubblico di esperti e non.
Nei grandi alberghi internazionali spesso gli aperitivi sono accompagnati da musica dal vivo, le scuole di musica come la Yared organizzano concerti di Liszt che registrano il tutto esaurito, così come alta è la partecipazione agli eventi organizzati dai vari istituti di cultura internazionali presenti in città.
Più di altri elementi, l’aspetto musicale pare riassumere al meglio le peculiarità dell’Etiopia: la nazione, così come la sua musica, va modernizzandosi velocemente, guardando tuttavia sempre alle proprie tradizioni. La convivenza di stili e di generi e il loro mescolamento in risultati originali riflette la convivenza tra religioni ed etnie presenti nel Paese, differenze che a mio parere vengono accentuate più da volontà politiche che da predisposizioni umane e sociali.
La musica qui è ancora un’arte da difendere, e crea momenti di bellezza che si possono ritrovare nei più svariati contesti, dal rito copto coi sui tamburi e le melodie cantilenate alla serata tra amici nel pub in cui ci si diverte davanti ad una birra. Ogni melodia scandisce la giornata, i periodi dell’anno e tutta l’esistenza, e l’amore della gente verso la musica è parallelo alla loro voglia di normalità e di vita che si respira qui ad Addis.

 

Nella foto: The Police Band (Etiopia), 1962, da: http://www.tadias.com/

Ancora sulla classe media nei Paesi africani

10 Maggio 2011 1 commento

gambia_beach_resort

Commercianti, piccoli imprenditori, operatori turistici, istruttori sportivi. Sono tra le categorie ritratte dal fotografo Philippe Sibelly nel suo progetto “The Other Africa”, di cui ho già parlato tempo fa. Le sue foto sono state pubblicate nel sito della BBC, a commento di uno studio dell’African Development Bank, secondo il quale un cittadino africano su tre è classificabile come appartenente alla classe media. Certamente, con standard molto diversi dai nostri, e con situazioni profondamente differenziate a seconda dei Paesi. Uno studio che sta facendo discutere, ma che punta l’attenzione su fasce di popolazione africana raramente al centro dell’attenzione di studiosi, media, decisori.

La foto di un impianto turistico in Gambia è tratto da: http://charmingdestination.com