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Post Taggati ‘iconografia’

Utopie e isole in Africa

29 Settembre 2017 Nessun commento

L’isola di Bulama fu il luogo di un sogno. Quello dell’anti-abolizionista Carl Bernhard Wadström, vissuto nel XVIII secolo, il quale progettava di costituire, in quest’isola della costa occidentale dell’Africa, una comunità (una colonia) libera e felice. Ne parla il volume “Islands in History and Representation” (a cura di di Rod Edmond e Vanessa Smith – Routledge 2003). Il progetto non si realizzò, ma è una testimonianza del fatto che le isole africane sono, da secoli, oggetto di un doppio immaginario che si incrocia: quello di un’Africa lontana, esotica, primitivamente gentile, e quello delle isole, percepite come territori limitati, conchiusi, facilmente controllabili e gestibili, ove si può tentare con maggiore facilità qualsiasi esperimento sociale e qualsiasi utopia.

La foto di Bulama è tratta da: http://trip-suggest.com

L’Africa dei desideri

L’Africa è molte cose: tanti Paesi, società, culture, lingue storie. Una realtà plurale, complessa, dinamica, contraddittoria, irriducibile a facili schemi. Ma schematizzare è quel che, in Occidente, si è sempre fatto e, con poche eccezioni, si continua a fare. Tra i tanti meccanismi dell’immaginario occidentale sull’Africa ce ne è uno che mi ha sempre colpito: la proiezione dei nostri desideri. Intendo dire che l’Africa, da molti, è spesso stata, ed è tuttora considerata, come il luogo par excellence ove si ritiene si possano realizzare le nostre istanze (a seconda dei casi e dei gusti) di una vita genuina, autentica, libera da vincoli, istintiva, essenziale, affettuosa. O dove si ritiene che si possano ancora attuare, o tentare, tante esperienze che non siamo riusciti a fare a casa nostra, come la ricerca di un autentico senso comunitario o la solidarietà tra persone. Insomma: spesso non cerchiamo di accostare le società e i popoli africani per l’intera gamma di quel che sono, ma solo per quegli specifici aspetti che desideriamo noi. A volte questi desideri sono soddisfatti, ma guai se poi le cose non risultano essere proprio così, o soltanto così; questo provoca conseguenze sul piano del disincanto, del rifiuto, o di quella specie di razzismo che viene inevitabilmente fuori da esperienze spontaneistiche, non preparate e non gestite, di incontro interculturale.

La foto è tratta da: http://www.projects-abroad.it/paesi/volontariato-in-togo/

 

 

Quanto è cambiata l’iconografia sull’Africa?

31 Dicembre 2016 Nessun commento

Ho digitato “Africa” su Google, sezione Immagini. Questo utilissimo quanto implacabile motore di ricerca  suggerisce, in prima battuta, 4 categorie di foto, con 4-5 esempi di foto per ciascuna categoria: “Africa e paesaggi” (praticamente panorami e animali), “Africa fisica” (mappe), “Africa bambini”, “Africa persone” (ancora bambini e anche donne con … bambini). Scorrendo i suggerimenti per categoria, vi sono anche “Africa Paesaggi Poveri”, “Africa Bambini Sorridenti”, “Bambini Africani Bellissimi Occhi”) e simili.  Poi, sotto, la pagina generale delle immagini, con una sfilza – ancora –  di mappe, panorami, persone (qui la variabile in più è rappresentata da gente in costume tradizionale e da guerriglieri) e poco altro. Dopo quasi 13 anni che ho aperto questo blog, l’iconografia ricorrente sul continente africano non sembra cambiata granché. Certamente, tale iconografia dice qualcosa sull’Africa, ma molto di più su chi la guarda e la rappresenta. Forse oggi è cambiata un poco, invece, la narrazione complessiva sull’Africa, specie grazie all’opera di tanti intellettuali africani, anche espatriati. Molto sforzo di informazione (o meglio, di contro-informazione) viene fatto, oggi più di ieri, anche sulla spinta dei nuovi conflitti che sconvolgono il continente e dei fenomeni migratori internazionali. Ma c’è ancora molto da fare: conclusione scontata, ma inevitabile, come premessa agli auguri di un buon 2017 per tutti, e soprattutto per chi ne ha più bisogno.

La foto è tratta da   www.lifegate.it     Photo credit: SIA KAMBOU/AFP/Getty Images

 

 

Una campagna contro l’uso delle immagini di bambini africani per la raccolta fondi

24 Novembre 2015 Nessun commento

“Anche le immagini uccidono” è una campagna per la dignità dei bambini africani, e contro l’uso improprio della loro immagine a fini di raccolta fondi. E un tema a me particolarmente caro, da tanto tempo, e in questo blog ne ho spesso parlato, ad esempio qui, qui o qui. Quindi mi fa molto piacere che qualcuno se ne occupi, e in modo così concreto e capillare. Ringrazio in modo particolare gli amici Kossi Amékowoyoa Komla-Ebri e Fortuna Ekutsu Mambulu per il loro impegno speciale.

La foto è tratta da: http://www.tandem-wacren.eu

 

 

Bambini di serie A e bambini di serie B

L’annosa discussione sull’uso e l’abuso delle immagini dei bambini africani ha visto una nuova puntata. Sulla rivista “Africa”, un editoriale di Pier Maria Mazzola e Marco Trovato aveva puntato il dito su una campagna di raccolta fondi di Save the Children, che al di là delle migliori intenzioni tende a riproporre antichi e pericolosi clichés coloniali. Senza contare che nell’uso delle foto dei bambini africani non vengono applicati gli stessi principi etici che valgono a casa nostra. Ne è sorta una lunga polemica, di cui qui si possono cogliere alcuni passaggi. Un aspetto trascurato in questa polemica è il fatto che un grave effetto collaterale della presenza abnorme di tali immagini compassionevoli nei nostri media omette completamente l’esistenza di un’Africa adulta, e di validissimi attori africani (politici, sindacali, non governativi, imprenditoriali, della ricerca) che vanno sostenuti in un dialogo alla pari, non ostacolati, ignorati o bypassati.

La foto di Kevin Amunze (courtesy IBM research Africa) è stata ripresa dal sito:   http://edition.cnn.com/2014/04/25/world/africa/stunning-photos-africa-ibm/

Scene da un matrimonio neo-coloniale

16 Dicembre 2014 Nessun commento

Da qualche giorno si discute, in rete, della prassi di organizzare matrimoni in ambiente esotico, con animali feroci, vestiti da safari, e gli immancabili indigeni rigorosamente in atto deferente, in pose di servizio, o semplicemente sullo sfondo. Tutto è nato da un articolo dell’Huffington Post, in cui si parla degli scatti matrimoniali del fotografo australiano Jonas Peterson, ambientati in Kenya. Stilisticamente e tecnicamente impeccabili, ma se ci fosse bisogno di spiegare che la fotografia non è mai un atto neutrale, questo sarebbe certamente un bell’esempio. L’iconografia che viene richiamata in modalità automatica è quella del “buon vecchio tempo coloniale”, che rimanda a sua volta a significati più stratificati nelle nostre culture e nella nostra stessa etologia (la conquista territoriale, l’opposizione nero-bianco, il controllo del diverso, la vittoria dell’ordine sul caos, ecc.).  I fruitori di questi tipi di servizi fotografici (in primis gli sposi e i parenti) possono avere un grado di coscienza di ciò che stanno facendo che varia dalla colpevole inconsapevolezza al razzismo esplicito. Certo non è un bello spettacolo.

Grazie a Cristina Sebastiani della segnalazione!

La foto di Jonas Peterson è tratta dal sito “Narrazioni differenti”, che a sua volta ospita un post sul tema: http://narrazionidifferenti.altervista.org/scene-da-un-matrimonio-colonialista 

Images du passé en Afrique de l’Ouest

21 Novembre 2014 Nessun commento

Le site “Images du passé en Afrique de l’Ouest” présente, depuis 2006, des centaines de cartes postales et photos anciennes du Sénégal,  du Soudan français, de Guinée, de Côte d’Ivoire, de Haute-Volta, de Gold Coast, du Togo, Dahomey, Niger, Tchad et Cameroun.  Accompagnées de leurs légendes originales et de commentaires sur leur contexte historique ou de références littéraires sur le sujet.  A’ visiter sans hésitations.

Source de la photo (vue de Saint Louis, Sénégal): http://www.saintlouisdusenegal.com/citemagique.php


			

Guerriglia iconografica

Svelare, o criticare, il significato di una foto può forse aiutare qualcuno a capire meglio i meccanismi inceppati delle attuali relazioni interculturali. Un esempio è il post sul blog “Africans against appropriation”, centrato sui presupposti e sui modi con cui ragazze bianche (capitate in qualche Paese africano a vario titolo) si fanno fotografare con bambini neri. Roba innocente, senza conseguenze? L’autore di quel blog, e anche io, abbiamo qualche dubbio. A questo proposito, va segnalata anche l’iniziativa, citata dalla CNN, di una campagna fotografica dell’African Student Association dell’Ithaca College di New York, intitolata “The Real Africa: Fight the Stereotype”. Una campagna che punta a reagire contro rappresentazioni parziali o unilaterali del continente africano. Senza sottovalutare i problemi ben noti, ma senza occultare le potenzialità che esistono. Due esempi di concreta, innocente, efficace “guerriglia semantica” (Umberto Eco, tantissimi anni fa, parlava di “guerriglia semoiologica”) sull’iconografia che ci passa davanti ogni giorno, e su cui ci interroghiamo pochissimo.

La foto è tratta da: http://techexile.com

Gli africani come “vittime”: una comunicazione squilibrata

1 Luglio 2013 1 commento

Una petizione lanciata dal giornalista di origini congolesi Fortuna Ekutsu Mambulu, rivolta alle scelte comunicative dell’UNHCR Italia, riporta al centro dell’attenzione l’annosa questione del modo in cui gli africani vengono spesso rappresentati dalle organizzazioni umanitarie internazionali: come vittime tout-court, tutti indistintamente; come soggetti destinati “per essenza”, o per destino storico, ad essere i terminali passivi della benevolenza altrui. Gli africani della diaspora in Italia, e non solo da noi, rifiutano con sempre maggiore forza questa rappresentazione dell’Africa. Ne parla questa settimana un numero di Corriere Immigrazione, su cui sono intervenuto con qualche breve considerazione.

La foto di Fortuna Ekutsu Mambulu è tratta da: http://www.africansummerschool.org

 

Da Dakar un video contro gli stereotipi sull’Africa

L’emittente senegalese TFM ha diffuso un video di alcuni studenti del Master II in Marketing e Comunicazione, Supdeco (Dakar), centrato sugli stereotipi che affliggono l’Africa. E’ un video breve ed efficace, che secondo me andrebbe diffuso. Ringrazio Chiara Barison della segnalazione (appare anche nel video) e del suo impegno didattico e di ricerca  in questo campo.

La veduta di Dakar è tratta da: www.sempreinmoto.it