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Post Taggati ‘giornalismo’

Preconcetti sull’Africa

“L’Africa non ha bisogno di essere salvata. Ha solo bisogno che quando sentite la parola Africa non abbiate più preconcetti”. La giornalista freelance Eliza Anyangwe, in un video di 4 minuti del Guardian riportato da Internazionale, sintetizza mirabilmente lo stato dell’arte su quel che i media dicono o dovrebbero dire sul continente africano. Afro-ottimisti e afro-pessimisti hanno forse interessi da difendere. Io voglio solo capire come stanno le cose.

(ringrazio Federico Marta della segnalazione)

La foto di Eliza Anyangwe è tratta da: eudevdays.eu

 

“Senza barbari”: una trasmissione per guardare oltre

Qualche giorno fa, sono stato intervistato da Angelo Cariello, per una trasmissione della radio MPA intitolata “Senza barbari”. Alla ricerca di un nemico che non c’è” (vedi: Sesta Puntata – Parte terza). La trasmissione, in modo intelligente e puntuale, punta l’attenzione sulla diversità e sul modo di considerarla. Inutile dire quanto questo tema sia attuale. Messaggio finale: mai generalizzare. Sembra banale, ma spesso ho l’impressione che abbiamo un po’ tutti perso l’arte del distinguere e del discernere.

La foto di Philip Emeagwali, matematico nigeriano, è tratta da: https://onsandoalan.wordpress.com/category/uncategorized/

 

Colonia e colonialismo

Non ho mai sentito dire tante fesserie in così pochi secondi: il  tempo di una intervista al telegiornale Sky.  Qualche giorno fa, il nuovo direttore de “La Stampa”, a proposito dei gravi fatti di Colonia (l’assalto sessista alle donne durante i festeggiamenti di Capodanno) ha affermato, più o meno, che l’assalto di gruppo alle donne di Colonia sarebbe un stato un atto tribale che ha origine dall’implosione degli Stati arabi in Nordafrica e Medio Oriente; tale implosione avrebbe fatto riemergere antichi, e mai del tutto sopiti, costumi di gente nel suo insieme (tutti quanti!) abituata da secoli alla razzia e alla violenza. Concetto ribadito in questo articolo. Mi limito a riportare questa replica dell’islamista Lorenzo Declich, dove si mostra che la realtà è un poco più complicata di quel che si vorrebbe. O forse più semplice, ma in un senso diverso. Cerchiamo di andare oltre.

La veduta di Algeri è tratta da: http://chiviaggiaimpara.blogspot.it/2015/07/paesaggi-lassekrem-nel-massiccio-gli.html

Il pensiero primitivo del giornalismo occidentale sull’Africa

Prendiamo la mappa e consideriamo la recente epidemia di Ebola in Sierra Leone, Guinea e Liberia. Questi Paesi sono più vicini alla Spagna che alla Tanzania, ma in Tanzania nel 2015 le prenotazioni alberghiere dei turisti sono calate del 50%, e invece in Spagna no. Perché? Soprattutto per via delle notizie giornalistiche prodotte dai media occidentali. Il giornalismo nei nostri Paesi, almeno quando parla di Africa, è basato su un pensiero magico, associativo, e per molti versi primitivo: l’Africa è un’entità unica, inscindibile, misteriosamente interconnessa. Le diversità, i distinguo, l’analiticità vengono applicate, quando avviene, solo alle vicende di casa nostra. Un breve e illuminante scritto della giornalista ugandese Nancy Kacungira sul sito della BBC fornisce qualche utile spiegazione e manda all’aria parecchi luoghi comuni. Ringrazio Fabio Feudo della segnalazione.

La veduta di Dar es Salaam è tratta da: http://www.busiweek.com

 

Il contributo dell’Africa al mondo

8 Settembre 2015 Nessun commento

Siamo talmente abituati a ragionare su cosa il mondo occidentale può fare per l’Africa, che per molti risulta quasi impensabile concepire che l’Africa abbia mai dato qualcosa al mondo. Considerando a parte, naturalmente, qualche cliché caricaturale sulla natura, gli animali, gli indigeni nella savana, il senso del ritmo e della comunità. Ogni tanto, qualcuno riesce a bucare il muro di ignoranza e disattenzione, fornendo informazioni e dati di ricerche serie. O anche constatazioni, magari banali, che però spiccano nel panorama dell’offerta informativa sul continente africano, sulla sua storia, sulle sue genti. Ci ha provato anche Eliza Anyangwe, sul Guardian, pubblicando “le 10 cose che l’Africa ha dato al mondo” (grazie ad Andrea Declich per la segnalazione). Dal caffé al contributo all’arte moderna (vedi Picasso, Matisse o Kirchner); dalla matematica (il famoso “osso di Ishango”, l’oggetto matematico più antico del modo) ai materali per costruire i telefoni cellulari che usiamo tutti i giorni (ma che costano enormi, veri e propri, sacrifici umani, anche di tanti bambini); dall’idea filosofica dell’”Ubuntu” al jazz (io stesso ne avuto riprova ascoltando alcuni anziani cantanti, nel cuore del Congo, anni fa). La lista sarebbe, in realtà, assai più lunga, ma adesso tutto va bene, purché si vada oltre alle idee deformate che abbiamo dei popoli africani; idee deformate che molta parte giocano, per lo più  in negativo, anche in questi anni di dolorose migrazioni.

La foto dell’osso di Ishango è tratta da: http://afrolegends.com/2013/08/29/the-ishango-bone-craddle-of-mathematics/

Cina e continente africano: i media

L’immagine dell’Africa è una questione globale. Da un paio di decenni, come si sa, la presenza economica cinese nel continente africano è fortemente incrementata. Questa presenza è ora accompagnata e sostenuta da un forte investimento sul piano simbolico, comunicativo e delle relative infrastrutture. Solo per fare un esempio, dal 2010, il gigante televisivo cinese CCTV ha impiantato la sua sede a Nairobi e ora le sue emissioni coprono l’intera Africa. Vari progetti e ricerche cominciano ad interessarsi di questo aspetto non secondario della presenza cinese nel continente africano. Naturalmente, esiste anche l’aspetto di come i media cinesi raccontano l’Africa e gli africani, ed è un aspetto largamente inesplorato e poco conosciuto, almeno nei Paesi occidentali. Ma ogni tanto, non fosse altro che per motivi di cronaca politica, viene gettata un po’ di luce su quel che accade a questo proposito. Un esempio è la vignetta di sapore razzista che è apparsa recentemente su un giornale cinese, a proposito della visita del presidente Obama in Kenya. A latere, alcuni commentatori si sono anche soffermati su come vengano (mal)considerati gli africani che si trovano a vivere nel grande Paese asiatico. Evidentemente, esiste, anche lì, una questione irrisolta di stereotipi e pregiudizi.

La foto è tratta da: https://pdgc2012c.wordpress.com/

Bambini di serie A e bambini di serie B

L’annosa discussione sull’uso e l’abuso delle immagini dei bambini africani ha visto una nuova puntata. Sulla rivista “Africa”, un editoriale di Pier Maria Mazzola e Marco Trovato aveva puntato il dito su una campagna di raccolta fondi di Save the Children, che al di là delle migliori intenzioni tende a riproporre antichi e pericolosi clichés coloniali. Senza contare che nell’uso delle foto dei bambini africani non vengono applicati gli stessi principi etici che valgono a casa nostra. Ne è sorta una lunga polemica, di cui qui si possono cogliere alcuni passaggi. Un aspetto trascurato in questa polemica è il fatto che un grave effetto collaterale della presenza abnorme di tali immagini compassionevoli nei nostri media omette completamente l’esistenza di un’Africa adulta, e di validissimi attori africani (politici, sindacali, non governativi, imprenditoriali, della ricerca) che vanno sostenuti in un dialogo alla pari, non ostacolati, ignorati o bypassati.

La foto di Kevin Amunze (courtesy IBM research Africa) è stata ripresa dal sito:   http://edition.cnn.com/2014/04/25/world/africa/stunning-photos-africa-ibm/

L’Africa sui media occidentali: un panel al festival del giornalismo di Perugia

Il 15 aprile pomeriggio si terrà a Perugia, al festival internazionale del giornalismo, un panel dedicato a “L’Africa sui media occidentali: luoghi comuni, approssimazioni, dimenticanze“.
Il panel è organizzato da “Voci Globali”, la cui co-fondatrice Antonella Sinopoli spiega qui in dettaglio contesto e motivazioni dell’iniziativa. I promotori affermano: “Conflitti, bambini soldato, emergenze umanitarie, epidemie, sfruttamento delle risorse naturali e povertà: sono questi i temi che portano alla ribalta il continente africano. Difficile, se non impossibile, trovare sui nostri media notizie riguardanti lo sviluppo, innovazioni tecnologiche, contributi culturali e scientifici, democrazie modello e stampa libera. Dell’Africa viene dunque fuori un’immagine distorta, a senso unico e ‘occidentale’, che continua ad animare la coscienza collettiva e l’opinione pubblica. Senza contare che spesso gli articoli vengono scritti a tavolino, in alcuni casi da chi non si è mai recato nei territori di cui sta scrivendo.”

 

Nella foto, una delle opere di Daphné Bytchatch dal titolo: “Les fleurs du figuier sauvage” peintures réalisées à la lecture du livre ” La route des clameurs” d’Ousmane Diarra. Peinture à l’huile sur papier toilé 65 cm X 50 cm, Janvier 2015 Paris.

“60 Minutes” e immagine dell’Africa

“60 Minutes” è un importante e storico programma di attualità della rete statunitense CBS. Innovativo, per molti, dal punto di vista dello stile giornalistico, ma deludente per quanto riguarda l’informazione sul continente africano. Una recente lettera di studiosi, riportata dalla Columbia Journalism Review, e indirizzata all’Executive Producer del programma, mette in evidenza la sconnessione tra i cambiamenti in atto in Africa e la sua copertura mediatica, e quanto tale copertura  sia caratterizzata da vecchi e stanchi stereotipi. E questo, secondo me, vale anche quando, come in questi giorni, la cronaca da alcuni Paesi africani è nerissima.

Ringrazio Simone Salvatori, antico amico di questo blog, della segnalazione.

La foto del Parlamento di Dakar è tratta da: blog.slateafrique.com

 

 

 

Ebola: i danni della psicosi

10 Dicembre 2014 Nessun commento

Un numero speciale della rivista “Africa e affari” si interessa dell’ebola. Puntando soprattutto sui danni economici, politici e sociali generati dalla cattiva informazione sul virus. Nell’editoriale si spiega:

“Trattiamo temi economici africani, ma conosciamo e amiamo il continente profondamente e vederlo ancora una volta trattato con sciatteria, superficialità e secondo stereotipi inaccettabili (soprattutto dai nostri media) ci ha spinto a realizzare una cosa completamente diversa. Questo numero spiega in modo semplice e intuitivo che l’Africa non è ebola, che l’epidemia interessa 3 paesi su 54, che da ebola si può guarire, che ebola si può fermare, che le principali capitali europee sono più vicine in linea d’aria di quelle dell’Africa orientale o dell’Africa australe. Spiegheremo a chiare lettere che i danni economici (basta pensare al settore del turismo, ma lo stesso trend lo riscontriamo anche in altri ambiti) e la paura – o meglio la psicosi figlia dell’ignoranza più semplice sia sulla malattia sia sull’Africa – stanno facendo più danni del virus.”

La veduta di Freetown è tratta da: http://factsabouthull.blogspot.it/2014/10/fact-42-hull-is-twinned-with-freetown.html