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Post Taggati ‘fiction’

Sex and the city ad Accra

Accra è lo sfondo della nuova serie tv “An African City”, diffusa via web.  La serie ha al suo centro le vicende di cinque ragazze del ceto medio e un’Africa che compare poco nei nostri media, certamente non maggioritaria, ma reale e scarsamente sconosciuta. Alla BBC definiscono questa serie come una sorta di “Sex and the City” in versione africana. Stefania Ragusa, giornalista nota per il suo impegno sull’immigrazione e per una visione più completa e senza pregiudizi dei popoli, ha intervistato per Pagina99we Nicole Amarteifio, che ha ideato e dirige la serie. Amarteifio afferma, tra l’altro: “A lungo i media mainstream hanno presentato l’Africa come il continente nero e i volti degli africani, e delle donne e dei bambini, in particolare, sono stati utilizzati per le campagne globali anti povertà. Questa narrazione, oltre a essere parziale e fuorviante, ha prodotto danni enormi alla nostra autopercezione e autostima. Adesso è il tempo di un’altra narrazione, che per esempio abbia al suo centro la bellezza, l’intelligenza, la vivacità delle donne africane”.

La veduta di Accra è tratta da: www.viasat1.com.gh

L’immigrato nelle fiction

21 Settembre 2006 9 commenti

Merita una particolare attenzione l’intervento del Ministro dell’Interno Giuliano Amato, segnalatoci da Sanva. Amato ha sottolineato l’importanza di favorire una produzione di fiction televisive in cui gli immigrati siano presentati come protagonisti qualificati (quali spesso sono) e non – sempre e comunque – come pittoreschi comprimari o cittadini di serie B. Fa pensare, però, una annotazione del Ministro: «Ho parlato di questi problemi in Rai, ma mi sembra che abbiano altre preoccupazioni».

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Bambini soldato sul golfo (di Napoli)

6 Maggio 2005 4 commenti

Si nascondono in un cimitero d’auto napoletano (fuggendo da un transnazionale sfruttatore d’infanzia), si difendono con schegge di specchio, mangiano piccioni, spaventano una bambina bionda e il suo cagnolino, si fanno prendere dopo un ridicolo rito magico officiato da Giobbe Covatta con colonna sonora di tam-tam,giocano finalmente a pallone con i poliziotti, in vista di un loro affidamento. Sono bambini soldato dell’Uganda, in una puntata della fiction "La squadra" trasmessa poco fa. In due ore si parla d’Africa. Ma nessun africano parla mai: semmai viene solo ritratto, narrato. Raramente ho assistito a una così efficace rappresentazione del rapporto tra Nord e Sud del pianeta, così come lo immaginano in molti: "loro" sofferenti, strani, incapaci di uscir fuori dai loro problemi, lontani (a meno che non si giochi all’universale gioco del pallone; ma io aspetto ancora una Coppa Intercontinentale con le squadre africane); "noi" sospettosi, benevoli, razionali, generosi, in grado di fornire soluzioni. Buone le intenzioni di denuncia di una piaga tremenda. E ottimo spot per la raccolta di fondi. Temo che lo spettatore medio penserà: "Pago, ma stessero a casa loro: ognun per sé".

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In cauda venenum

18 Marzo 2005 6 commenti

Udito poco fa con le mie orecchie. Sul finire di una drammatica (e ben fatta) fiction di RAI 1, una delle protagoniste comunica – al protagonista – che intende tornare in Africa, dove si è svolta una parte importante della storia. E conclude, per giustificarsi: "… hai visto cos’è l’Africa: violenze, malattie…". Uno dei processi con cui nascono gli stereotipi (e quindi il sospetto, l’intolleranza, il razzismo, la discriminazione, il paternalismo, il colonialismo, le guerre…) è attribuire a un luogo, a un popolo, una o più caratteristiche, di solito negative, concepite come eterne e immutabili. Questi discorsi, anche distratti e inconsapevoli, sull’"essenza" dell’Africa fanno male all’Afica, e non aiutano né gli africani né coloro che intendono realmente essere solidali con questo continente.

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Il diritto alla sitcom

25 Settembre 2004 7 commenti

La “commedia di situazioni” (sitcom in inglese) è un genere televisivo ben noto agli spettatori italiani. Nel suo piccolo, di solito, è una rappresentazione ironica, spesso attenta e critica, della vita quotidiana delle persone. Ben pochi sanno che si tratta di un genere che si sta diffondendo in alcuni Paesi dell’Africa, nato per fornire una immagine degli africani elaborata da africani, e non da altri. Ad esempio, la televisione nazionale del Burkina Faso ha in programmazione ben tre sitcom: “A nous la vie” (ambientata in un liceo internazionale di Ouagadougou), ”Vis-à-vis” (che critica, ridendo, i costumi e la corruzione) e “Kadi jolie” (centrata sulle vicissitudini di una single trentenne). In queste commedie televisive, come dice Sophie Hoffelt, è rappresentata un’Africa viva e caustica, giovane e dinamica, dove le donne hanno diritto di cittadinanza, dove i giovani sono responsabilizzati e dove la corruzione e l’irresponsabilità sono denunciate. E’ certamente importante denunciare le gravi situazioni di sofferenza dei Paesi africani, ma non parlare anche di questi nuovi fenomeni mi sembra un grave dolo.

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L’avvocatessa “baluba”

10 Luglio 2004 3 commenti

Per caso ho assistito, martedì sera, a una puntata di "Diritto di difesa", su RAIDUE. A un certo punto, la civilissima e simpatica Piera degli Esposti, in veste d’avvocato, è inaspettatamente uscita fuori con una battuta in cui, sostanzialmente, per indicare una persona ignorante e arretrata, ha usato il termine "baluba". Termine che indica un antico popolo del Congo, ma che da molti, nel Nord Italia, è ritenuto estremamente offensivo. Strano che nella sceneggiatura di una fiction tutto sommato ben fatta e piena di buoni intendimenti sia presente qualcosa del genere. Giovedì, poi, su RAIUNO, in una serata su Padre Pio da San Giovanni Rotondo è intervenuta la cantante Antonella Ruggiero, che ha proposto uno stupendo "Kyrie". Peccato che né il presentatore, né una didascalia abbiano precisato che il brano era tratto dalla famosa "Missa Luba". E’ solo un caso che mi sia trovato a registrare questi due eventi. Li trovo, comunque, emblematici del modo in cui l’Africa e gli africani vengano trattati dai nostri media.

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