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Post Taggati ‘conflitti’

La cultura della negoziazione

11 Dicembre 2016 Nessun commento

In numerose culture dell’Africa è presente una vera e propria tecnologia della negoziazione e della prevenzione dei conflitti, almeno quando tale negoziazione e prevenzione rientra nei limiti delle possibilità di gestione che esistono al livello locale (oggi è molto più complicato). In passato, su questo blog, ho avuto modo di parlarne, ad esempio qui e qui. Ho ritrovato un documento dell’OCDE di diversi anni fa, che è molto interessante a questo proposito. Riporta i contributi di una iniziativa svoltasi a Conakry nel 2005, dal titolo “Initiative de valorisation des capacités africaines endogènes dans la gouvernance et la prévention des conflits”. Vale proprio la pena di leggerlo, o di rileggerlo. Credo possa insegnare anche qualcosa a noi in Italia.

La foto è tratta da: http://make.brussels/fr/projects/arbres-a-palabres/

Violenza politico-religiosa: rischi e contromisure in Benin e Ghana

Il conflitto politico-religioso che ha colpito Paesi come la Nigeria e il Mali rischia di diffondersi in realtà vicine, per via di un contesto fatto di porosità dei confini, disparità tra città e campagna, scontento sociale ed economico delle giovani generazioni, interventi di attori religiosi esterni a tali Paesi (sia cristiani che musulmani), e altro ancora. Ma uno studio condotto in Benin e Ghana da Peter Knoope e Grégory Chauzal mostra che esistono anche, localmente, strumenti istituzionali e culturali per disinnescare, o almeno contenere, tale rischio. Ad esempio, la grande tradizione di discussione e soluzione dei conflitti simbolizzata dalle riunioni di villaggio sotto un grande albero, il persistente prestigio delle autorità tradizionali, oppure le diverse e radicate istituzioni di dialogo inter-religioso. Non si può prevedere quanto tali strumenti reggeranno all’urto di nuovi processi disgregativi, ma è importante sapere che esistono.

 

Image: Benin Clay city of Tagasango (by James Dorsey) – http://www.africavernaculararchitecture.com/benin/

L’Afrique. Est-elle si bien partie?

L’Africa emergente, che cresce, è seduta su una polveriera di precarietà politica ed economica. Occorre uno sviluppo sostenibile, e l’Africa ha le soluzioni. Questa, in sintesi, è la tesi della geografa Sylvie Brunel, nel suo volume “L’Afrique. Est-elle si bien partie?” (edizioni Sciences Humaines, 2014). Il libro sarà presentato giovedì 30 aprile (ore 17) a Roma, presso la Società Geografica Italiana (via della Navicella 12), alla presenza dell’autrice, di Manuel Amante da Rosa (Ambasciatore di Capo Verde), Gabriele Quinti (CERFE), Alessandro Suzzi Valli (Università L’Orientale di Napoli). Modererà Paolo Sannella, presidente del Centro Relazioni con l’Africa, che promuove l’iniziativa. L’articolata trattazione di Sylvie Brunel parte dalla individuazione di tre rappresentazioni correnti dell’Africa, che si mescolano tra loro nell’immaginario collettivo su scala planetaria: l’Africa della miseria; l’Africa dell’esotismo; l’Africa emergente. Tutte rappresentazioni che rischiano di essere caricature inadeguate della reale situazione di un continente complesso, molto differenziato al suo interno, al centro di dinamiche interne ed esterne che non sempre risultano chiare agli stessi addetti ai lavori. Brunel prova a mettere in fila dati e fenomeni, parlando di governance politica e militare, urbanizzazione, classi medie, regimi fondiari, alimentazione e molto altro ancora.

L’immagine è tratta da: http://lentrepreneuriat.net/

 

Una testimonianza dal Ruanda

28 Luglio 2013 6 commenti

Per combattere il razzismo, occorre valorizzare le differenze e anche mettere in luce le similarità tra i popoli. In questo gioco di differenze e similarità possono emergere le cose che reciprocamente siamo in grado di imparare, senza pregiudizi. Stefano Anselmo, uno dei più grandi truccatori del mondo e profondo conoscitore delle culture africane, ha diffuso questa sua testimonianza dal Ruanda. Con semplicità ed efficacia, Anselmo prova a smontare qualche radicato pregiudizio, al di là di tutte le considerazioni geo-politiche che si possono e si devono fare su questo Paese (e che sono state fatte altrove, in questi ultimi anni). Ecco il testo:

 

UNA LEZIONE DI CIVILTA’ PER L’ITALIA (e non solo)
Guardate la foto:

 

aiuole perfette, bordi delle strade perfettamente dipinti in bianco e nero, auto nuove e di qualità. Non è Lugano, non è Ginevra; è Kigali la capitale del Rwanda dove Kagamè (visionario positivo) ha fatto delle scelte che hanno trasformato in 10 anni un paese che si era appena ripreso dal Genocidio, in uno stato modernissimo, proiettato verso il futuro, abitato da 80% di giovanissimi. Qui lo studio è obbligatorio e viene sostenuto; università compresa, l’assistenza sanitaria è ovunque, donne e uomini godono degli stessi diritti e doveri (e si vede ovunque nel comportamento della gente: non ho mai assitito a fenomeni di gallismo all’italiana, anche se contenuto; nei mezzi di trasporto strapieni la commistione è totale ma estremamente rispettosa). In Rwanda sono vietati i sacchetti di plastica che inquinano (te li sequestrano alla Dogana), ma sono obbligatoriSSimi i caschi per le moto; qui NESSUNO va in giro senza casco e le moto sono numerosissime perché esiste una “variante di Taxi-moto” guidata da ragazzini ligi e prudenti; i semafori non hanno il giallo ma un cronometro decrescente e lampeggiante; sono lampeggianti anche le segnaletiche orizzontali inserite nell’asfalto dei grandi incroci, AVANZATISSIMI tecnologicamente (internet, telefonia ecc). A scuola fin da piccoli studiano 3 lingue, il kyniarwanda, l’inglese e il francese che è oggi la lingua favorita voluta da Kagamè. L’ultimo sabato mattina di ogni mese, ogni attività si ferma e tutti (ma proprio tutti) si occupano del loro quartiere a seconda delle necessità (pulizia ristrutturazione strade o altro): questo sviluppa il senso della proprietà pubblica e fa sì che ogni cittadino usi più attenzione per la cosa pubblica per non doverci faticare “troppo” il sabato successivo. Abile, no?    (Stefano Anselmo)

 

La veduta di Kigali è tratta da: http://helainainrwanda.files.wordpress.com

 

 

Mali: i cittadini cosa pensano?

21 Gennaio 2013 2 commenti

Mentre fervono le discussioni, per lo più di tipo etico, ideologico e geopolitico, sul conflitto in Mali, emerge sempre più la complessità degli attori e degli interessi in campo. L’alleanza tra Tuareg e integralisti islamici, che aveva dato il via alla ribellione nel Nord del Paese, si è rotta, e gli jihadisti (a loro volta divisi in tante fazioni, anche in conflitto tra loro) hanno prevalso. L’entrata in campo della Francia e di altre potenze occidentali ha contribuito a respingere l’avanzata dei ribelli verso il Sud, e quindi verso la capitale Bamako. Situazione difficilissima e pericolosa (molti si domandano se avremo un nuovo Afghanistan). Ma cosa ne pensano i maliani, cioè i diretti interessati? Secondo un sondaggio di Al Jazeera, il 96% degli interpellati è a favore dell’intervento militare “esterno”, per motivi diversi, che sono qui illustrati.

La foto di un villaggio Dogon è tratta da: http://bamakan.blogspot.it/

 

La Jihad nel Nord del Mali

 

Un dossier della rivista Jeune Afrique, a cura del ricercatore indipendente Laurent Touchard, si sofferma sul regresso dei diritti umani nel Nord del Mali da quando è in mano agli jihadisti, e presenta un profilo di alcuni dei nuovi “padroni” di quel territorio.

PS: chiedo scusa se ho messo qualche condizione e restrizione per i commenti, ma non potete capire quanta spam ricevo….

La foto di un tratto tra Tombouctou e Douentza è tratta da:  http://www.dogon.eu/travel%20sahel.htm

Aggiornamenti dalla Costa D’Avorio

2 Aprile 2011 2 commenti

Abidjan-view

Ecco alcuni articoli su quel che sta accadendo in Costa D’Avorio, tratti dal Corriere della Sera, dal Riformista (tramite il gruppo di discussione Africamica) e da Jeune Afrique. Giusto per farsi un’idea della cronaca.

La veduta di Abidjan è tratta da:   www.travelhouseuk.co.uk