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Post Taggati ‘Colonialismo’

Utopie e isole in Africa

29 Settembre 2017 Nessun commento

L’isola di Bulama fu il luogo di un sogno. Quello dell’anti-abolizionista Carl Bernhard Wadström, vissuto nel XVIII secolo, il quale progettava di costituire, in quest’isola della costa occidentale dell’Africa, una comunità (una colonia) libera e felice. Ne parla il volume “Islands in History and Representation” (a cura di di Rod Edmond e Vanessa Smith – Routledge 2003). Il progetto non si realizzò, ma è una testimonianza del fatto che le isole africane sono, da secoli, oggetto di un doppio immaginario che si incrocia: quello di un’Africa lontana, esotica, primitivamente gentile, e quello delle isole, percepite come territori limitati, conchiusi, facilmente controllabili e gestibili, ove si può tentare con maggiore facilità qualsiasi esperimento sociale e qualsiasi utopia.

La foto di Bulama è tratta da: http://trip-suggest.com

Movimenti di liberazione a base religiosa

“L’idea che la salvezza,  suprema meta di ogni messianismo, potesse raggiungersi attraverso l’unica via dell’unione solidale degli indigeni d’Africa, si diffuse sempre più nei vari movimenti profetici (…). Zaccaria Bonzo, altro profeta congolese, penetrava nell’Angola col motto “L’Africa agli africani!”. Simon Toko nel 1949 fondava nell’Angola un nuovo movimento, la ‘Stella rossa’, basato sul principio che Dio sta con i più, e perciò in Africa Egli è a fianco degli africani.”

E’ un brano del classico volume di Vittorio Lanternari “Movimenti religiosi di libertà e di salvezza dei popoli oppressi” (2^ ediz. 1977): una raccolta di studi sulla incredibile ricchezza simbolica e spirituale alla base di tanti movimenti di liberazione dei secoli XIX e XX, nel continente africano e non solo. Da sapere, per non dimenticare.

L’immagine (una cartolina coloniale del 1904) è tratta da: http://histclo.com/country/afr/conb/hist/conb-hist.html

Gli usi della Bibbia in Africa

La Bibbia, come sa chi la conosce un poco, è qualcosa di meraviglioso, dirompente e incontrollabile. In uno studio del sudafricano Gerald O. West, si sottolinea la differenza tra la recezione africana della Bibbia e la recezione africana della cristianità in quanto proposta (o imposta) dalla colonizzazione. Credo che le cose non siano proprio così nette. Comunque, appropriazione popolare della Bibbia (ad esempio tramite traduzioni in lingua locale, anche e soprattutto ad opera di missionari), creazione di chiese indipendenti locali, movimenti di liberazione che fanno riferimento alla Bibbia, tutto questo intreccio di fenomeni fa parte di una storia pluricentenaria di vicende che avrà sicuramente tanti ulteriori sviluppi.

La foto è tratta da: http://churchlife.nd.edu

Riduzionismo climatico

Poco fa mi è caduto l’occhio su una pagina del Televideo RAI, intitolato: ” Il caldo causa primaria della violenza”.   Siccome la correlazione tra caldo, violenza, Africa e razzismo è una faccenda nota agli addetti ai lavori da qualche secolo (mica da ieri), sono andato a vedere la fonte citata: uno studio della Vrije Universiteit di Amsterdam. Immagino sia questo articolo, in cui si afferma che “nonostante ci siano varie eccezioni, una regola generale è che l’aggressione e la violenza aumentano più ci si avvicina all’Equatore”. Mettendo in campo anche la tesi che esistono anche fattori complessi come autostima, autocontrollo e mancanza di fiducia nel futuro. E roba del genere. Direi che tra le “varie eccezioni” potremmo citare la Germania nazista, gli imperi colonialisti, per non parlare di quelli neo-colonialisti e della violenza quotidiana a cui assistiamo quotidianamente nelle nostre società dal clima più temperato o freddo. Quanto alla tesi generale, si colloca pienamente nel riduzionismo climatico che era stato ampiamente rigettato cent’anni fa dalla comunità scientifica, ma che si riaffaccia oggi con prepotenza, sulla scia delle pur giustificate preoccupazioni per gli effetti dei cambiamenti climatici. Quanto agli aspetti dell’autostima, dell’autocontrollo e della mancanza di fiducia nel futuro, assomigliano tremendamente a tanti stereotipi attribuiti alle genti del Sud del nostro pianeta da parte di generazioni di studiosi del Nord del pianeta, per giustificare politiche di controllo e dominio. Il clima e il pianeta ci influenzano, ci plasmano, è certamente vero. Ma le variabili sono tantissime e i rischi di semplificazioni enormi. Mettete questi studi approssimativi in mano a qualche cattivo politico, e vedrete rapidamente i risultati.

La foto è tratta da: http://business.mega.mu

Congo: un antico genocidio

Con l’occasione della Giornata della memoria, molti hanno voluto ricordare anche quanti altri massacri di popoli, o quanti genocidi, sono stati commessi e si stanno ancora commettendo sotto i nostri occhi. Per l’attenzione che ho verso il Congo, non posso dimenticare, e non desidero far dimenticare, i massacri sistematici delle popolazioni indigene di questo splendido Paese quando era sotto il dominio personale del re belga Leopoldo II, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, per sfruttare le risorse naturali esistenti. Si discute ancora se si sia trattato di genocidio in senso stretto, oppure no. Ma parliamo comunque di un numero di vittime stimato tra il milione e i quindici milioni. Non esistono cifre precise. Tanto, a chi importava?

La foto è tratta da: http://digitallibrary.usc.edu/cdm/ref/collection/p15799coll123/id/78038

 

 

Bambini di serie A e bambini di serie B

L’annosa discussione sull’uso e l’abuso delle immagini dei bambini africani ha visto una nuova puntata. Sulla rivista “Africa”, un editoriale di Pier Maria Mazzola e Marco Trovato aveva puntato il dito su una campagna di raccolta fondi di Save the Children, che al di là delle migliori intenzioni tende a riproporre antichi e pericolosi clichés coloniali. Senza contare che nell’uso delle foto dei bambini africani non vengono applicati gli stessi principi etici che valgono a casa nostra. Ne è sorta una lunga polemica, di cui qui si possono cogliere alcuni passaggi. Un aspetto trascurato in questa polemica è il fatto che un grave effetto collaterale della presenza abnorme di tali immagini compassionevoli nei nostri media omette completamente l’esistenza di un’Africa adulta, e di validissimi attori africani (politici, sindacali, non governativi, imprenditoriali, della ricerca) che vanno sostenuti in un dialogo alla pari, non ostacolati, ignorati o bypassati.

La foto di Kevin Amunze (courtesy IBM research Africa) è stata ripresa dal sito:   http://edition.cnn.com/2014/04/25/world/africa/stunning-photos-africa-ibm/

L’invenzione degli stereotipi sulle tribù

Un illuminante esempio di conoscenza usata come strumento di controllo è quello della creazione della nozione di tribù, per “cristallizzare” la storia e l’esistenza di tanti popoli del continente africano. Gli studi antropologici più avanzati conoscono bene come questo sia avvenuto (penso alle opere di Ioan Lewis). Ne ha parlato anche, su un piano più storico-narrativo, David Van Reybrouck (“Congo”, Feltrinelli 2014). Riporto alcuni passaggi.

“Un secondo gruppo di scienziati che poteva illuminare la colonia era quello degli etnografi (…). Le tribù divennero insiemi eterni, autonomi e inalterabili. (…) Cyrille van Overbergh, che era anche un importante politico cattolico, affermò (…): ‘In generale quei popoli hanno poche relazioni tra loro (…) le tribù sono indipendenti le une dalle altre e conservano la loro autonomia’. Queste affermazioni non tenevano affatto conto degli scambi secolari e noti già allora, tra le differenti comunità. (…) Gli antici regni del Bakongo o del Baluba nella svaana erano spesso molto misti da un punto di vista etnico. Molti indigeni parlavano più lingue. (…) Ma l’antropologo degli inizi del ventesimo secolo suddivideva la popolazione in differenti razze, così come il tassonomista del diciottesimo secolo aveva classificato il regno animale in diverse specie. Immutabili nel tempo, senza influenze reciproche. (…) Tale etnologia della prima ora non era assolutamente fine a se stessa; doveva invece servire ad accelerare l’opera del colonizzatore. (…) Le scuole delle missioni divennero piccole fabbriche di pregiudizi tribali. I ragazzi che non avevano il permesso di lasciare il loro villaggio apprendevano all’improvviso che dall’altra parte del loro esteso paese vivevano i bakango e che opinione averne. I pigmei, in molti manuali, venivano dipinti come bizzarre aberrazioni. Anche se non ne avevi mai incontrato uno, sapevi già cosa pensarne. (…)”

La foto è tratta da: https://lentrelacs.wordpress.com/tag/leopold-ii/

Scene da un matrimonio neo-coloniale

16 Dicembre 2014 Nessun commento

Da qualche giorno si discute, in rete, della prassi di organizzare matrimoni in ambiente esotico, con animali feroci, vestiti da safari, e gli immancabili indigeni rigorosamente in atto deferente, in pose di servizio, o semplicemente sullo sfondo. Tutto è nato da un articolo dell’Huffington Post, in cui si parla degli scatti matrimoniali del fotografo australiano Jonas Peterson, ambientati in Kenya. Stilisticamente e tecnicamente impeccabili, ma se ci fosse bisogno di spiegare che la fotografia non è mai un atto neutrale, questo sarebbe certamente un bell’esempio. L’iconografia che viene richiamata in modalità automatica è quella del “buon vecchio tempo coloniale”, che rimanda a sua volta a significati più stratificati nelle nostre culture e nella nostra stessa etologia (la conquista territoriale, l’opposizione nero-bianco, il controllo del diverso, la vittoria dell’ordine sul caos, ecc.).  I fruitori di questi tipi di servizi fotografici (in primis gli sposi e i parenti) possono avere un grado di coscienza di ciò che stanno facendo che varia dalla colpevole inconsapevolezza al razzismo esplicito. Certo non è un bello spettacolo.

Grazie a Cristina Sebastiani della segnalazione!

La foto di Jonas Peterson è tratta dal sito “Narrazioni differenti”, che a sua volta ospita un post sul tema: http://narrazionidifferenti.altervista.org/scene-da-un-matrimonio-colonialista 

Images du passé en Afrique de l’Ouest

21 Novembre 2014 Nessun commento

Le site “Images du passé en Afrique de l’Ouest” présente, depuis 2006, des centaines de cartes postales et photos anciennes du Sénégal,  du Soudan français, de Guinée, de Côte d’Ivoire, de Haute-Volta, de Gold Coast, du Togo, Dahomey, Niger, Tchad et Cameroun.  Accompagnées de leurs légendes originales et de commentaires sur leur contexte historique ou de références littéraires sur le sujet.  A’ visiter sans hésitations.

Source de la photo (vue de Saint Louis, Sénégal): http://www.saintlouisdusenegal.com/citemagique.php


			

Rappresentazioni sociali dell’Africa in Francia

27 Settembre 2014 Nessun commento

Un articolo di Bruno Guteux si occupa delle rappresentazioni sociali dell’Africa e degli africani in Francia, nel corso della storia. Il razzismo e il colonialismo vengono analizzati da questo specifico ma importante punto di vista, esaminando anche il ruolo delle istituzioni scolastiche e dei media.

Foto: Wissine Bisseraine, Portrait de groupe, Sénégal, c.a. 1895 (Collection Jean-Philippe Dedieu)