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Post Taggati ‘città/campagna’

Antiche città africane

Le “geografie fantasiose” di cui parlava Edward Said sono modi di pensare certi luoghi e popoli applicando i propri desideri e pregiudizi. Si tratta, aggiungo, di rappresentazioni della realtà che costruiscono modelli artificiali ed etnocentrici delle relazioni interculturali: insomma, creano una “alterità” elaborata a proprio piacimento, per poter fondare una relazione psicologica e di potere sbilanciata, del tipo “noi ok/loro no ok”. Se guardiamo al modo in cui l’Africa sub-sahariana è stata rappresentata nel corso dei secoli, uno dei tanti modi in cui questa “alterità” è stata creata è affermare senza esitazioni che gli africani sono sempre e solo vissuti in villaggi, che non hanno mai conosciuto seriamente il fenomeno urbano e che la città non è roba per loro. In questi giorni circola un articolo di Mawuna Remarque Koutonin in cui si fornisce una qualche spiegazione di ciò: gli europei, nel penetrare in Africa, hanno distrutto 100 grandi e ricche città. In effetti, l’Africa (anche la parte sub-sahariana) ha una notevole e antica tradizione urbana. Un bel saggio di Sékéné Mody Cissoko dimostrò a suo tempo che alcuni di quelli che oggi sono popoli rurali, come i Soninke, i Songhay, i Mandinga e tanti altri, “hanno sviluppato nel passato una brillante civiltà urbana”, quella di Tomboctu, Gao, Uialata, Ifé, Kano, ecc. Per non parlare delle antiche città nella parte centrale e orientale del continente. Insomma, un altro luogo comune da sfatare.

L’immagine della città di Loango nel XVII secolo (basata sui resoconti di viaggiatori) è tratta da: http://kwekudee-tripdownmemorylane.blogspot.it/2013_05_01_archive.html

 

 

Una testimonianza dal Ruanda

28 Luglio 2013 6 commenti

Per combattere il razzismo, occorre valorizzare le differenze e anche mettere in luce le similarità tra i popoli. In questo gioco di differenze e similarità possono emergere le cose che reciprocamente siamo in grado di imparare, senza pregiudizi. Stefano Anselmo, uno dei più grandi truccatori del mondo e profondo conoscitore delle culture africane, ha diffuso questa sua testimonianza dal Ruanda. Con semplicità ed efficacia, Anselmo prova a smontare qualche radicato pregiudizio, al di là di tutte le considerazioni geo-politiche che si possono e si devono fare su questo Paese (e che sono state fatte altrove, in questi ultimi anni). Ecco il testo:

 

UNA LEZIONE DI CIVILTA’ PER L’ITALIA (e non solo)
Guardate la foto:

 

aiuole perfette, bordi delle strade perfettamente dipinti in bianco e nero, auto nuove e di qualità. Non è Lugano, non è Ginevra; è Kigali la capitale del Rwanda dove Kagamè (visionario positivo) ha fatto delle scelte che hanno trasformato in 10 anni un paese che si era appena ripreso dal Genocidio, in uno stato modernissimo, proiettato verso il futuro, abitato da 80% di giovanissimi. Qui lo studio è obbligatorio e viene sostenuto; università compresa, l’assistenza sanitaria è ovunque, donne e uomini godono degli stessi diritti e doveri (e si vede ovunque nel comportamento della gente: non ho mai assitito a fenomeni di gallismo all’italiana, anche se contenuto; nei mezzi di trasporto strapieni la commistione è totale ma estremamente rispettosa). In Rwanda sono vietati i sacchetti di plastica che inquinano (te li sequestrano alla Dogana), ma sono obbligatoriSSimi i caschi per le moto; qui NESSUNO va in giro senza casco e le moto sono numerosissime perché esiste una “variante di Taxi-moto” guidata da ragazzini ligi e prudenti; i semafori non hanno il giallo ma un cronometro decrescente e lampeggiante; sono lampeggianti anche le segnaletiche orizzontali inserite nell’asfalto dei grandi incroci, AVANZATISSIMI tecnologicamente (internet, telefonia ecc). A scuola fin da piccoli studiano 3 lingue, il kyniarwanda, l’inglese e il francese che è oggi la lingua favorita voluta da Kagamè. L’ultimo sabato mattina di ogni mese, ogni attività si ferma e tutti (ma proprio tutti) si occupano del loro quartiere a seconda delle necessità (pulizia ristrutturazione strade o altro): questo sviluppa il senso della proprietà pubblica e fa sì che ogni cittadino usi più attenzione per la cosa pubblica per non doverci faticare “troppo” il sabato successivo. Abile, no?    (Stefano Anselmo)

 

La veduta di Kigali è tratta da: http://helainainrwanda.files.wordpress.com

 

 

Realizzarsi in Africa? Le riflessioni di una sociologa italiana a Dakar

Nell’immaginario collettivo occidentale è impensabile pensare la realizzazione in Africa. La decisione di stabilirsi in terra africana sembrerebbe essere socialmente accettata solo in due casi: il campo umanitario (preferibilmente se si sono presi i voti) o il campo delle organizzazioni umanitarie per cui, stipendi invitanti, sarebbero giustificazione sufficiente all’accettazione di un peggioramento della qualità di vita (secondo una visione stereotipata e di standard di “benessere” occidentali).  Emigrare per altre ragioni, fossero d’amore, di ricerca, di studio, di un lavoro (uguale a quello che si faceva magari nella società di provenienza) rimane una scelta contrastata o, quanto meno, criticata. In Africa non ci si può realizzare.“ 

E’ un estratto di un post scritto nel blog “Dakarlicious” da Chiara Barison, sociologa italiana che si è stabilita a Dakar per lavorare (insegna in un Master di comunicazione e ha una sua trasmissione tv), conducendo una vita di qualità nient’affatto inferiore rispetto a quella che poteva condurre nel nostro Paese. Le sue riflessioni sono importanti, e le condivido volentieri: leggete qui.

Lo scorcio di Dakar è tratto da: http://www.geolocation.ws

 

 


Estetica urbana

9 Gennaio 2011 5 commenti

Dakar_plateau

Devo disintossicarmi dalla visione di una puntata di “Africa Benedetta” su RAI 5. Per questo, segnalo che è in corso a Genova una importante e innovativa mostra fotografica intitolata “La nostra Africa”, con opere di Fulvio De Mattia, Tiziana Manfredi e Giuditta Nelli. Mentre proliferano iniziative che inchiodano l’estetica dei popoli d’Africa alla dimensione tribale e a quella del villaggio (esempi: una mostra sulle maschere africane a Genova, o la Biennale di Malindi su “Safari: artisti e sciamani”, nella cui presentazione Achille Bonito Oliva riesce nell’impresa di non fare alcun riferimento al continente in cui si svolge la rassegna), “La nostra Africa” sembra avere un segno diverso: la riscoperta dell’estetica urbana. Tiziana Manfredi spiega così questo approccio:

Cercando l’Africa ancestrale ho trovato Mami Wata nel traffico della metropoli.
Nell’intento di incontrare una dimensione rurale, ho trovato l’Africa urbana, contemporanea, dove il definirsi dell’identità sta ancora e soprattutto nell’apertura e nel rapporto con l’Altro.
La città mi ha sorpresa e incantata al pari degli antichi manufatti a lungo osservati, e lentamente assorbiti, dell’arte tradizionale.
L’Africa della città: mutevoli geografie di percorsi, mercati, quartieri dai confini visibili e invisibili, un continuo movimento di corpi e oggetti. Un movimento armonico nel suo apparente caos. Un ritmico alternarsi di vuoti e di pieni (l’importante è riempiere gli spazi che restano liberi), un celere susseguirsi d’immagini evocatrici.
Ero partita alla ricerca dei voudou della brousse e ne ho trovato in qualche modo espressione nello spazio urbano, nelle pieghe tra asfalto e cemento, uniti in un indissolubile matrimonio con la sabbia.
Ho trovato la stessa intensità espressiva e creativa che in passato, all’epoca dei grandi regni dell’oro, ha generato opere uniche. (…)”

La veduta di Dakar è tratta da: www.ac-rennes.fr

Urban Africa

12 Dicembre 2010 3 commenti

Brazzaville

Urban Africa: a popular Flickr group that showcases growing urban life in various African cities.

“Africa has untold vital urban spaces and a rich legacy of a 2.000 years long history of urbanization. However, in the vast majority of flickr groups related to Africa, nature and wildlife photography are predominant. Africa appears as a rural and ‘exotic’ scenery where humans, animals and landscapes build a more ore less harmonious unity. This pool is for photography of African cities and towns. Architecture, parks, people, sculptures, streets, traffic – anything in the urban context.”

Nothing to add…

Brazzaville picture from: http://www.skyscrapercity.com

Passeggiare a Johannesburg

29 Settembre 2010 4 commenti

Johannesburg-city

Il corrispondente in Africa della BBC, Andrew Harding, ha un blog tutto da leggere, per almeno due motivi.

Innanzitutto, la curiosità dell’autore, che emerge, ad esempio, da alcuni suoi recenti post. In uno parla di come la business community sta cercando di massimizzare il grande e positivo impatto dei recenti mondiali di calcio in Sudafrica. Tra le iniziative, un progetto (The Brand Africa), che è tutto un programma; ognuno lo valuti come crede. In un altro post, parla del piacere di passeggiare nel centro di Johannesburg, là dove molti (forse lo stesso autore fino a qualche tempo fa) pensavano ci si potesse muovere solo all’interno di mezzi corazzati.

Il blog mi sembra interessante anche perché mostra il percorso di autoconsapevolezza di un giornalista che prova, credo con sincerità, a guardarsi attorno. Ringrazio l’amico Simone Salvatori della segnalazione!

La veduta di Johannesbourg è tratta da: http://www.southafrica.to

Miscellanea di sorprese

9 Maggio 2010 3 commenti

adjaye03Riporto 3 tipi di informazioni, per molti versi sorprendenti, che vengono da varie fonti e riguardano temi diversissimi tra loro:

1. E’ uscito un opuscolo (“Yes, Africa Can“) che illustra 20 storie di successo nel campo della governance dell’economia e dell’innovazione tecnologica.

2. E’ stata presentata giorni fa a Milano “Poveri voi”, fondata da Ronald Samako, che si definisce “la prima ONG africana che porta aiuti umanitari all’Italia”. Si può discutere di obiettivi e metodi, ma non si può non riconoscere una certa ironia. Grazie Fabrizio della segnalazione!

3. E’ stato pubblicato un articolo di Michele Serra nell’Espresso del 6 maggio 2010, a commento di un singolare esperimento in Mali; un fotografo (Meyer) ha chiesto agli abitanti di Bamako di essere fotografati e poi di esprimere un desiderio circa uno “sfondo”, un posto dove collocare la propria figura. Il desiderio prevalente è stato quello di ambienti metropolitani “normali”, ove mescolarsi agli altri. Commenta Serra, tra l’altro: “I maliani che sono entrati nello studio itinerante di Meyer ci ricordano che esiste un’Africa non disperata, non sprofondata nel tragico e nel sanguinario, un’Africa normale e anonima della quale sappiamo quasi niente”.

La foto dello scorcio di Abidjan è di David Adjaye, da:

http://www.designboom.com/weblog/cat/9/view/9552/david-adjaye-urban-africa.html

Senza clamore

2 Ottobre 2009 5 commenti

Il villaggio mitologico e il villaggio reale

CADE: l’Africa dei mutamenti silenziosi

13 Gennaio 2008 1 commento