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Il calcio e la conoscenza dell’Africa

18 Settembre 2014 Nessun commento

Un modo particolare, ma a suo modo efficace, per conoscere l’Africa è studiare il suo movimento calcistico e quel che c’è attorno. Si occupa di questo tema “African Football, Identity Politics and Global Media Narratives: The Legacy of the FIFA 2010 World Cup”: un volume uscito quest’anno (presso Palgrave Macmillan), a cura di Tendai Chari e Nhamo A. Mhiripiri. E’ uno studio multidisciplinare sugli aspetti simbolici e narrativi dei campionati mondiali svoltisi nel 2010 in Sudafrica, con un approccio originale e una metodologia articolata, basata, a seconda dei casi, sull’analisi dei contenuti dei media, dei blog, di interviste e altro ancora.

La foto è tratta da: http://www.theguardian.com (Photograph: Andy Rain/EPA)

Djibril Cisse, l’Africa e l’intelligenza

12 Settembre 2011 Nessun commento

Cisse

Si dice che il diavolo stia nei dettagli. I dettagli sono anche le inerzie del pensiero, le frasi di sicuro effetto, le riflessioni buttate lì con la certezza che saranno apprezzate per la loro gratificante ovvietà. Mi ha molto colpito un recente articolo di contenuto sportivo su Djibril Cisse, campione della Lazio. Di nazionalità francese, con tutta evidenza di origine africana, specificamente ivoriana.  L’articolo è stato pubblicato su “La Repubblica” dell’11 settembre, e lo riporto qui di seguito, seguito da qualche doverosa riga di commento.

Il volo dell’arcangelo Cisse. La Lazio scopre il suo leader

Un ivoriano a Roma. Alto, forte, veloce. Nero come può essere un ivoriano, anche se nato in Francia e di passaporto francese, rapido e potente come può essere un africano, anche se il calcio gli ha già presentato il conto due volte, però lui l’ha pagato e si è alzato da tavola sempre. Due volte si è sorpreso seduto su un campo di calcio, è la sua voce quella che urla di dolore ferendo il cielo, è sua la gamba che penzola orrendamente, con un’angolazione innaturale. Accade la prima volta nel 2004, la seconda nel 2006, alla vigilia dei Mondiali: frattura di tibia e perone della gamba sinistra nel 2004, stessa frattura ma alla gamba destra la seconda. Ma ogni volta Djibril Cisse ha ricominciato a correre, inventandosi un’altra vita. Un po’ meno potente e veloce di prima, forse. «La Bestia», lo chiama già Edy Reja. Il Leone Nero, il suo soprannome altrove. Djibril vuole dire Gabriele, Cisse si scrive senza accento né apostrofo, ha raccomandato lui, una vita che è già un piccolo romanzo, ben prima che l’Italia lo scoprisse con quel gol segnato venerdì sera, salendo sul tetto di San Siro, scherzando un certo Nesta e la difesa del Milan tutta. La Lazio ringrazia, e già sogna. Con lui e Klose, quasi 500 gol in carriera in due, si può andare chissà dove. Settimo di sette figli, un papà calciatore e nazionale ivoriano. Un fisico nato per correre e giocare al calcio. Un corpo interamente tatuato, come il Queequeg di Moby Dick, con accenni alla geografia della sua vita: sulla schiena ha stampato un enorme arcangelo Gabriele, in omaggio al suo nome e alla religione cattolica, che abbraccia da adulto dopo essere nato musulmano. Quattro figli da due donne diverse, la seconda è sua moglie e quando l’ha conosciuta faceva la parrucchiera in Galles: quando si sposano (in un castello) lui indossa un magnifico smoking rosso fiamma, rosso Liverpool che all’epoca è la sua squadra, infatti pochi giorni prima l’ha condotta alla vittoria in Champions contro il Milan, a Istanbul, segnando un rigore nel dramma finale. Nel Cheshire acquista una grande e antica residenza di campagna e diventa Lord of the Manor, Signore del Maniero di Frodsham. Ha avuto tutti i look possibili: barba, pizzo, barbetta disegnata nera oppure ossigenata, cresta bionda, cresta nera e intrecciata, capigliatura istoriata, rasatura completa. Della sua devastante passione per le auto si sa già, ne possiede 18, una decina le ha già fatte arrivare a Roma. Ha fatto il dj, ha avuto una particina in un film (il dimenticabile Taxxi 4) in cui interpreta se stesso. Non si nega neppure un arresto per tentata aggressione a una ballerina di lap dance, ma si sa come vanno certe cose se sei Cisse. Ora gioca e segna per la Lazio, dopo Auxerre, Liverpool, Marsiglia, Sunderland e Panathinaikos. Ad Auxerre il suo primo e unico maestro è stato Guy Roux, 44 anni sulla stessa panchina: «In Reja rivedo un po’ Roux, hanno gli stessi metodi all’antica però efficaci, è gente che crede nel lavoro, nel gruppo, gente che ti sgrida come farebbe un papà». Di gol, ne ha sempre fatti e sempre ne farà, li festeggia con capriole e salti mortali. Alla Lazio, se arriverà a quota 15 gli hanno promesso un bonus di 200.000 euro. Per quello che si è visto contro il Milan, li ha già in tasca. (andrea sorrentino)

Alt, un momento. Il primo impatto dell’articolo è ovviamente positivo: è un elogio, e il lettore (specie se tifoso) non può che esserne soddisfatto. Ma andiamo a vedere le doti di Cisse che vengono messe in evidenza: “alto, forte, veloce”, e poi “nero”, “rapido e potente come può essere un africano”. E poi ancora: “la Bestia”, il Leone nero”, “un fisico nato per correre…”, “un corpo interamente tatuato”, “quattro figli da due donne diverse”, e poi passioni, macchine, il look particolare, “la tentata aggressione a una ballerina di lap”…  Cosa notate? Questo talentuoso giocatore (per cui io calcisticamente stravedo, sia chiaro) se si esclude il breve riferimento alla sua religione, viene descritto essenzialmente per la sua fisicità, per le sue doti istintuali, per le sue passioni. Mai anche per il cervello, per lo spirito di iniziativa, per la creatività, per la logica delle sue azioni (in campo o fuori). Se ci fate caso, questo corrisponde a una consolidata immagine dell’africano: l’immediatezza,  la genuinità, la pura corporeità contro la razionalità e lo spirito geometrico dell’abitante del Nord del pianeta. Pari pari a quel che scrivevano i funzionari coloniali di cento anni fa. E pari pari a quel che scrivono ancora tanti giornalisti quando parlano di calcio,  mescolando a sproposito evidenze, giudizi e stereotipi. Eppure Cisse, per fare i gol che fa, non può che avere anche una notevole intelligenza, un senso tattico fuori dal comune, una spiccata percezione strategica delle situazioni di gioco. Invece no: è africano, e quindi ciò che fa è “necessariamente” frutto di qualche istinto ancestrale, di una tropicale padronanza fisica, di una affascinante quanto minacciosa presenza muscolare. Desidero fortemente leggere un articolo sportivo in cui, di un africano, si lodi l’intelletto. Poi, con comodo, comincerò a chiudere questo blog. Chiedo scusa al giornalista in questione per il tono: diciamo che è stato solo un pretesto, niente di personale.

La foto di Djibril Cisse è tratta da: www.calciosport24.it


Baluba a Milano

Calciatori bianchi, calciatori neri

9 Settembre 2008 9 commenti

Sudafrica: ai cinesi diventare neri conviene

23 Giugno 2008 10 commenti

Giocatori di colore vanno avanti

2 Luglio 2006 8 commenti

Troppo facile, adesso che la Francia ha eliminato il Brasile ai mondiali di calcio, prendersela con Beppe Bergomi: aveva detto in una radio, qualche giorno fa, che "la Francia balbetta perché ha troppi giocatori di colore". Adesso, con gli stessi giocatori, non balbetta più. Ma anche se avesse vinto il Brasile, di bianchi questa squadra ne aveva pochini. Allora? Consiglio un salutare, meditativo, silenzio. Se alla radio il silenzio è obiettivamente impraticabile, che parli solo il radiocronista, limitandosi a descrivere passaggi, tiri e gol, se gli riesce. In alternativa, c’è tanta musica altrove.

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La capanna dello Zio Bergomi

17 Giugno 2006 8 commenti

A beneficio dell’educazione interculturale delle giovani generazioni, riporto un passo dal sito Dagospia. Contiene un commento sulla nazionale francese fatto da Beppe Bergomi, ex campione dell’Inter e della Nazionale:

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Finestre sul Ghana

13 Giugno 2006 2 commenti

Non è andata come Beppe Grillo auspicava: l’Italia ha battuto il Ghana ai mondiali di calcio. Vado a leggere di cosa parla oggi il sito Ghana Today: la partita della nazionale, le campagne contro il lavoro minorile, un bimbo di 12 anni imprigionato per furto, gli incidenti d’auto che uccidono più dell’AIDS, le politiche per l’occupazione e l’educazione, i programmi contro la malaria. E poi notizie di politica, economia, sport, turismo. Collegamenti a siti internet di radio. Pubblicità di compagnie aeree. Eccetera. Il sito "Ghana for all", dal canto suo, parla anche delle proteste dei lavoratori della sanità per avere aumenti salariali, della formazione di donne in ambiente rurale nel quadro di programmi di micro-finanza, di alcuni nuovi progetti per l’approvvigionamento di acqua potabile, della lotta contro le mutilazioni genitali femminili e di tante altre cose. Naturalmente, nulla mai si saprà di tutto questo a casa nostra.

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Zoro, Moratti e le noccioline

3 Aprile 2006 2 commenti

Un’altra puntata della vicenda Zoro. A San Siro, sabato, durante la partita Inter-Messina, sono stati esposti alcuni striscioni contro il giocatore ivoriano del Messina Zoro Kpolo. Nella partita d’andata aveva deciso di uscire dal campo a causa degli insulti razzisti di cui era fatto oggetto da parte di alcuni tifosi interisti. Sabato, la curva neroazzurra è stata fischiata dal resto dello stadio. Ma secondo il patron dell’Inter, Massimo Moratti, i fischi a Zoro sabato non erano espressione di razzismo: “Era una manifestazione contro la persona”. Secondo Moratti, San Siro ce l’aveva con Zoro solo per questioni private e non per il colore della sua pelle: “È stato esagerato, è stato stupido e il resto del pubblico ha espresso il suo dissenso. Ma non c’è assolutamente nulla di cui vergognarsi perchè non si è trattato di un comportamento razzista”. Ora, uno degli striscioni di sabato contro Zoro recitava: “Noccioline e banane, la paga per l’infame”. Equiparare una persona africana a una scimmia è solo una “questione privata” o è qualcosa di più? Tanti anni fa, su un monte del Kivu, in Congo, un anziano contadino mi ricordava con sdegno che i colonialisti belgi lo chiamavano “scimmia”. Questo tipo di insulto è ricorrente nella storia dei rapporti tra il Nord coloniale e i popoli africani. Dunque, gli ultras in questione hanno attinto da un antico repertorio razzista, e sicuramente ne erano consapevoli, nel momento in cui pubblicamente (allo stadio e dunque in TV) hanno insultato un africano con un epiteto storicamente e notoriamente usato per etichettare gli africani come inferiori. Saranno stati quattro gatti, ma almeno non si neghi che erano quattro gatti razzisti.

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Campioni del mondo: la storia di MultiEtnica

13 Settembre 2005 4 commenti


Chi è in cerca, non a chiacchiere, di belle storie di calcio, legga il libro "Campioni senza dimora", di Filippo Podestà (Terre di Mezzo editore, Milano 2005). Il libro narra la vicenda, quasi fiabesca, di una squadra nata in un campo rom milanese, composta da immigrati di tutto il mondo, e che ha vinto le due ultime edizioni del campionato mondiale di calcio dei senzatetto. Grazie a Fabrizio che mi ha mandato questo testo! (Il suo blog si chiama Mahala ed è qui a fianco; oggi il computer fa i capricci e non riesco a linkarlo) La foto di MultiEtnica è di Filippo Podestà