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Post Taggati ‘l’Africa che va avanti’

La difficoltà di parlare delle cose positive

29 Dicembre 2017 Nessun commento

Riguardo l’Africa, per lungo tempo è valsa la tacita regola che parlare di persone, fatti, processi “positivi” o non-negativi fosse proibito o immorale. Quasi che trattare di questi argomenti volesse dire occultare i problemi ed essere complici delle ingiustizie e degli squilibri esistenti nel continente africano.  Mi sono trovato innumerevoli volte a dover fare lunghe premesse sui guai delle genti africane, prima di considerarmi sufficientemente giustificato a dire una o due cose che funzionassero, o comunque rientrassero in una qualche normalità politica, economica, sociale, culturale. Naturalmente, i guai (vecchi e nuovi) non mancano, e non si smetterà mai di denunciarli e combatterli. Ma oggi, al tempo stesso, si nota in tutto il mondo un certo cambiamento nel modo in cui emergono, si affrontano e si presentano alcune importanti novità nei pur tortuosi processi di democratizzazione, di crescita economica, di nascita di nuovi attori sulla scena politica, sociale, culturale. Questo è un gran merito delle nuove generazioni di intellettuali, sia in Africa che nella diaspora, e anche di tanti studiosi e operatori “occidentali” che a vario titolo si interessano delle società africane. Per l’Italia, oggi cito due iniziative, come rappresentative di un più ampio insieme: VadoinAfrica di Martino Ghielmi, che si occupa dell’”Africa delle opportunità”, e Africa Art, di Salvatore Dimaggio, che affronta i temi dell’arte e della cultura prodotta nel continente. Entrambe le iniziative nascono dalla premessa che oggi si parla di Africa in modo sbagliato e distorto, e danno un notevole contributo a fornirne una conoscenza più accurata e in profondità. Guardandosi attorno, ve ne è un gran bisogno.

La foto del Zeitz Museum of Contemporary Art Africa è tratta da: www.iol.co.za 

Il diritto di essere raccontati correttamente

In una società largamente interconnessa e percorsa da diversi flussi di comunicazione, per un popolo, un’area geografica, un continente è fondamentale essere raccontati con un minimo di correttezza e di completezza, al di là di stereotipi e pregiudizi. Una iniziativa su Twitter punta proprio a diffondere immagini positive del continente africano, quelle che i media mainstreaming ignorano. L’iniziativa si chiama #TheAfricaTheMediaNeverShowsYou e vale la pena di essere seguita. E, a proposito di un’Africa ignorata dai media, ecco anche un articolo che segnala la moda etica dell’impresa Haute Baso in Ruanda. Senza ignorare i problemi, ma senza occultare chi fa qualcosa.

L’immagine di Kigali è tratta da: http://mycontinent.co/Rwanda.php

 

African Economic Outlook 2015 dell’OCSE

Il 18 giugno sarà presentato a Roma,  presso la sala ISMA del Senato (Piazza Capranica 72) l’African Economic Outlook 2015 dell’OCSE. L’iniziativa è organizzata dal Centro Relazioni con l’Africa dalla Società Geografica Italiana. Sarò tra le persone che ne discuteranno, e non mancheranno i motivi di riflessione e di confronto. L’Africa raddoppierà la sua popolazione entro il 2050, e nonostante incoraggianti dati macroeconomici, sono enormi le disparità tra le diverse regioni e tra le diverse fasce sociali. Il rapporto OCSE presenta una serie di dati sui trend attuali, soffermandosi sulle dinamiche economiche, ma anche su quelle sociali e legate alla governance. E’ da notare la proposta di una metodologia partecipativa di raccolta e analisi di dati, funzionale alla elaborazione di strategie, politiche e valutazione di tali politiche. Ma naturalmente tutto questo presuppone un forte lavoro di riconoscimento e valorizzazione degli attori locali, che le inerzie del passato (e tanti interessi del presente) non rendono mai scontato né facile.

La veduta di Bamako è di Basil Pao, ed è tratta da: http://palinstravels.co.uk/

 

 

L’Afrique. Est-elle si bien partie?

L’Africa emergente, che cresce, è seduta su una polveriera di precarietà politica ed economica. Occorre uno sviluppo sostenibile, e l’Africa ha le soluzioni. Questa, in sintesi, è la tesi della geografa Sylvie Brunel, nel suo volume “L’Afrique. Est-elle si bien partie?” (edizioni Sciences Humaines, 2014). Il libro sarà presentato giovedì 30 aprile (ore 17) a Roma, presso la Società Geografica Italiana (via della Navicella 12), alla presenza dell’autrice, di Manuel Amante da Rosa (Ambasciatore di Capo Verde), Gabriele Quinti (CERFE), Alessandro Suzzi Valli (Università L’Orientale di Napoli). Modererà Paolo Sannella, presidente del Centro Relazioni con l’Africa, che promuove l’iniziativa. L’articolata trattazione di Sylvie Brunel parte dalla individuazione di tre rappresentazioni correnti dell’Africa, che si mescolano tra loro nell’immaginario collettivo su scala planetaria: l’Africa della miseria; l’Africa dell’esotismo; l’Africa emergente. Tutte rappresentazioni che rischiano di essere caricature inadeguate della reale situazione di un continente complesso, molto differenziato al suo interno, al centro di dinamiche interne ed esterne che non sempre risultano chiare agli stessi addetti ai lavori. Brunel prova a mettere in fila dati e fenomeni, parlando di governance politica e militare, urbanizzazione, classi medie, regimi fondiari, alimentazione e molto altro ancora.

L’immagine è tratta da: http://lentrepreneuriat.net/

 

Scrivere la propria storia

About image of Africa. “Chinua Achebe, said: “If you do not like someone’s story, write your own.” I will write my own stories because I do not condone the oversimplified image of Africa. Stereotypes divide us as countries, continents, cultures, nations and most importantly, as individuals”. Non ho molto da aggiungere a questa conclusione dell’articolo di Khadija Sanusi, che studia presso l’African Leadership Academy.

La foto è tratta da: http://www.itnewsafrica.com

Sex and the city ad Accra

Accra è lo sfondo della nuova serie tv “An African City”, diffusa via web.  La serie ha al suo centro le vicende di cinque ragazze del ceto medio e un’Africa che compare poco nei nostri media, certamente non maggioritaria, ma reale e scarsamente sconosciuta. Alla BBC definiscono questa serie come una sorta di “Sex and the City” in versione africana. Stefania Ragusa, giornalista nota per il suo impegno sull’immigrazione e per una visione più completa e senza pregiudizi dei popoli, ha intervistato per Pagina99we Nicole Amarteifio, che ha ideato e dirige la serie. Amarteifio afferma, tra l’altro: “A lungo i media mainstream hanno presentato l’Africa come il continente nero e i volti degli africani, e delle donne e dei bambini, in particolare, sono stati utilizzati per le campagne globali anti povertà. Questa narrazione, oltre a essere parziale e fuorviante, ha prodotto danni enormi alla nostra autopercezione e autostima. Adesso è il tempo di un’altra narrazione, che per esempio abbia al suo centro la bellezza, l’intelligenza, la vivacità delle donne africane”.

La veduta di Accra è tratta da: www.viasat1.com.gh

A scuola di business per scommettere sull’Africa

 

 

 

Fortuna Ekutsu Mambulu, un vecchio amico di questo blog, segnala una importante  iniziativa da lui coordinata: l’African Summer School di Verona, che tra pochi giorni chiuderà le iscrizioni. Chi è interessato fa in tempo fino al 13 giugno a segnarsi. Ecco qui di seguito una scheda sul progetto.

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La proposta formativa di African Summer School per internazionalizzare il proprio CV

Fino al 13 giugno 2014 è possibile iscriversi ad African Summer School (ASS), la scuola estiva di Verona (Italia) che offre un percorso formativo che presenta l’Africa come terra di opportunità, per creare il proprio lavoro o business. Giunta alla sua seconda edizione e patrocinata dal Comune e dall’Università di Verona, ASS mira a concorrere alla creazione di una concezione equilibrata del continente africano con lo scopo di stimolare e facilitare il lancio di nuove attività economiche in un continente che negli ultimi anni sta sperimentando alti livelli medi di crescita, trasferendo ai partecipanti nuove conoscenze e competenze in ambito storico, economico e geopolitico. Le lezioni, seguite da tre mesi di attività formative individuali o di gruppo, si svolgeranno dal 3 al 10 agosto 2014 in una villa settecentesca veronese. La campagna delle iscrizioni è stata lanciata lo scorso 13 maggio 2014 alla Camera dei Deputati. 

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Raccontare un’Africa protagonista della storia umana dal neolitico fino ad oggi, e presentare questa macroregione non più solo come terra di missione ma come un luogo pieno di opportunità: questa è la sfida della seconda edizione di ASS, la scuola estiva promossa dall’Associazione veronese Africasfriends, realizzata grazie alla collaborazione di numerosi partner e patrocinata dall’Università e dal Comune di Verona con il contributo del Banco Popolare di Verona, UIL Verona e Ital nazionale.

 

Per raggiungere tali obiettivi, gli organizzatori hanno selezionato due docenti africani, a cui è affidata la maggior parte delle ore di lezioni che si terranno nella settimana dal 3 al 10 agosto 2014 a Verona. Si tratta dell’accademico José do Nascimento, che insegnerà Storia generale dell’Africa, e dell’esperto in marketing nonché blogger tra i più influenti del continente Mawuna Koutonin, che insegnerà invece Afro-business.

 

Ancora oggi per molti l’Africa è un continente a-storico. Per molti altri invece, la sua storia sembra aver preso inizio all’epoca della schiavitù. Rettificare tali tendenze è importante sia dal punto di vista scientifico che culturale: da una parte, infatti, risulta cruciale ribadire come l’Africa sia la culla dell’umanità e come tanti dei fenomeni sociali conosciuti abbiano avuto origine nel continente africano. Dall’altra, capire l’Africa sotto una prospettiva storica può aiutare a lottare contro stereotipi e fenomeni di razzismo ancora persistenti nelle società occidentali. Questo insegnamento è importante non solo per favorire il dialogo interculturale, ma anche e soprattutto per la costruzione identitaria delle cosiddette “seconde generazioni” (giovani di origine africana nati o cresciuti in Italia), che hanno la necessità di aver accesso a riferimenti culturali dei paesi di origine dei loro genitori.

ASS è anche “Business Incubator 4 Africa”, ovvero una training school in management che sia propedeutica al concorso finale delle idee di business proposte dai partecipanti, prima della loro effettiva valutazione e sviluppo eventuale. In quest’ottica, il corso di Afro-business è pensato per offrire – tramite lezioni, workshop e testimonianze – il know-how necessario alla pianificazione e all’avviamento di progetti imprenditoriali direttamente o indirettamente legati all’Africa. In particolare, in virtù dell’esperienza positiva dell’anno scorso, si cercherà di spiegare ai partecipanti il perché, il come, e il dove implementare idee di business. In tal modo, ed in maniera parallela, verrà incentivata la pratica del ritorno volontario dei migranti nei loro paesi di provenienza.

 

Il continente africano, infatti, per il suo attuale livello di crescita economica (in media 4-5 per cento annui) e per le trasformazioni in atto sia nell’economia mondiale che locale, offre contro ogni previsione numerose opportunità di realizzazione di micro-imprese gestite/gestibili dai giovani. La sfida oggi sta nel trovare il giusto modo per incoraggiare i giovani africani e di tutto il mondo a cogliere tali opportunità creando appositi percorsi di accompagnamento necessari alla realizzazione delle loro idee imprenditoriali.

 

ASS si rivolge specialmente ai giovani, senza distinzione alcuna. Una particolare attenzione però viene data agli studenti africani emigrati, e quelli nati in Italia. I primi hanno spesso bisogno di strutture d’inquadramento in grado di aiutarli a formalizzare i loro progetti di ritorno, mentre i secondi necessitano, per la loro crescita culturale, di un accesso ad insegnamenti africani di alto livello ed offerti da professori di origine africana.

 

La prima edizione di African Summer School, inaugurata nel 2013 con la presenza dell’ex-Ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge Kashetu (http://www.africansummerschool.org/riviviamo-la-cerimonia-di-apertura-della-summer-school-2013/), ha coinvolto cinquanta giovani africani ed italiani che hanno trascorso una settimana insieme per imparare e confrontarsi attorno al tema della geostrategia africana sviluppato dal pensatore Jean Paul Pougala. La seconda edizione, lanciata lo scorso 13 maggio 2014 in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati (https://www.youtube.com/watch?v=yoDvOEhKKY4&feature=em-upload_owner), propone un ampio programma di lezioni (http://www.africansummerschool.org/program/) che si svolgeranno dal 3 al 10 agosto a Villa Buri, complesso settecentesco appena fuori le mura di Verona.

 

 

Un’azienda all’anno in Africa

Uno degli intenti dell’iniziativa è quello di creare le condizioni per lo sviluppo e la realizzazione di almeno un progetto di business in Africa. Tale obiettivo si realizza incentivando i partecipanti africani ed italiani a scrivere dei progetti di business durante i tre mesi che seguono la settimana formativa. Tali progetti partecipano al concorso “Business Incubator 4 Africa“, nell’ambito del quale un comitato di selezione, composto da rappresentanti dei nostri partner e da esperti in materia, seleziona la miglior idea di business che poi riceverà un premio ed un accompagnamento nella sua fase di incubazione. Il progetto vincitore della prima edizione di African Summer School che il nostro partner in business incubation MAG Verona sta accompagnando dal mese di gennaio 2014, si realizzerà in Togo (nella capitale Lomé). Consiste nella realizzazione di stagni per l’allevamento di pesci da commercializzare nel mercato locale.

 

 

Ancora alcuni giorni per candidarsi

Le iscrizioni dei partecipanti che seguiranno tutto il percorso formativo della seconda edizione di African Summer School si svolgono online (http://www.africansummerschool.org/enrollment/) e sono aperte fino al 13 giugno 2014, data in cui si aprirà la campagna per accogliere gli uditori liberi (http://www.africansummerschool.org/uditori-liberi/).

 

La foto della inaugurazione dell’edizione dell’ASS 2013 è tratta da:http://ilreferendum.it

(da sinistra) Fortuna Ekutsu Mambulu, Damiano Fermo, Prosper Nkefack, Cècile Kyenge, Raphael Ngalani, Chiara Fraccaroli

Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 5

31 Gennaio 2014 1 commento

Ancora un saluto e una riflessione sulle società africane, in occasione dei 10 anni di questo blog. La parola a Paolo Sannella, già ambasciatore in Costa D’Avorio, profondo conoscitore delle questioni africane e attuale presidente del Centro Relazioni con l’Africa.

“Rispondo alla tua domanda di commentare un’iniziativa che hai nutrito per 10 anni allo scopo di migliorare la conoscenza che si ha in Italia della complessa realtà africana. L’impegno da te preso era difficile e veniva soprattutto assunto in un contesto ancora largamente dominato da stereotipi negativi di quella realtà a cui hanno fra l’altro anche contribuito le campagne di raccolta fondi delle ONG nostrane. Oggi quel panorama si è in parte modificato. Per restare nei confini di casa nostra vorrei ricordare quel bel volume ‘L’Africa a colori’ che la rivista Limes pubblicò nel 2006 e si apriva con quell’incisivo editoriale di Lucio Caracciolo che introduceva la necessità di cambiare occhiali per ben guardare la policromia di una società in piena espansione che si liberava di eredità dolorose e si muoveva alla ricerca di un nuovo ruolo da protagonista nel mondo contemporaneo. La settimana scorsa, il Sole 24 Ore in un articolo a firma di Micaela Cappellini ricordava i successi economici e le opportunità ormai largamente riconosciute di quel mondo. Non dobbiamo certo dimenticare i gravi problemi che ancora affliggono molte aree del Continente, ma dobbiamo farlo con impegno innovativo: guardando in avanti e non nel retrovisore. Molto resta da fare, caro Daniele, ed è proprio con l’intento di contribuire anche noi a questo risveglio dell’opinione pubblica italiana ed al rilancio delle relazioni italo-africane di recente invocato anche dal Ministro On. Bonino che la Società Geografica Italiana ha creato lo scorso anno il Centro Relazioni con l’Africa ed ha aiutato quest’ultimo ad organizzare lo scorso autunno un convegno di presentazione della nuova Africa animato dalle maggiori istituzioni economiche africane ed internazionali. Non possiamo che esserti grati del lavoro svolto ed allo stesso tempo lieti di continuarlo insieme con te.”

Photo: Seat of Government, Accra, Ghana   http://sprealestate.in

Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 4

Sono giunti ancora tanti saluti informali. In primis, quelli di Marco Pugliese, del fondamentale portale “African voices”.  Poi, il gradito commento dell’africanista e politologa Valeria Alfieri, che riporto qua sotto. Evidentemente, il tema della conoscenza dell’Africa e quello della sua rappresentazione collettiva vanno ancora approfonditi.

 

Valeria Alfieri

Ho conosciuto il tuo blog, e attraverso di esso Daniele il sociologo e Daniele l’amico, non pochi anni fa, nel 2005. Ero una giovane studentessa di Scienze Politiche, alle prese con le sue prime esperienze “africane”, che sbarcava in Burundi con l’idea di dover salvare il mondo e si trovò invece a salvare se stessa da pregiudizi, luoghi comuni e schemi di pensiero che ci sono inculcati e veicolati senza che spesso ce ne rendiamo conto, ed indipendentemente dall’ambito familiare e accademico nel quale si è immersi. Immagine dell’Africa ha accompagnato e dato un immenso contribuito ad un percorso personale e professionale non sempre facile, carico di dubbi, paure, angosce, tristezze, crisi e rotture. Scrivere di Africa cosi come la vivevo e leggere di Africa cosi come era vissuta dal tuo sguardo attento e lucido sono diventati nel tempo un connubio di grande supporto. La condivisione profonda di idee e pensieri che trovavo nella lettura del tuo blog mi confortava, e le parole di sostegno che non mancavi di lasciare sulle mie pagine virtuali m’incoraggiava a dare un senso a ciò che scrivevo. Da tempo oramai non scrivo più sul mio blog, ma non manco mai di seguire quando e come posso le tue parole sulle immagini e realtà africane. Molte delle tematiche presentate sono per me innovative, originali, tangibili. E lo spazio nel quale s’inseriscono è vario ma coerente. Imprenditori, classi medie, tecnologie ed energia rinnovabile, realizzazioni professionali, cinema, arte, ecc. sono argomenti che hanno ampliato enormemente i miei orizzonti, che nel tempo, per esigenze professionali, si sono sempre più focalizzati su tematiche ristrette, come sai. Tu hai questa capacità di guardare a 360 gradi, parlandoci non di un’Africa ma di Afriche, di paesi, di città, di persone, di idee, di progetti che non appartengono ad una tradizione fissa ed arcaica, ma sono in movimento ed incredibilmente moderni, figli al tempo stesso della tradizione, della colonizzazione e dell’epoca nella quale tutti noi stiamo vivendo. Tutto ciò, ci è molto più vicino e familiare di quanto possiamo pensare, e dovrebbe interpellarci molto di più di quanto lasciamo che abitualmente faccia. Ti ringrazio, dunque, per questo bagaglio a cui mi permetti di accedere, e per tutti i progetti più o meno concreti o più o meno folli sui quali discutiamo e sogniamo. Tutti i miei più cari Auguri, dunque, a Daniele l’amico, a Daniele il sociologo, e ad “Immagine dell’Africa” per questo lieto e benefico anniversario.

Foto: Francois Xavier, an optician in Dakar, Senegal (Source: Philippe Sibelly)

 

Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 3

 

Sono continuati a pervenire graditissimi saluti e commenti da amici e colleghi che, per lavoro, impegno o studio personale, si confrontano con la realtà attuale dell’Africa. Ecco dunque la terza tornata, tra il serio e l’ironico.

La foto è tratta da: http://www.hercampus.com/

 


Kossi A Komla-Ebri

10 anni! Sono tanti e ne so qualche cosa: sono quelli che ho dovuto aspettare dopo aver fatto in questo Paese tutto il percorso di studi per laurearmi e specializzarmi, per potere iscrivermi all’ordine dei medici (perché avevo infine acquisito la cittadinanza) e per poter esercitare. 10 anni sono davvero tanti: sono 3.650 giorni di attesa e speranze… Proporre un blog monotematico per 10 anni non è di certo facile. Richiede passione, costanza e sopratutto convinzione. La convinzione che si nutre di quella speranza descritta dallo scrittore Vaclav Havel: “La speranza non è ottimismo. La speranza non è la convinzione che ciò che stiamo facendo avrà successo. La speranza è la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Che abbia successo o meno.”

Ha davvero senso e significato sprecare tempo per parlare dell’immagine dell’Africa?

Io credo di sì, forse oggi più che mai, sopratutto in questo mondo globalizzato e fortemente mediatizzato dove prevale l’immagine, il suono e poco la riflessione, e dove il nostro immaginario è diventato il prolungamento delle parole e della nostra mente. Ha un significato “parlare” dell’immagine dell’Africa perché, nonostante l’accorciamento delle distanze con i mezzi di trasporto e quelli di comunicazione digitale, tante menti ancora oggi sono straripanti di scorie di pregiudizi, luoghi comuni e “non conoscenza” (per non dire “ignoranza”) dell’Africa, o meglio delle Afriche. Una immagine purtroppo essenzialmente negativa, nutrita quotidianamente dalle Ong. Basta girare per le strade la vigilia di Natale per vedere i manifesti di Amref, l’assurda pubblicità del Vu cumpra (!), vedere le pubblicità di ActionAid, dell’Unchr, senza scordarci del demente reality della Rai con inviati del mondo opulento che vanno ad assaggiare nei campi rifugiati la miseria altrui per un po’ di giorni, per poi tornare a rimpinzarsi e andare a controllare il colesterolo.

Immagini che dipingono l’Africa come il continente delle guerre, della miseria, del sottosviluppo. E’ di questi giorni il risveglio del governo italiano che punta a “riaccendere i riflettori sull’Africa” con l’iniziativa Italia-Africa della Farnesina, che “scopre” con un po’ di ritardo rispetto alla Cina che nonostante tutto l’Africa ricca ma impoverita è in crescita, come continente delle opportunità di investimento. Non vorrei che qui si voglia rinverdire l’immagine dell’Africa come possibilità di sfruttamento. Voglio sperare che i buoni propositi di “dare risalto alla presenza e al ruolo della comunità africana in Italia” e di inserire la cultura come uno degli elementi portanti dell’intera strategia siano il giusto segnale per un nuovo rapporto che di sicuro permetterà di presentare un’”Altra” immagine dell’Africa, come da 10 anni l’amico Daniele Mezzana porta avanti con amorevole passione.

 

Cátia Miriam Costa

10 year understanding and building knowledge on Africa. Africa still remains as the mysterious continent in a king of exotic imaginary. Is comfortable to see otherness as the extreme opposite of ourselves… it makes us to have more confidence on the presence and the future… Building awareness on difference and raising interest on these matters is a work shared by the ones loving diversity and knowledge. And that goes for Africa or for other continent. What is special about Africa is the persistence of an ancient image of an uncivilized continent, whereas we can find beauty, creativity and intelligence.

I think an enormous task is ahead us: to help to show what really goes is Africa… having happy and sad people, achievements and defeats as anywhere else in the world. I’ll bring a sentence from an Angolan writer from the 19th century, Pedro Félix Machado, writing in Lisbon for the metropolitan readership: “Sim – leitor amigo – em África, como em toda a parte do mundo se pode ser feliz”. (Meaning: “Yes – dear reader – in Africa like in everyplace in the world one can be happy”). Two centuries after is still difficult to make people believe in happiness, creativity, development and achievements in Africa, but I think it’s possible. Only sharing knowledge and information we can raise awareness and destroy stereotypes. That’s a task for all of us who have this marvelous experience of being or living there.

 

Stefano Anselmo

     Letterina  al Babbo Natale dell’Africa del futuro

 Caro Babbo Natale dell’Africa Futura, ti scrivo per chiederti le seguenti cose.

-       Ti prego di trasformare i dati di tutti i contratti delle multinazionali, invertendoli e dando il 51% agli Africani con relativa possibilità di gestione  del prezzo di acquisto delle materie prime, delle derrate e delle messi.

-       Regala dei macinini a energia solare alle mamme che triturano le pietre di coltan nella zona del Kiwu in Congo. Anzi, trasforma la raccolta così dolorosa, in una sana e organizzata cava degna delle migliori dell’Occidente, circondata da belle casette con giardinetto fertile,  residenze dei lavoratori.

-       Fa che ai politici Africani quando stanno per accordarsi con politiche e potenze occidentali firmando contratti capestro con clausole vessatorie, siano colti da un forte mal di pancia che faccia loro cadere la penna dalle mani.

-       Fa che anche i politici e gli esponenti delle economie mondiali, quando stanno per siglare accordi capestro con clausole vessatorie a favore di politici africani e a sfavore delle popolazioni africane, siano colti da un improvviso e irresistibile prurito al culo, così forte da non riuscire a firmare, tanto se lo devono grattare.

-       Fa che nascano ancora tanti Lumunba, Nkrouma, Sankara; almeno uno per ogni paese, di quelli inventati alla Conferenza di Berlino.

     Se non te lo ricordi bene è quella del 1884 -1885, svoltasi sotto l’ideologia che assegnava solo alle potenze europee e ai popoli bianchi d’oltreoceano il diritto alla sovranità: le altre aree erano considerate territori vuoti liberamente occupabili e spartibili.

-       Lancia uno Zot alla maniera del tuo amico Giove su tutti gli aspiranti dittatori e su tutti i politici che dopo il secondo mandato non vogliono ritirarsi.

-       Ripulisci le acque del Niger affinché tornino pulite e il suo delta ricco di pesci.

-       Fai che Francia, Inghilterra, America &co, non rompano più i coglioni  in materia di supremazia politica e gestione delle risorse, land grabbing, et cetera.

-       Insegna a tutti gli uomini che l’Africa ha una storia complessa e importante, né più né meno come l’Asia o l’Europa.

-       Spiega che quando a Kilwa e a Lamu (Tanzania e Kenia) si faceva il bagno nella vasca ad acqua corrente di casa propria, nella “civile” Inghilterra e in altri Paesi europei (sull’Italia stendiamo un molto pietoso velo!!!), vuotavano il contenuto dei  vasi da notte fuori dalla finestra.

-        Spiega che il miracolo del Rinascimento ebbe luogo grazie al sostegno dell’oro africano e alla “riscoperta” della scienza attraverso i documenti arabi tradotti in latino a Toledo, in Spagna e portati nel cuore dell’Europa da viaggiatori colti.

     E se non ci credono… per l’oro, spiega che: Kanku Musa (il Mansa, imperatore del Melli, situato grosso modo nell’attuale Mali), pellegrino alla Mecca nel 1324, distribuì doni in oro tanto generosi da far svalutare il prezioso metallo sui mercati per quasi 10 anni. Infatti Nell’Atlante Universale Catalano -carta geografica redatta nel1375- l’imperatore del Melli, è raffigurato assiso sul trono nel centro dell’Africa Occidentale con in mano una pepita d’oro, mentre un mercante berbero, con il volto velato, si avvicina a dorso di un cammello.

      Per la faccenda delle traduzioni arabe a Toledo, spiega che durante le ultime incursioni del 2012-13 di Al-Qaeda a Tombuctu, celebre città di cultura, sede di una  delle più antiche Università del mondo, vennero distrutti parecchi libri antichissimi. La mia amica Marzia, laureata in ingegneria, vistò la città 10 anni fa e rimase esterrefatta riconoscendo nelle illustrazioni di libri risalenti al X e XI secolo, gli stessi schemi di ottica studiati da lei durante i suoi anni universitari. Emozionata, si augurò che i pazzi Talebani non li avessero distrutti.

-       Spiega all’Uomo bianco che quando l’Italia processava Galileo Galilei per le sue affermazioni sulla rotazione terrestre, erano già passati quasi mille e trecento anni da quando Eratostane, ad Alessandria d’Egitto, calcolò il diametro della Terra, partendo dal dato ormai super-assodato, della sua sfericità.

-       Insegna agli Africani a non buttare in giro i sacchetti di plastica, perché l’Africa è la loro terra e non la loro spazzatura: spiega anche che non è una “cosa da Bianchi” perché Paul Kagame, che è un Africano nero come gli altri, ha vietato l’uso dei sacchetti di plastica in tutto il Paese: li sequestrano alla frontiera prima di entrare in Rwanda.

     Spiega loro che i “sacchetti di plastica” è meglio che se li infilino sul pisello prima di fare l’amore.

-       Fa che gli Africani e i Neri di tutto il mondo la smettano di schiarirsi pelle e capelli, pensando di essere più belli, solamente perché si sentono meno “lontani” dall’idea di bellezza imposta dalla supremazia culturale bianca.

-       Spiega a tutti, Bianchi e Neri, belli e brutti, che nascere in un paese ricco o in una famiglia benestante, non è assolutamente né un merito, né ti riconosce alcun diritto in più; bensì è semplicemente una mera questione di “culo” (nel senso di “fortuna”, per chi non avesse dimestichezza con le sfumature semantiche).

-       Fa che i “Bianchi” sappiano che esistono tante Afriche, diverse per cultura, lingua, musica, cucina, miti e leggende, perchè l’Africa è un Continente – contenitore delle tante Afriche esistenti.

-       Fa che anche gli Africani sappiano (ancora meglio dei “Bianchi”) che esistono “le Afriche” e non una sola Africa.

-       Fai funzionare le Università, le scuole, gli ospedali. E fa sì che i tanti soldi provenienti dalla cooperazione, finiscano nelle tasche della gente comune in termini di benessere e assistenza.

-       Chiedi agli Spiriti della Foresta, delle Sabbie e dei Mari di non moltiplicare l’acqua in vino (è buono ma non ci puoi irrigare i campi) né moltiplicare i pesci perché i mari africani ne sarebbero ricchi (basta eliminare  l’inquinamento da petrolio, soprattutto nei delta e  la pesca a strascico con le reti a maglie strette, nei fiumi e in mare), ma di trasformare i milioni di mine anti uomo in manioca, cipolle, peperoncino e neuroni, per chi al mondo (Bianchi  e Neri) ne avesse bisogno. E le fabbriche che le producono, in fabbriche di preservativi.

-       Infine fa che il messaggio che si evince dal testo seguente diventi ormai inutile, antiquato, stantio e noioso, tanto la nostra società si è evoluta. É la sofferta risposta a una donna colpevole di millantata conoscenza di cose africane, sicumera e boria: diceva imbecillità indicando gli Africani come “Negri”.

     Tolleranza? Regole da seguire? Si? E allora dimmelo un po’! Quanti Negri hai ospitato a casa tua a mangiare? E per quante volte? E quanti Negri ti telefonano almeno due volte la settimana? E a quanti hai prestato dei soldi? E quanti hanno prestato dei soldi a te?  (…) Con quanti sei stato al cinema o a fare shopping, o  a fare la cazzo di spesa al  supermercato? E per quanti Negri ti sei messo a piangere, o quanti ne hai ascoltati piangere? Dimmelo un po’: quanti Negri hai abbracciato sperando che non andassero più via? E a quanti hai detto di sparire dalla tua vita? Dimmelo: quanti Negri hai sulla lista dei regali di Natale? (…)

(da “African inferno” P. Pallavicini, Feltrinelli, pag. 3)

Grazie per avermi ascoltato Babbo Natale dell’Africa del futuro.

Tuo Stefano Anselmo