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Post Taggati ‘alimentazione’

Prevenire le crisi ambientali con il crowdsourcing

Cittadini, scienziati e tecnici lavorano sempre più insieme per prevenire le crisi ambientali, come siccità e inondazioni, e difendere o migliorare la produzione agricola. Anche in tanti paesi africani, ove si sono sperimentati metodi per raccogliere e gestire dati meteorologici, attraverso i media tradizionali (come la radio),  Internet e i social media. Esperienze importanti sono state fatte, ad esempio, dal progetto METAGRI,  della World Meteorological Organization (WMO), realizzato di recente in Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Ciad, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Repubblica di Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo. Una nuova tendenza in questo campo è quella di adottare il crowdsourcing, cioè la raccolta e la gestione di una gran mole di informazioni, provenienti da una vasta gamma di persone, sia esperti che cittadini comuni, per mappare e prevenire i rischi. E, come mostrano le recenti crisi ambientali  in Africa (che sono anche e soprattutto politiche, economiche e sociali) ci sarebbe molto da lavorare. In questo rapporto, che ho scritto con Gabriele Quinti, ci sono un po’ di notizie e suggerimenti sull’uso del crowdsourcing, specificamente nel campo delle inondazioni.

La foto è tratta da: http://spore.cta.int/en/

Biopesticidi In Kenya

23 Settembre 2016 Nessun commento

Tempo fa ho parlato brevemente delle attività dell’ICIPE (International Centre of Insect Physiology and Ecology), un centro di ricerca sugli insetti con sede a Nairobi. Non si insisterà mai abbastanza sull’importanza di uno studio serio sugli insetti nel continente africano, dal punto di vista sanitario, della produzione alimentare, della lotta contro la povertà. Nel solo 2016, l’ICIPE ha pubblicato 85 articoli su riviste scientifiche. Uno di questi è dedicato ai biopesticidi. Si tratta di prodotti contenenti molecole di origine biologica in grado di esercitare un’azione di controllo verso organismi patogeni. Come dimostra uno di questi studi dell’ICIPE, pubblicato su “Crop Protection”, tali prodotti possono rappresentare una valida alternativa all’uso dei prodotti chimici in agricoltura, a condizione che ci siano sistematici programmi di informazione e formazione continua dei contadini.

La foto è tratta da: http://www.scidev.net

Parlando d’Africa con Umberto Eco

21 Febbraio 2016 Nessun commento

Parlai una sola volta con Umberto Eco, e quella volta parlammo di Africa. Fu in occasione di un esame di semiotica al DAMS di Bologna, tanti anni fa. Io da una parte del tavolo, e di fronte a me il professor Eco, lo studioso di cui avevo letto tutti i libri. Con lui, c’era anche un’altra nota semiologa: Patrizia Violi. Tirai fuori da uno zainetto un barattolo vuoto di latte in polvere, poi una tesina su “Il latte in polvere nel Sahel. Aspetti semiotici del trasferimento di tecnologie”. E l’esame cominciò.

Negli anni ’80, diversi organismi per la cooperazione internazionale allo sviluppo avevano inviato consistenti aiuti alimentari per far fronte alla carestia che aveva colpito tutti i Paesi del Sahel (Ciad, Niger, Burkina Faso, Mali, Senegal, Gambia, Mauritania, Capo Verde, Guinea). Tra tali aiuti, vi erano cospicue forniture di latte in polvere, catapultate senza troppe cautele da un contesto all’altro (dolosamente o inconsapevolmente, la differenza qui è irrisoria). In effetti, con l’arrivo di questo alimento, si era rilevato un aumento delle malattie diarroiche presso la popolazione infantile, e in molti casi, quando tali malattie colpivano i bambini di pochi mesi, questo significava morte quasi certa. Il fatto è che, mancando istruzioni chiare sulle confezioni di latte in polvere (la cui preparazione richiede poca polvere e tanta acqua sterilizzata), la cultura alimentare locale trattava i nuovi prodotti alla maniera tradizionale, in cui gli alimenti farinosi richiedono poca acqua e tanta farina. Insomma, in termini semiotici, entravano in campo “sceneggiature” ed “enciclopedie” diverse, fenomeni di “ipercodifica” e “ipocodifica”, “topic”, isotopie”, “relazioni fiduciarie” e quant’altro. Umberto Eco era veramente una persona alla mano, curiosa, acuta, e l’esame si trasformò in una rigorosa ma cordiale discussione sul modo in cui una maggiore consapevolezza dei meccanismi semiotici insiti nella cooperazione internazionale e nel trasferimento di tecnologie (alimentari, in questo caso) avrebbe potuto salvare tante vite umane nel Sahel. Alla fine andò bene, e fu uno dei giorni che ricordo ancora con maggior piacere. Anche se, a distanza di decenni, stiamo ancora a riflettere sui guai che si continuano a combinare nel continente africano.

Umberto Eco. Photograph: Eamonn McCabe/The Guardian

Vegetali per combattere la “fame nascosta”

4 Settembre 2014 1 commento

Una buona dieta è basata su una diversità di cibi, ma in Africa molti seguono, spesso per necessità, una dieta monotona e poco diversificata. Questa è una forma di “fame nascosta”, molto pericolosa e da fronteggiare. Un recente articolo, pubblicato su “Chronica Horticulturae” (Volume 54, issue 1, 2014), si occupa di questo tema, proponendo alcune soluzioni, basate sull’uso di vegetali nutrienti, disponibili e a basso costo. Lo studio, a cura di Grubben, Klaver e altri, si trova a questo link. L’African Studies Centre di Leiden, da cui ho tratto la notizia, ne parla così:

(…) While a healthy diet is based on a diversity of foods, in Africa many people rely on monotonous diets based mainly on grains, roots and tubers with few vegetables & fruits and hardly any animal-source foods. As a consequence, in tropical Africa more people suffer from ‘hidden hunger’ than from overt starvation, because their diet lacks micronutrients such as iron, zinc, vitamin A, iodine, and folate. This ‘hidden hunger’ is a main cause of health problems, high mortality and low economic productivity. Dietary diversification is one of the key strategies to combat this ‘hidden hunger’ and vegetables are the most affordable and accessible source of micronutrients. Nutritional analysis shows that when the food composition figures are expressed per 100g dry matter, vegetables appear as a particularly rich source of protein, fibre, vitamins and minerals. (…)

La foto è tratta da: http://www.edenproject.com

Vino in Africa

17 Giugno 2011 2 commenti

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La produzione di vino è una realtà consolidata dalla metà del XVII secolo in Sudafrica, e più recentemente in alcuni Paesi nordafricani come Algeria, Tunisia e Marocco. Attorno al vino ruotano anche alcune iniziative di sostegno all’immigrazione qualificata in Italia, che puntano a creare un ponte economico e sociale tra il nostro Paese e quelli di origine degli immigrati. Un esempio è quello dell’associazione Ancient African Cultural Foundation Group Italy, che opera a Torino, e di cui si è occupata la pagina locale di Repubblica. Per inciso, il giorno prima è stata diffusa una lettera inviata al direttore di Repubblica.it, in cui si lamenta il fatto che nel sito web di questo quotidiano le notizie sull’Africa sono state tutte confinate nella nuova rubrica “Mondo solidale”, cioè classificate indistintamente (diciamo per comodità)  sotto la voce “sfiga e dintorni”.

La foto di un vigneto in Sudafrica è tratta da: http://thecrushedgrapereport.typepad.com

Vegetariani in Africa

28 Dicembre 2010 4 commenti

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Qualche giorno fa, si è svolto a Nairobi il primo congresso delle associazioni vegetariane dell’Africa Centrale e Orientale. Il vegetarianismo organizzato, nelle sue varie versioni, è una realtà ormai radicata in tutta l’Africa. Per avere alcuni esempi di esperienze in Kenya, Nigeria, Sudafrica, Etiopia, Ghana, Uganda, Togo e in altri Paesi ancora, basta visitare il sito  web dell’International Vegetarian Union.

La foto è tratta da: http://www.ivu.org/africa/togo/index.html

Culture culinarie

5 Giugno 2007 1 commento

Un curioso e interessante sito ha come oggetto le cucine dei popoli africani, e i loro aspetti storici e culturali. Il sito è lo strumento di connessione di una rete internazionale di studiosi e appassionati che, a partire dal cibo, approfondiscono la conoscenza dell’Africa di un tempo e di quella attuale.

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Dal cibo alla politica

15 Giugno 2006 1 commento

Un’altra donna africana fuori dagli schemi, da conoscere. Juliette Diagne Cissé, senegalese, ha vinto il Premio Artusi 2006. Ha fondato, alla fine degli anni ’80, l’organizzazione non governativa A.S.D.I. (Association Sénégalaise pour le Développement Intégré), per la promozione delle popolazioni rurali e degli immigrati dalle campagne alle città del suo Paese. E’ anche militante politica socialista, è stata funzionario governativo ad alti livelli, ha diretto l’organizzazione mondiale della gioventù cattolica rurale. E ha un suo particolare approccio al rapoporto tra la tradizione alla modernità, che passa attraverso il cibo. Nella sua scheda di presentazione, i promotori del Premio Artusi scrivono: “Migliorare le condizioni di vita, significa migliorare l’alimentazione. Da qui la lotta contro la salinizzazione delle risaie coltivabili, con il sistema delle dighe antisale; la rete degli orti di villaggio autogestiti dai Groupements femminili, per arricchire ed integrare la dieta della famiglia con frutta ed ortaggi freschi, senza alcun trattamento chimico e la creazione di una struttura, la Mutuelle di credito e risparmio, che permetta alle contadine di accedere a piccoli prestiti a condizioni eque, per sostenere la microimprenditorialità femminile.”

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Ho letto cose…

30 Agosto 2005 4 commenti

Ma è proprio necessario, per essere solidali con la gente africana, parlarne male o a sproposito? Dopo settimane, o mesi, di ritardo, la stampa italiana si è interessata, a partire da fine luglio, della carestia in Niger. Con molti limiti, a dir poco. Spesso sparando cifre “ad effetto”, ma a casaccio e in modo contraddittorio: in uno stesso articolo, ho letto all’inizio del testo che le persone a rischio erano 3.500.000, e alla fine qualche decina di migliaia (sempre tante, per carità, ma allora devono cambiare l’analisi e l’approccio d’intervento). Oppure, ho letto – dopo un titolone centrato sulla carestia – che il problema non è la carestia, ma la povertà, i prezzi, ecc., o che i bambini in fondo non muoiono per fame, ma per la cattiva qualità dell’acqua. Ho visto anche confondere il Niger con la Nigeria. E letto frasi che accetterei a stento da un ragazzo della prima media, ad esempio “nella cultura africana, assai diversa dalla nostra…” (come se l’Africa, il continente delle mille diversità, avesse una sola cultura). Il tutto condito con manifestazioni di compassione molto simili alla ripugnanza, sulla sporcizia e la puzza dei villaggi; oppure con espressioni di disprezzo verso gli africani che utilizzano del denaro per comprarsi fuoristrada e cellulari (come se non fossero beni di estrema utilità, in certe zone). Per non parlare dell’asserto per cui gli adulti africani sempre e comunque (in virtù dell’”unica” cultura di cui sopra), in caso di necessità, affamano i bambini, togliendo loro il cibo di bocca (per inciso, una mamma nigerina interpellata ha detto a una giornalista: “ma ragioni, mi scusi… se manca il latte, mica possiamo dare ai lattanti erbe e radici”). Solo alcuni esempi, per dire quanto ancora c’è da lavorare sulla qualità dell’informazione sull’Africa. Anche l’emergenza può essere raccontata in modo assai diverso.

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