Home > Società > Beta Israel: la patria rimandata?

Beta Israel: la patria rimandata?

In Italia, siamo in un contesto di celebrazione del giorno della Memoria, in un periodo elettorale denso di confusione mentale diffusa e generalizzata, di rigurgiti razzisti e antisemiti da parte di minoranze di deficienti, di strumentalizzazioni di questi rigurgiti solo ed esclusivamente per dar giù a qualche avversario politico o sportivo (di solito, per colpa di pochi decerebrati e della malizia dei media, il bersaglio preferito è la Lazio in quanto tale, di cui per inciso sono stratifoso – io antifascista e imparentato con una famiglia con significative radici ebraiche romane…). Ma a proposito di memoria e di radici, mi ha sempre interessato la vicenda dei Beta Israel, altrimenti detti Falascià: gli ebrei neri originari dell’Etiopia, per lo più trasferitisi in Israele a partire dagli anni ’80, in varie ondate migratorie facilitate, e che nel 2011 vi costituivano una comunità di oltre 125.000 persone, in maggioranza concentrate in piccole aree urbane nel centro del Paese. Un volume, sia pur datato, di Tanya Schwarz, intitolato “Ethiopian Jewish Immigrants. The Homeland Postponed”, mette in evidenza luci e ombre di questa emigrazione, provando a comprendere dal di dentro il sollievo e i tormenti di questo popolo giunto in una terra promessa che non per tutti è stata tale da ogni punto di vista, almeno per un po’.

La foto di Titi Aynaw, Miss Israele 2013, di origine ebraico-etiope, è tratta da: https://www.youtube.com/watch?v=u8YTiBn4HIA

 

  1. Nessun commento ancora...
E' necessario che tu sia collegato per poter inserire un commento.