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Archivio Marzo 2014

La cybercriminalità in Africa occidentale

Nonostante il divario digitale, l’Africa conosce una crescente cybercriminalità, soprattutto nelle varie forme della truffa. Fonti FBI stimano che la Nigeria, il Ghana e la Costa D’Avorio sono tra i primi 10 Paesi al mondo come fonti degli imbrogli e dei “bidoni” online. In uno dei suoi vari articoli su questo argomento, il giornalista Daniel Addeh (uno dei corrispondenti della web tv “African Voices”) si è soffermato sulla cybercrminalità in Ghana, che coinvolge sempre più adolescenti delle fasce povere, ed è in continua crescita. A differenza della vicina Costa D’Avorio, ove è stata attuata una politica di contrasto che sembra stia facendo regredire il fenomeno: la Plateforme de Lutte contre la Cybercriminalité – PLCC.

La foto è tratta da: http://verite-reconciliation.org/cote-divoire-cybercriminalite-largement-surestimee-cio-com/

De minimis…

Chi passa da queste parti ogni tanto avrà già capito che qua dentro non ci occupiamo di eventi di cronaca, né di analisi macro-economiche e geopolitiche sull’Africa (in cui tanti altri eccellono). Per scelta, non certo per insensibilità nei confronti dell’attualità africana, qui si parla prevalentemente di alcuni fenomeni e processi sociali di media e lunga durata: le rappresentazioni delle società africane, gli stereotipi, i rapporti tra modernità e tradizione, le relazioni tra stati e società civili, l’urbanizzazione e il rapporto città/campagna, le migrazioni internazionali e tanto altro ancora. Processi e fenomeni di media e lunga durata che però incidono su scelte, azioni, politiche, e che si manifestano in tanti modi nella quotidianità. Anche in minime cose, che però sono rivelatrici di grandi problemi. Il sito NOFI, ad esempio, ha messo insieme una ventina di “20 cose da non dire a un nero”. A leggerle, sono veramente stupide, ma buona parte di esse, a seconda dei casi, le ho personalmente sentite in bocca, mica di leghisti padani o di razzisti espliciti, bensì di cooperanti, intellettuali progressisti, persino di docenti universitari che hanno lavorato in paesi africani. A testimonianza che certe immagini degli africani nascono da stratificazioni della nostra cultura che non possono essere modificate solo dalla buona volontà dei singoli, dall’avere una mente aperta, dal diffondere maggiori informazioni o dal promuovere una migliore educazione. Tutte cose, certo, assolutamente indispensabili. Ma servono, forse, più in generale, nuovi modelli plurali di vita, di esperienza, di incontro, di dialogo, di socialità nei fatti.

Il disegno è tratto da: http://africanhistory-histoireafricaine.com/blog

Guerriglia iconografica

Svelare, o criticare, il significato di una foto può forse aiutare qualcuno a capire meglio i meccanismi inceppati delle attuali relazioni interculturali. Un esempio è il post sul blog “Africans against appropriation”, centrato sui presupposti e sui modi con cui ragazze bianche (capitate in qualche Paese africano a vario titolo) si fanno fotografare con bambini neri. Roba innocente, senza conseguenze? L’autore di quel blog, e anche io, abbiamo qualche dubbio. A questo proposito, va segnalata anche l’iniziativa, citata dalla CNN, di una campagna fotografica dell’African Student Association dell’Ithaca College di New York, intitolata “The Real Africa: Fight the Stereotype”. Una campagna che punta a reagire contro rappresentazioni parziali o unilaterali del continente africano. Senza sottovalutare i problemi ben noti, ma senza occultare le potenzialità che esistono. Due esempi di concreta, innocente, efficace “guerriglia semantica” (Umberto Eco, tantissimi anni fa, parlava di “guerriglia semoiologica”) sull’iconografia che ci passa davanti ogni giorno, e su cui ci interroghiamo pochissimo.

La foto è tratta da: http://techexile.com