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Archivio Gennaio 2014

Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 5

31 Gennaio 2014 1 commento

Ancora un saluto e una riflessione sulle società africane, in occasione dei 10 anni di questo blog. La parola a Paolo Sannella, già ambasciatore in Costa D’Avorio, profondo conoscitore delle questioni africane e attuale presidente del Centro Relazioni con l’Africa.

“Rispondo alla tua domanda di commentare un’iniziativa che hai nutrito per 10 anni allo scopo di migliorare la conoscenza che si ha in Italia della complessa realtà africana. L’impegno da te preso era difficile e veniva soprattutto assunto in un contesto ancora largamente dominato da stereotipi negativi di quella realtà a cui hanno fra l’altro anche contribuito le campagne di raccolta fondi delle ONG nostrane. Oggi quel panorama si è in parte modificato. Per restare nei confini di casa nostra vorrei ricordare quel bel volume ‘L’Africa a colori’ che la rivista Limes pubblicò nel 2006 e si apriva con quell’incisivo editoriale di Lucio Caracciolo che introduceva la necessità di cambiare occhiali per ben guardare la policromia di una società in piena espansione che si liberava di eredità dolorose e si muoveva alla ricerca di un nuovo ruolo da protagonista nel mondo contemporaneo. La settimana scorsa, il Sole 24 Ore in un articolo a firma di Micaela Cappellini ricordava i successi economici e le opportunità ormai largamente riconosciute di quel mondo. Non dobbiamo certo dimenticare i gravi problemi che ancora affliggono molte aree del Continente, ma dobbiamo farlo con impegno innovativo: guardando in avanti e non nel retrovisore. Molto resta da fare, caro Daniele, ed è proprio con l’intento di contribuire anche noi a questo risveglio dell’opinione pubblica italiana ed al rilancio delle relazioni italo-africane di recente invocato anche dal Ministro On. Bonino che la Società Geografica Italiana ha creato lo scorso anno il Centro Relazioni con l’Africa ed ha aiutato quest’ultimo ad organizzare lo scorso autunno un convegno di presentazione della nuova Africa animato dalle maggiori istituzioni economiche africane ed internazionali. Non possiamo che esserti grati del lavoro svolto ed allo stesso tempo lieti di continuarlo insieme con te.”

Photo: Seat of Government, Accra, Ghana   http://sprealestate.in

Una intervista per il “Corriere delle migrazioni”

Stefania Ragusa, direttore responsabile del “Corriere delle migrazioni” segue da tanto tempo questo blog, e allo stesso modo io seguo con estremo interesse quella pubblicazione online e tutto quel che le ruota attorno. In occasione dei 10 anni di “Immagine dell’Africa”, mi ha fatto l’onore di intervistarmi e ha pubblicato l’intervista nel n.9 del 20 gennaio 2014.

Stefania mi ha anche mandato questo gentilissimo messaggio di auguri: Quando ho cominciato a lanciare anche io i miei post nel cyberspazio, sei o sette anni fa, Immagine dell’Africa era un blog già molto visitato e autorevole, a cui spesso attingevo per trovare spunti e provare a leggere meglio la realtà che mi circondava. Quando Fabrizio Casavola mi ha messo in contatto diretto con Daniele Mezzana, mi sono sentita davvero onorata e anche un po’ – non ridere Daniele – emozionata. Perché l’affinità mentale e la condivisione di valori, se autentiche, sono esperienze emozionanti. Ho pensato un po’ a quale potesse essere il modo migliore di festeggiare i 10 anni di questo prezioso blog e ho concluso che parlarne attraverso il mio giornale potesse essere un buon modo per me. Da qui l’intervista. Tanti auguri Immagine dell’Africa, e cento di questi compleanni. Grazie Daniele per il tuo impegno puro e disinteressato.”

Riporto integralmente l’intervista qui di seguito.

 

L’immagine dell’Africa

Stefania Ragusa – 20 gennaio 2014

Compie dieci anni il blog Immagine dell’Africa, uno strumento che nel tempo ha contribuito  a modificare l’immagine stereotipata del continente presso il pubblico italiano. Abbiamo intervistato il suo fondatore/ideatore, Daniele Mezzana.

Come è nato questo blog, e perché?

«Ho lavorato e lavoro in Paesi africani dal 1979, come ricercatore e formatore, con il Cerfe. Durante tutti questi anni, ho potuto notare che il pensiero ricorrente sull’Africa, qui in Italia, non corrisponde alla realtà delle società africane. E non basta semplicemente andare in Africa per correggere lo sguardo: se i tuoi a priori non sono adeguati, anche se risiedi per 5 anni in loco, continuerai a non comprendere. Bisogna andare oltre. Una occasione importante, per me, fu la lettura del Rapporto MacBride negli anni ‘80. Era un rapporto di una commissione promossa dall’Unesco che mostrava gli squilibri esistenti nella circolazione dell’informazione nel mondo (gestita da poche centrali nei Paesi del Nord), e nel modo in cui i diversi Paesi delle diverse aree del pianeta vengono rappresentati dai media. Erano anni in cui, alla riflessione su un possibile “Nuovo ordine economico internazionale”, si provò ad elaborare strategie per un “Nuovo ordine mondiale dell’informazione e della comunicazione”, ma senza successo. Tuttavia, fu importante lanciare e approfondire questioni importanti come la necessità di rafforzare i sistemi autonomi di informazione dei Paesi del Sud, modificare la deontologia degli operatori dell’informazione, rafforzare la cooperazione e il rispetto delle diverse culture sul versante della comunicazione internazionale, ecc.
Altra esperienza fondamentale fu, da questo punto di vista, la partecipazione alla rivista Società africane, pubblicata online negli anni 2002-2003. La rivista affrontava il problema della conoscenza delle società africane nel loro dinamismo e nella loro complessità: non solo l’Africa della tradizione, della povertà, delle guerre e dei villaggi, ma anche quella delle città, degli amministratori locali, degli imprenditori, dei sia pur faticosi processi di democratizzazione, del confronto con la modernità. E soprattutto un’Africa plurale, diversificata, non un’entità unica e cristallizzata. Dopo la conclusione di questa esperienza, per cause di forza maggiore, nel 2004 ho deciso di proseguire la riflessione sullo specifico aspetto delle rappresentazioni sociali dell’Africa e degli africani, e ho pensato di usare uno strumento, allora abbastanza innovativo, come il blog: per parlare di sterotipi e di come superarli, per parlare degli africani come attori e non solo come recettori dell’attivismo altrui. Temi purtroppo ancora attualissimi, mi sembra. Ed eccoci qua, dopo 10 anni e 471 post, nell’era dei social networks, che utilizzo un po’ come una sorta di prolungamento del blog».

Cosa è cambiato nel tempo, secondo lei, nella percezione dell’Africa da parte dell’Occidente?

«Stiamo parlando di qualcosa che è stato “costruito” nel corso dei secoli, una percezione radicata nelle memorie personali e collettive: per questo è difficile modificarla in tempi brevi. Infatti, è cambiata ancora poco. Storici, cartografi, missionari, esploratori, filosofi, scrittori, pittori, funzionari coloniali, viaggiatori, leader politici, giornalisti hanno tutti contribuito, ciascuno in modo diverso, a forgiare l’immagine dell’Africa e della gente africana così come si configura oggi. Certe rappresentazioni hanno avuto più successo di altre: ad esempio quella di un’Africa irrimediabilmente legata alla tradizione, al passato, in cui la gente è tutta carne ed emozioni e con poco cervello. Su questo, si sono innestati, negli ultimi decenni, i meccanismi dei media: a fare notizia sono gli eventi negativi (come i conflitti) o tragicomici (come il re che sceglie moglie tra centinaia di vergini), e non i fatti positivi, o i processi meno visibili di cambiamento. Non che in Africa manchi la materia, intendiamoci, ma è indubbio che l’informazione tenda a privilegiare e ad enfatizzare la dimensione “evenemenziale”, immediata e catastrofica: la carestia e il dittatore fanno notizia e vendono; una elezione pacifica, una scoperta scientifica di un istituto locale (penso, ad esempio, alle ricerche sulla malaria dell’Icipe in Kenya) non fanno notizia, o la fanno di meno. Qualche eccezione si fa per la musica o il cinema.
Su questo meccanismo si innesta anche il ruolo di alcune Ong o di altri attori che, per ragioni di raccolta fondi, o esercitando un giusto ruolo profetico e di denuncia, tendono a parlare di quello che non va, per cambiarlo. Nel fare questo, è chiaro che risulta più agevole trattare eventi in cui è facile attribuire una specifica responsabilità (al governo X o alla multinazionale Y), piuttosto che altri problemi meno evidenti o non facilmente imputabili a specifici attori, ad esempio: la fuga dei cervelli (Corriere delle Migrazioni ne sa qualcosa), la discriminazione delle donne e la loro lotta per l’emancipazione, la gestione delle aree urbane e il rapporto città-campagna, la qualità dei servizi sanitari nella loro quotidianità (al di là delle emergenze), la ricerca scientifica e accademica, e così via. Questa situazione favorisce numerose distorsioni presso il grande pubblico, che non ha modo di farsi un’idea diretta delle società africane, e perpetua un meccanismo di ignoranza e pregiudizio.
Negli ultimi anni, tuttavia, ci sono stati dei cambiamenti. Vari portali e siti web, anche in Italia, offrono una informazione più completa e corretta dell’Africa e dei popoli africani: oltre alle testate specialistiche che si occupano tradizionalmente di Africa, posso citare African Voices, Africa e Mediterraneo, il blog Sancara, il gruppo Facebook su l’Afrique qui gagne e altri ancora. Anche qualche grande testata nazionale generalista ospita periodicamente bei servizi e réportages sull’Africa che cambia. Questo mi fa ben sperare, ma c’è ancora molto da fare, non solo sul versante dell’informazione, ma anche su altri versanti, soprattutto quelli della ricerca e dell’educazione nelle scuole e nelle università. In altri Paesi europei si è fatta molta più strada. Ma è un discorso molto lungo…»

C’è un nesso tra il razzismo e la visione distorta dei paesi cosiddetti in via di sviluppo?

«Il razzismo ha origini profonde, direi etologiche e legate a un senso non gestito della territorialità, ma la componente “ignoranza” è certamente fondamentale. Gli stereotipi e le generalizzazioni sono un elemento fondamentale del razzismo. È chiaro che se noi immaginiamo che gli africani, tutti indistintamente, siano gente di villaggio, analfabeti o che posseggono (se va bene) solo la licenza elementare, non potremo che avere una visione “dall’alto verso il basso” degli immigrati provenienti dall’Africa, e oltretutto offriremo loro (anche ai laureati e diplomati, e provenienti da città grandi il triplo di Milano) lavori dequalificati rispetto alle loro reali competenze. Questo è solo un esempio. Penso anche che l’anticamera del razzismo, il suo terreno di coltura, sia la mentalità paternalistica presente in tanti ambiti della nostra vita quotidiana: da molta produzione televisiva e musicale, alla numerosa (non tutta) pubblicistica della solidarietà, a tanti elementi del discorso politico e sociale, che si riflettono persino nei resoconti di viaggiatori e turisti. Non è facile venirne fuori, e non bastano prediche o singole denunce per ribaltare la situazione: occorre agire molto più in profondità e con continuità».

Il ribaltamento a 180° della visione stereotipata dell’Africa, la tendenza a sottolineare i suoi aspetti “moderni” in una sostanziale identità con quelli occidentali, non rischiano di risultare ugualmente piatti?

«In effetti, questo ribaltamento a 180° è ingenuo. Bisogna esaminare le cose per come stanno, senza pregiudizi, e cercando di comprendere tutti gli aspetti, non solo alcuni. Per me, quando si parla di conoscenza e di immagine dell’Africa è importante cercare di esaminare sia le discontinuità che le continuità esistenti tra la realtà africane e le altre, compresa la nostra. È evidente che siamo diversi, e che le diversità vadano riconosciute, apprezzate e valorizzate. A volte, però, riconoscere una diversità può portare con sé, come una specie di cavallo di Troia, anche un elemento di distanza, o, anche senza volerlo, di disistima. Ad esempio, ogni volta che attribuiamo agli africani, indistintamente, una personalità contraddistinta tout-court dall’emozionalità, dalla semplicità, dall’accettazione sorridente di quel che viene, ecc. e dunque come distinta da quella tipica della razionalità occidentale, non facciamo che riprodurre un pregiudizio di stampo coloniale. E per questo trovo utile, nel blog, anche con un po’ di spirito polemico, sottolineare qualche elemento di continuità: non solo il fatto che siamo in un mondo, di fatto, interconnesso (nel bene e spesso nel male, anche per colpa nostra) e che tanti problemi sono comuni, ma anche, più nello specifico, il fatto che pure in Africa esiste un ceto medio in espansione, esistono università, imprenditori, cineasti, case di moda, sindacalisti, magistrati, parlamentari, sindaci, donne intellettuali (non solo quelle che pestano ritmicamente il miglio: le uniche che gli italiani conoscono dai servizi e dai documentari televisivi). Sembrano forse dettagli da poco, ma non lo sono: già riconoscere queste cose sarebbe un piccolo passo avanti, anche nella lotta contro il razzismo, e per un confronto migliore con chi, provenendo da lontano, viene a vivere qui da noi».

Stefania Ragusa

Photo: UN / Ky Chung

Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 4

Sono giunti ancora tanti saluti informali. In primis, quelli di Marco Pugliese, del fondamentale portale “African voices”.  Poi, il gradito commento dell’africanista e politologa Valeria Alfieri, che riporto qua sotto. Evidentemente, il tema della conoscenza dell’Africa e quello della sua rappresentazione collettiva vanno ancora approfonditi.

 

Valeria Alfieri

Ho conosciuto il tuo blog, e attraverso di esso Daniele il sociologo e Daniele l’amico, non pochi anni fa, nel 2005. Ero una giovane studentessa di Scienze Politiche, alle prese con le sue prime esperienze “africane”, che sbarcava in Burundi con l’idea di dover salvare il mondo e si trovò invece a salvare se stessa da pregiudizi, luoghi comuni e schemi di pensiero che ci sono inculcati e veicolati senza che spesso ce ne rendiamo conto, ed indipendentemente dall’ambito familiare e accademico nel quale si è immersi. Immagine dell’Africa ha accompagnato e dato un immenso contribuito ad un percorso personale e professionale non sempre facile, carico di dubbi, paure, angosce, tristezze, crisi e rotture. Scrivere di Africa cosi come la vivevo e leggere di Africa cosi come era vissuta dal tuo sguardo attento e lucido sono diventati nel tempo un connubio di grande supporto. La condivisione profonda di idee e pensieri che trovavo nella lettura del tuo blog mi confortava, e le parole di sostegno che non mancavi di lasciare sulle mie pagine virtuali m’incoraggiava a dare un senso a ciò che scrivevo. Da tempo oramai non scrivo più sul mio blog, ma non manco mai di seguire quando e come posso le tue parole sulle immagini e realtà africane. Molte delle tematiche presentate sono per me innovative, originali, tangibili. E lo spazio nel quale s’inseriscono è vario ma coerente. Imprenditori, classi medie, tecnologie ed energia rinnovabile, realizzazioni professionali, cinema, arte, ecc. sono argomenti che hanno ampliato enormemente i miei orizzonti, che nel tempo, per esigenze professionali, si sono sempre più focalizzati su tematiche ristrette, come sai. Tu hai questa capacità di guardare a 360 gradi, parlandoci non di un’Africa ma di Afriche, di paesi, di città, di persone, di idee, di progetti che non appartengono ad una tradizione fissa ed arcaica, ma sono in movimento ed incredibilmente moderni, figli al tempo stesso della tradizione, della colonizzazione e dell’epoca nella quale tutti noi stiamo vivendo. Tutto ciò, ci è molto più vicino e familiare di quanto possiamo pensare, e dovrebbe interpellarci molto di più di quanto lasciamo che abitualmente faccia. Ti ringrazio, dunque, per questo bagaglio a cui mi permetti di accedere, e per tutti i progetti più o meno concreti o più o meno folli sui quali discutiamo e sogniamo. Tutti i miei più cari Auguri, dunque, a Daniele l’amico, a Daniele il sociologo, e ad “Immagine dell’Africa” per questo lieto e benefico anniversario.

Foto: Francois Xavier, an optician in Dakar, Senegal (Source: Philippe Sibelly)

 

Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 3

 

Sono continuati a pervenire graditissimi saluti e commenti da amici e colleghi che, per lavoro, impegno o studio personale, si confrontano con la realtà attuale dell’Africa. Ecco dunque la terza tornata, tra il serio e l’ironico.

La foto è tratta da: http://www.hercampus.com/

 


Kossi A Komla-Ebri

10 anni! Sono tanti e ne so qualche cosa: sono quelli che ho dovuto aspettare dopo aver fatto in questo Paese tutto il percorso di studi per laurearmi e specializzarmi, per potere iscrivermi all’ordine dei medici (perché avevo infine acquisito la cittadinanza) e per poter esercitare. 10 anni sono davvero tanti: sono 3.650 giorni di attesa e speranze… Proporre un blog monotematico per 10 anni non è di certo facile. Richiede passione, costanza e sopratutto convinzione. La convinzione che si nutre di quella speranza descritta dallo scrittore Vaclav Havel: “La speranza non è ottimismo. La speranza non è la convinzione che ciò che stiamo facendo avrà successo. La speranza è la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Che abbia successo o meno.”

Ha davvero senso e significato sprecare tempo per parlare dell’immagine dell’Africa?

Io credo di sì, forse oggi più che mai, sopratutto in questo mondo globalizzato e fortemente mediatizzato dove prevale l’immagine, il suono e poco la riflessione, e dove il nostro immaginario è diventato il prolungamento delle parole e della nostra mente. Ha un significato “parlare” dell’immagine dell’Africa perché, nonostante l’accorciamento delle distanze con i mezzi di trasporto e quelli di comunicazione digitale, tante menti ancora oggi sono straripanti di scorie di pregiudizi, luoghi comuni e “non conoscenza” (per non dire “ignoranza”) dell’Africa, o meglio delle Afriche. Una immagine purtroppo essenzialmente negativa, nutrita quotidianamente dalle Ong. Basta girare per le strade la vigilia di Natale per vedere i manifesti di Amref, l’assurda pubblicità del Vu cumpra (!), vedere le pubblicità di ActionAid, dell’Unchr, senza scordarci del demente reality della Rai con inviati del mondo opulento che vanno ad assaggiare nei campi rifugiati la miseria altrui per un po’ di giorni, per poi tornare a rimpinzarsi e andare a controllare il colesterolo.

Immagini che dipingono l’Africa come il continente delle guerre, della miseria, del sottosviluppo. E’ di questi giorni il risveglio del governo italiano che punta a “riaccendere i riflettori sull’Africa” con l’iniziativa Italia-Africa della Farnesina, che “scopre” con un po’ di ritardo rispetto alla Cina che nonostante tutto l’Africa ricca ma impoverita è in crescita, come continente delle opportunità di investimento. Non vorrei che qui si voglia rinverdire l’immagine dell’Africa come possibilità di sfruttamento. Voglio sperare che i buoni propositi di “dare risalto alla presenza e al ruolo della comunità africana in Italia” e di inserire la cultura come uno degli elementi portanti dell’intera strategia siano il giusto segnale per un nuovo rapporto che di sicuro permetterà di presentare un’”Altra” immagine dell’Africa, come da 10 anni l’amico Daniele Mezzana porta avanti con amorevole passione.

 

Cátia Miriam Costa

10 year understanding and building knowledge on Africa. Africa still remains as the mysterious continent in a king of exotic imaginary. Is comfortable to see otherness as the extreme opposite of ourselves… it makes us to have more confidence on the presence and the future… Building awareness on difference and raising interest on these matters is a work shared by the ones loving diversity and knowledge. And that goes for Africa or for other continent. What is special about Africa is the persistence of an ancient image of an uncivilized continent, whereas we can find beauty, creativity and intelligence.

I think an enormous task is ahead us: to help to show what really goes is Africa… having happy and sad people, achievements and defeats as anywhere else in the world. I’ll bring a sentence from an Angolan writer from the 19th century, Pedro Félix Machado, writing in Lisbon for the metropolitan readership: “Sim – leitor amigo – em África, como em toda a parte do mundo se pode ser feliz”. (Meaning: “Yes – dear reader – in Africa like in everyplace in the world one can be happy”). Two centuries after is still difficult to make people believe in happiness, creativity, development and achievements in Africa, but I think it’s possible. Only sharing knowledge and information we can raise awareness and destroy stereotypes. That’s a task for all of us who have this marvelous experience of being or living there.

 

Stefano Anselmo

     Letterina  al Babbo Natale dell’Africa del futuro

 Caro Babbo Natale dell’Africa Futura, ti scrivo per chiederti le seguenti cose.

-       Ti prego di trasformare i dati di tutti i contratti delle multinazionali, invertendoli e dando il 51% agli Africani con relativa possibilità di gestione  del prezzo di acquisto delle materie prime, delle derrate e delle messi.

-       Regala dei macinini a energia solare alle mamme che triturano le pietre di coltan nella zona del Kiwu in Congo. Anzi, trasforma la raccolta così dolorosa, in una sana e organizzata cava degna delle migliori dell’Occidente, circondata da belle casette con giardinetto fertile,  residenze dei lavoratori.

-       Fa che ai politici Africani quando stanno per accordarsi con politiche e potenze occidentali firmando contratti capestro con clausole vessatorie, siano colti da un forte mal di pancia che faccia loro cadere la penna dalle mani.

-       Fa che anche i politici e gli esponenti delle economie mondiali, quando stanno per siglare accordi capestro con clausole vessatorie a favore di politici africani e a sfavore delle popolazioni africane, siano colti da un improvviso e irresistibile prurito al culo, così forte da non riuscire a firmare, tanto se lo devono grattare.

-       Fa che nascano ancora tanti Lumunba, Nkrouma, Sankara; almeno uno per ogni paese, di quelli inventati alla Conferenza di Berlino.

     Se non te lo ricordi bene è quella del 1884 -1885, svoltasi sotto l’ideologia che assegnava solo alle potenze europee e ai popoli bianchi d’oltreoceano il diritto alla sovranità: le altre aree erano considerate territori vuoti liberamente occupabili e spartibili.

-       Lancia uno Zot alla maniera del tuo amico Giove su tutti gli aspiranti dittatori e su tutti i politici che dopo il secondo mandato non vogliono ritirarsi.

-       Ripulisci le acque del Niger affinché tornino pulite e il suo delta ricco di pesci.

-       Fai che Francia, Inghilterra, America &co, non rompano più i coglioni  in materia di supremazia politica e gestione delle risorse, land grabbing, et cetera.

-       Insegna a tutti gli uomini che l’Africa ha una storia complessa e importante, né più né meno come l’Asia o l’Europa.

-       Spiega che quando a Kilwa e a Lamu (Tanzania e Kenia) si faceva il bagno nella vasca ad acqua corrente di casa propria, nella “civile” Inghilterra e in altri Paesi europei (sull’Italia stendiamo un molto pietoso velo!!!), vuotavano il contenuto dei  vasi da notte fuori dalla finestra.

-        Spiega che il miracolo del Rinascimento ebbe luogo grazie al sostegno dell’oro africano e alla “riscoperta” della scienza attraverso i documenti arabi tradotti in latino a Toledo, in Spagna e portati nel cuore dell’Europa da viaggiatori colti.

     E se non ci credono… per l’oro, spiega che: Kanku Musa (il Mansa, imperatore del Melli, situato grosso modo nell’attuale Mali), pellegrino alla Mecca nel 1324, distribuì doni in oro tanto generosi da far svalutare il prezioso metallo sui mercati per quasi 10 anni. Infatti Nell’Atlante Universale Catalano -carta geografica redatta nel1375- l’imperatore del Melli, è raffigurato assiso sul trono nel centro dell’Africa Occidentale con in mano una pepita d’oro, mentre un mercante berbero, con il volto velato, si avvicina a dorso di un cammello.

      Per la faccenda delle traduzioni arabe a Toledo, spiega che durante le ultime incursioni del 2012-13 di Al-Qaeda a Tombuctu, celebre città di cultura, sede di una  delle più antiche Università del mondo, vennero distrutti parecchi libri antichissimi. La mia amica Marzia, laureata in ingegneria, vistò la città 10 anni fa e rimase esterrefatta riconoscendo nelle illustrazioni di libri risalenti al X e XI secolo, gli stessi schemi di ottica studiati da lei durante i suoi anni universitari. Emozionata, si augurò che i pazzi Talebani non li avessero distrutti.

-       Spiega all’Uomo bianco che quando l’Italia processava Galileo Galilei per le sue affermazioni sulla rotazione terrestre, erano già passati quasi mille e trecento anni da quando Eratostane, ad Alessandria d’Egitto, calcolò il diametro della Terra, partendo dal dato ormai super-assodato, della sua sfericità.

-       Insegna agli Africani a non buttare in giro i sacchetti di plastica, perché l’Africa è la loro terra e non la loro spazzatura: spiega anche che non è una “cosa da Bianchi” perché Paul Kagame, che è un Africano nero come gli altri, ha vietato l’uso dei sacchetti di plastica in tutto il Paese: li sequestrano alla frontiera prima di entrare in Rwanda.

     Spiega loro che i “sacchetti di plastica” è meglio che se li infilino sul pisello prima di fare l’amore.

-       Fa che gli Africani e i Neri di tutto il mondo la smettano di schiarirsi pelle e capelli, pensando di essere più belli, solamente perché si sentono meno “lontani” dall’idea di bellezza imposta dalla supremazia culturale bianca.

-       Spiega a tutti, Bianchi e Neri, belli e brutti, che nascere in un paese ricco o in una famiglia benestante, non è assolutamente né un merito, né ti riconosce alcun diritto in più; bensì è semplicemente una mera questione di “culo” (nel senso di “fortuna”, per chi non avesse dimestichezza con le sfumature semantiche).

-       Fa che i “Bianchi” sappiano che esistono tante Afriche, diverse per cultura, lingua, musica, cucina, miti e leggende, perchè l’Africa è un Continente – contenitore delle tante Afriche esistenti.

-       Fa che anche gli Africani sappiano (ancora meglio dei “Bianchi”) che esistono “le Afriche” e non una sola Africa.

-       Fai funzionare le Università, le scuole, gli ospedali. E fa sì che i tanti soldi provenienti dalla cooperazione, finiscano nelle tasche della gente comune in termini di benessere e assistenza.

-       Chiedi agli Spiriti della Foresta, delle Sabbie e dei Mari di non moltiplicare l’acqua in vino (è buono ma non ci puoi irrigare i campi) né moltiplicare i pesci perché i mari africani ne sarebbero ricchi (basta eliminare  l’inquinamento da petrolio, soprattutto nei delta e  la pesca a strascico con le reti a maglie strette, nei fiumi e in mare), ma di trasformare i milioni di mine anti uomo in manioca, cipolle, peperoncino e neuroni, per chi al mondo (Bianchi  e Neri) ne avesse bisogno. E le fabbriche che le producono, in fabbriche di preservativi.

-       Infine fa che il messaggio che si evince dal testo seguente diventi ormai inutile, antiquato, stantio e noioso, tanto la nostra società si è evoluta. É la sofferta risposta a una donna colpevole di millantata conoscenza di cose africane, sicumera e boria: diceva imbecillità indicando gli Africani come “Negri”.

     Tolleranza? Regole da seguire? Si? E allora dimmelo un po’! Quanti Negri hai ospitato a casa tua a mangiare? E per quante volte? E quanti Negri ti telefonano almeno due volte la settimana? E a quanti hai prestato dei soldi? E quanti hanno prestato dei soldi a te?  (…) Con quanti sei stato al cinema o a fare shopping, o  a fare la cazzo di spesa al  supermercato? E per quanti Negri ti sei messo a piangere, o quanti ne hai ascoltati piangere? Dimmelo un po’: quanti Negri hai abbracciato sperando che non andassero più via? E a quanti hai detto di sparire dalla tua vita? Dimmelo: quanti Negri hai sulla lista dei regali di Natale? (…)

(da “African inferno” P. Pallavicini, Feltrinelli, pag. 3)

Grazie per avermi ascoltato Babbo Natale dell’Africa del futuro.

Tuo Stefano Anselmo

 

 

 


Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 2

Discutere del modo in cui l’Africa è pensata e raccontata è una questione centrale o marginale? Io credo che sia sempre lecito chiederselo, e i 10 anni di questo blog sono una buona occasione per continuare a farlo.

Dopo la prima tornata di interventi, pubblico qui di seguito i commenti e i saluti di altri amici, colleghi, conoscenti, diversissimi come storia personale e ambito professionale o attività, che in vario modo si interessano di questioni africane, e che gentilmente hanno voluto dire la loro.   Tra qualche giorno, ci sarà un’altra puntata.

Image credit: cvickio- http://www.flickr.com/photos/cvickio/

 

SALUTI E COMMENTI

(per sapere qualcosa delle persone intervenute, basta cliccare sul nome)

 

Niccolò Rinaldi

Della madre Africa sappiamo sempre poco. Hai voglia a sfogliare giornali, ad ascoltare radio, a saltare da un canale all’altro: niente – segno della superficialità, dell’assenza di curiosità intellettuale, dell’arroganza culturale di questa nostra società beata nel contemplarsi l’ombelico.

Allora anche il blog di Daniele è non solo una fonte di notizie tutt’altro che banali, ma una certezza. Non solo per le tante informazioni disponibili, ma per l’originalità di temi trattati in modo breve ma a tutto campo: dall’erotismo nell’estetica africana, alla nuova grafica, fino al recente articolo sul lavoro nell’AOI dell’istituto Luce. Ma anche idee chiare quando si tratta di non perdere la bussola, come accaduto per quanto scritto sul genocidio ruandese.

Alla fine, se ne esce, dal blog, sempre sapendone qualcosa di più, e sempre con facilità, attraverso una lettura agile e senza ridondanze. Daniele non so come faccia a mettere nella sua e nostra agorà del blog tutti questi spunti, ma certo la sua è una risorsa invidiabile: ci vorrebbe un luogo virtuale simile anche per l’Europa.

 

Gianfranco Della Valle

(da Sancara – Blog Sull’Africa: 8 gennaio 2014)

Quando nel luglio 2010 decisi di far nascere questo blog, avevo molte idee, alcuni principi di base e alcune (poche) certezze. Tra le certezze vi era un blog che seguivo da tempo, curato da Daniele Mezzana, chiamato Immagine dell’Africa. Un blog diverso perchè non solo raccontava di Africa (e già questo lo faceva, e continua a farlo, un prodotto raro), ma tentava soprattutto di smontare (e a volte demolire) falsi e piatti modi di vedere e di interpretare una realtà complessa come quella del continente nero.

Lo faceva in modo – permettetemi il termine – senz’altro “dotto”, evoluto e sicuramente da addetto ai lavori. Uno strumento quindi di riflessione, di critica e di elaborazione di un pensiero diverso che tendeva a modificare quell’immagine comune e un po’ confusa, che molti avevano, ed ancora hanno, di ciò che avviene in Africa.

Mi accingevo quindi a far nascere un blog il cui principio ispiratore era già presente nella rete. Come fare? Come evitare di fare una brutta copia di un prodotto eccellente?

Sancara si ispirava ad un secondo principio: non solo l’immagine dell’Africa è distorta, ma l’origine di questa distorsione è da attribuire, in parte, alla completa assenza di conoscenza dei fatti e della storia africana. Nelle nostre scuole di Africa si parla quasi nulla e quando lo si fa, si pensa ad una scatola vuota dove qualcuno un giorno è arrivato per riempirla.

Inoltre, un continente dove a poche centinaia di chilometri convivono uno dei gruppi etnici (i Boscimani) che più da vicino riproducono gli stili di vita dei nostri antenati primitivi e una delle migliori Università del mondo (Università di Cape Town), non può essere visto come un’insieme inscindibile e deve essere conosciuto intimamente, nei suoi dettagli.

Da queste premesse – con il faro delle parole di Immagine dell’Africa – nasceva il mio blog, fatto di commenti e di informazioni – dal cinema ai popoli, dalle date storiche alla musica, dai libri ai patrimoni dell’Umanità, dagli animali ai partito politici – sull’Africa. 

Daniele Mezzana (che oggi considero un “amico virtuale” – ci siamo scritti e parlati senza mai incontrarci) a cui avevo sottoposto, un po’ timidamente, il mio progetto, mi ha sempre incoraggiato, stimolando nuove strade di approfondimento e commentando positivamente alcune mie scelte.

Il grande lavoro di Daniele è stato appunto quello di contribuire per 10 anni a far riflettere, a pensare ad una diversa angolazione con cui osservare le dinamiche e le questioni africane. Certo una goccia nel mezzo di una marasma di informazioni, spesso scorrette e contraddittorie, che provengono dal continente, ma pur sempre un faro che illumina uno straordinario mondo.

A Daniele i migliori auguri affinchè il messaggio di Immagine dell’Africa continui, con la stessa forza ed intensità, negli anni a venire.

 

Tiziana Manfredi

Sono ormai 3 anni che abito stabilmente in Senegal, anche se in 10 anni ho visitato e lavorato in altri paesi. Il disincanto del primo viaggio, febbraio 2003,  ha lasciato spazio per lo stupore di fronte alle molteplici realtà che questo continente può offrire, così come può offrirle il resto del mondo rispetto al proprio punto di partenza, a chi è in ascolto e alla ricerca.
Sono fortunata perché il lavoro che faccio mi ha permesso di entrare in contatto con immagini di ogni tipo.
Io stessa produco immagini e sono felice di poter contribuire in qualche modo e a mio modo.
Se pensiamo a come vengono raccontate le società africane nel nostro paese, sì, trovo ancora troppo limitato il panorama che viene offerto, limitato alla dimensione di soccorso umanitario, di cooperazione allo sviluppo, di interesse naturalistico o di migrazione. Che sono tematiche fondamentali ma non le sole per poter comprendere l’altro.
Non trovo però sia così per tanti altri paesi che rivolgono lo sguardo al di là dei loro confini.
Fortunatamente il mio lavoro mi ha mostrato altro. Per esempio una dimensione culturale vivace e molto attiva che viene totalmente ignorata dai nostri media, così come la dimensione urbana contemporanea, fatta di società complesse, estremamente interessante e fertile.
Grazie ad una collaborazione che si protrae da diversi anni con Canal Plus riesco a raccontare, attraverso reportages e ritratti d’artista, quella parte della società nella quale abito, con la quale lavoro e di cui faccio parte.
Mi nutro degli incontri che faccio e delle collaborazioni che vivo, sopratutto grazie ai miei paralleli progetti d’arte; mi divido infatti tra una produzione di immagini adatte al grande pubblico televisivo e la sperimentazione che permette la video arte.
Sarei felice di poter contribuire ad arricchire anche lo sguardo italiano su questo continente, ma, mi chiedo, davvero si vuole allargare la prospettiva?

 

Francesca Moggi

Innanzitutto complimenti per i tuoi 10 anni da blogger, non sapevo fossero tanti!
Quando mi hai fatto conoscere il tuo blog sinceramente in prima battuta ho pensato “che noia!”, poi mi sono resa conto, andando ogni tanto a spulciarne i post, che davvero l’Africa rimane per me e per molti il continente sommerso.
Sommerso dal nostro caos. Africa sommersa dal rumore della nostra supponenza di europei sazi, sazi di Mediteranneo e di bandiere a stelle e strisce, ebbri di storia e di ricchezza, e sordi al Sud e all’Est del mondo.
E così ho incominciato ad udire sul tuo blog quello che non avevo mai udito qui: c’è l’Africa sì, e c’è un Africa altra, altra da quella dei nostri articoli di giornale, delle nostre foto stereotipate, del nostro bisogno di provare commiserazione e filantropia.
Quindi oggi ti dico due cose: grazie e coraggio! Grazie di far conoscere in Italia questo volto diverso del continente nero, e coraggio continua il tuo lavoro anche quando magari non ti darà il massimo delle soddisfazioni!

 

Silvano Galli

 

Caro Daniele,il tuo è certamente un evento da segnalare. Rendo grazie per tutto quello che ci hai fatto vivere in questi dieci anni offrendo un volto pulito, forte, coinvolgente  dell’Africa. E’ la strada che dobbiamo continuare a percorrere tutti  insieme.

Ieri ho fatto un giro per salutare i capi villaggio dei dintorni e augurare loro buon anno con alcune noci di cola. Ho ricordato a  ciascuno la principale funzione di un capo: proteggere e far  crescere la vita rendendo i loro villaggi luoghi dove regna la fraternità fra i diversi membri della comunità affinché tutti possano vivere in  armonia fra loro, con la natura, con gli antenati, con gli spiriti protettori e il Dio dell’universo. Un grandissimo abbraccio e ogni augurio più bello.

 

Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 1

5 Gennaio 2014 1 commento

Quasi 10 anni fa, il 18 gennaio 2004, aprivo questo blog, con un post che ne riassumeva origine e obiettivi. Nel frattempo, la situazione si è evoluta, nella realtà dei fatti, nella ricerca scientifica e nell’ambito della comunicazione: solo per rimanere su quest’ultimo punto, va detto che sull’Africa che cambia, e sul modo (spesso distorto) in cui si parla di Africa dalle nostre parti, sono nati molti importanti portali, siti e blog. I link sono nella colonna qui a destra, ma diversi li ho segnalati in qualcuno delle centinaia di post sin qui prodotti. In questi anni, inoltre, si sono sviluppati enormemente i social network: uno strumento certamente più immediato e capillare, che ha indubbiamente diminuito l’importanza dei blog. Anche io uso alcuni social networks, anche se un blog, almeno per ora, da’ maggiori garanzie di reperibilità e di archiviazione e recupero dei dati per un comune mortale (ovviamente, non per le agenzie di sorveglianza o di marketing online).

Nessuna celebrazione, comunque, solo un po’ di bilancio. Ti è servito questo blog? Questi argomenti sono ancora attuali? Cosa si può fare ancora, qui dentro, altrove, o tutti insieme? Ho posto questi interrogativi a un po’ di amici e colleghi che si muovono in questo ambito, o in campi affini. Qualcuno ha cominciato a rispondermi, e comincio a pubblicare in questo post le prime repliche. Altre seguiranno man mano.

Grazie a voi, che ci visitiate da 10 anni o che lo facciate adesso per la prima volta.

Nella foto: fila per le elezioni del 27 aprile 1994 a Soweto; foto di Denis Farrell/AP/File, tratta da http://www.csmonitor.com

 

I PRIMI SALUTI E COMMENTI

(per sapere chi sono le persone intervenute, basta cliccare sul nome)

 

Simone Salvatori

Detto semplicemente: chiunque fa comunicazione dovrebbe confrontarsi con una voce come quella di Daniele Mezzana.
Nel corso della ricerca personale attorno e certi temi scoprire “Immagine dell’Africa” (IdA) e’ stato come trovare una isola sicura ed amica durante una navigazione rischiosa.
L’immagine dell’Africa riflette problemi sociali ed economici profondi, che apparentemente evocano altre epoche ma che sono in realta’ vivi ed attuali, tanto vivi da non lasciare spesso spazio per analisi e ragionamenti ma solo per confronto acre, diretto e di parte.
IdA e’ stata sin qui per me una voce che nel vivo delle emozioni si mantiene matura, razionale e rigorosa, al di sopra dei semplicismi del politically correct, capace di individuare e spiegare sistematicamente i vizi della rappresentazione pubblica dell’Africa e degli Africani, che analizza la sostanza delle implicazioni, dei pensieri e delle azioni dietro le parole e le immagini e non riduce i problemi a scelte sbagliate di vocabolario o di simboli.
Non si tratta di questioni puramente formali, sofismi da pedanti: l’ideologia che informa certe rappresentazioni e’ funzionale a una oppressione e a uno sfruttamento che sono vivi ed attivi oggi in molteplici forme e segnano il destino di milioni di persone. L’immagine dell’Africa criticata da Daniele Mezzana esiste perche esistono problemi gravi ed esistono qui ed ora, non in qualche epoca o luogo remoti.
La critica alla immagine dell’Africa puo essere per molti il primo passo individuale verso il riconoscimento di quei problemi e socialmente un semplice test per rendersi conto di quanto ci sia ancora da fare per risolverli. Daniele tende a riferirsi ai popoli Africani ma di fatto l’opera di IdA, attraverso il lavoro sull’Africa e sui suoi detrattori, sia coscienti che inconsapevoli, esprime un amore per l’umanita’ tutta che e’ di per se un elemento di speranza e progresso da coltivare.

 

Fabrizio Casavola

Ciao, vecchio pirata!
Gli auguri sono a Immagine dell’Africa sono d’obbligo, non solo perché abbiamo iniziato tutti e due su Tiscali a distanza di qualche mese e poi in questi 10 anni ci siamo anche conosciuti di persona (http://goo.gl/D2mBH5 – a quando una rimpatriata?). A volte abbiamo anche discusso e ci siamo scornati, in 10 anni è normale.
Sono auguri d’obbligo perché credo che in questo tempo tutti e due siamo stati “ossessionati e ci siamo confrontati a distanza (perdona l’ambizione) sulle questioni del tuo primo post: quanto la non-conoscenza e l’immagine veicolata dalla “società maggioritaria” influisca su popoli e genti che difficilmente hanno accesso diretto ai nostri media, nonostante si viva in un mondo di informazioni in tempo reale.
Nessun comizio, solo un ricordo: 10 anni fa era un periodo in cui tutti volevano avere un blog, una moda che univa farfalle, fiorellini, dediche, a ragionamenti e sperimentazioni più impegnative. Come ogni moda, la gran parte è rifluita da altre parti (Facebook, Twitter, ecc.) e i blog che ci sono ancora nel 2014 sono, per forza, i più seri e i più testardi. A te il metodo e la serietà, a me (forse) la testardaggine.

 

Gabriele Quinti

Condivido totalmente l’impostazione del blog e credo che la sua esistenza sia stata utile in origine (quando il blog ha iniziato ad esistere) per contribuire a operare una sorta di “rivoluzione culturale” circa la percezione dell’Africa e della complessità e pluralità delle società africane. Direi che in questi 10 anni sono stati in molti, piano piano, a cambiare il loro punto di vista e oggi la visione dell’Africa che promuove il blog tende a essere maggioritaria per lo meno fra i policy-makers, gli imprenditori, i rappresentanti di movimenti e i cittadini che si occupano (anche poco) di Africa. Lo stesso dicasi per alcuni media all’estero. Poco è cambiato invece tra i media italiani. Il blog ha avuto anche un’utile funzione sul piano dell’informazione. Auguro che possa continuare a svolgere il suo lavoro anche nei prossimi 10 anni.

 

Elisabetta Tomassini

Ciao Daniele, complimenti per i 10 anni di Immagine dell’Africa! Per quanto mi riguarda, è stato grazie al tuo blog che per la prima volta ho pensato all’Africa in modo diverso e ho scoperto che ospita tante realtà, alcune piene di modernità e di speranza. Non è una scoperta da poco, per me, che altrimenti non avrei avuto notizia di tutto ciò.

 

Livio Ricciardelli

Tanti auguri a te Daniele, e a tutto il blog! Mi piace ricordarlo come una voce libera e sempre attenta sopratutto sul tema della cooperazione e delle relazioni internazionali. Un luogo dove è sempre stato possibile discutere e approfondire tematiche molto spesso sottaciute o poco considerate dai media tradizionali. A maggior ragione non possiamo che fare i nostri auguri a questa voce, per i suoi dieci anni!