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Archivio Ottobre 2013

L’Africa delle isole

Dalle carte geografiche che siamo soliti usare non sembra, ma l’Africa è piena di isole, dentro e tutto attorno. Spesso con una storia lunga, gloriosa o, molto spesso, drammatica. Il famoso giornalista polacco Ryszard Kapuscinski ne richiamò, anni fa, l’importanza nel suo libro “Ebano” (Feltrinelli 2000). Riporto un estratto (e chiedo scusa per la grafia errata dell’autore, ma stranamente quella giusta non mi viene pubblicata).

Se si osserva con attenzione una mappa dettagliata dell’Africa ci si accorge che questo continente è tutto circondato da isole. (…) Dal lato ovest del continente troviamo: Djalita e Kerkena, Canarie e Capo Verde, Gorée e Fernando Po, São Tomé e Principe, Tristan da Cunha e Annobón; dalla parte orientale Shaduan e Gifatun, Shakin e Dahlak, Sokotra, Pemba e Zanzibar, Mafia e Amirante, Comore, Madagascar e Mascarene. (…) Chi si dirigeva alla sua volta (in Africa ndr)  rischiava il tutto e per tutto, iniziava una partita per la vita o per la morte: ancora nella prima parte del XIX secolo più della metà degli europei che vi si avventuravano moriva di malaria. In compenso molti di quelli che sopravvivevano tornavano indietro con grandi fortune: carichi d’oro, d’avorio e, soprattutto, di schiavi neri. Ed ecco che a questa internazionale di navigatori, mercanti e saccheggiatori vengono in aiuto le dozzine e dozzine di isole disseminate lungo le coste del continente. Per loro diventano un punto d’attracco, un rifugio, la base di sedi commerciali. Innanzitutto sono sicure: abbastanza lontane perché gli africani non possano raggiungerle con le loro canoe fatte di tronchi d’albero, ma abbastanza vicine alla terra per stabilire e mantenere i contatti con il continente. Il ruolo delle isole diviene strategico all’epoca della tratta degli schiavi, poiché molte di loro vengono trasformate in campi di raccolta dei prigionieri in attesa delle navi che li trasporteranno in America, in Europa e in Asia.(…)

La foto dell’isola di Gorée è tratta da: http://partsacrosscontinents.blogspot.it

L’Istituto Luce in Africa Orientale

I cinegiornali dell’Istituto Luce, nel 1926, vennero resi obbligatori dal fascismo in tutte le sale cinematografiche. Questi brevi documentari sono stati quasi del tutto trascurati dalla storiografia sulla cultura coloniale fascista. Eppure rappresentano una fonte indispensabile per capire il modo in cui il fascismo cercò di costruire una specifica cultura nazionale nelle sue relazioni con l’Africa. Un recente contributo di Gianmarco Mancosu (Università di Cagliari) a un convegno della SISSCo ha iniziato a colmare la lacuna, per quanto riguarda specificamente il reparto foto-cinematografico dell’Istituto Luce per l’Africa orientale, attivo dal 1935. Mancosu mostra bene quanto Mussolini sfruttò l’istituto Luce “per ‘andare verso il popolo’ e per portare ad esso le immagini della concretizzazione dell’azione mitica del fascismo”. La superiorità tecnica degli italiani, la loro modernità e velocità rispetto alla “lentezza” delle tradizioni locali, la “femminizzazione” dell’Africa (intesa come territorio da conquistare e fertilizzare) sono alcuni dei contenuti veicolati dai cinegiornali dell’epoca per legittimare la presunta superiorità degli italiani e il loro intervento colonizzatore. Rimando ai testi dell’autore, e ai suoi successivi lavori, per approfondire questa interessante tematica, che ci spiega un pezzo importante del nostro passato e tanto ha da dirci ancora oggi.

La foto è tratta da: http://poesia.blog.rainews24.it

Il momento dell’Africa, anche se a molti non sembra

I dati e le informazioni provenienti dal Continente africano mostrano da alcuni anni un costante andamento positivo. All’impetuoso sviluppo demografico (a sua volta conseguenza delle migliorate condizioni di vita e di salute pubblica, specialmente infantile), corrisponde una crescita economica generalizzata e sostenuta che accompagna un generale miglioramento della “governance” e della stabilità politica. Persistono evidentemente fattori di crisi ed aree altamente problematiche,  ma nel complesso l’Africa si presenta  oggi come un Continente dotato di forte capacità propulsiva e capace di assumere un ruolo di sempre maggiore rilievo nelle relazioni internazionali – politiche economiche e culturali – dei prossimi decenni.” Queste le premesse del convegno internazionale “Il momento dell’Africa. Nuove prospettive per le relazioni italo-africane”, che si terrà a Roma l’11 ottobre, alle 9.15, presso la sede della Società Geografica Italiana (Villa Celimontana 12), promosso del Centro Relazioni con l’Africa (presidente Paolo Sannella). Interverranno (in ordine di apparizione) Sergio Conti, Tullia Carettoni, Luigi Marras, Marco Mancini, Franco Salvatori, Emanuela Casti, Marco Sannella, Jan Rielaender, Charles Lufumpa, Adeyemi Dipeolu, Maria Helena Semedo, Georges Nzongola Ntalaja, Romano Prodi, Vittorio Colizzi, Egidio Dansero, Alessandro Leto, Maria Paola Pagnini, Stefano De Caro, Jean Leonard Touadi. Chi può, partecipi. Sicuramente ne varrà la pena.

La veduta di Abidjan è tratta da: http://djeya14.centerblog.net