Archivio

Archivio Luglio 2013

Savoir et savoir-faire africains

Il sapere, il saper-fare, la formazione, l’istruzione possono diventare un fattore chiave per lo sviluppo sostenibile delle società africane. Nell’archivio della CADE (una vera miniera), tra i numerosi contributi, ve ne è uno dedicato proprio a questo tema. Nell’intreccio tra tecnologia moderna, saperi artigianali, arte, spiritualità, saggezza c’è forse una chiave per affrontare il futuro dei popoli africani. Ma bisogna creare le condizioni politiche, economiche e sociali perchè questo sia possibile, e in questo molti attori (ognuno nel loro campo) possono giocare un piccolo o grande ruolo.

La foto è tratta da: http://www.art-afrique.net/

Una testimonianza dal Ruanda

28 Luglio 2013 6 commenti

Per combattere il razzismo, occorre valorizzare le differenze e anche mettere in luce le similarità tra i popoli. In questo gioco di differenze e similarità possono emergere le cose che reciprocamente siamo in grado di imparare, senza pregiudizi. Stefano Anselmo, uno dei più grandi truccatori del mondo e profondo conoscitore delle culture africane, ha diffuso questa sua testimonianza dal Ruanda. Con semplicità ed efficacia, Anselmo prova a smontare qualche radicato pregiudizio, al di là di tutte le considerazioni geo-politiche che si possono e si devono fare su questo Paese (e che sono state fatte altrove, in questi ultimi anni). Ecco il testo:

 

UNA LEZIONE DI CIVILTA’ PER L’ITALIA (e non solo)
Guardate la foto:

 

aiuole perfette, bordi delle strade perfettamente dipinti in bianco e nero, auto nuove e di qualità. Non è Lugano, non è Ginevra; è Kigali la capitale del Rwanda dove Kagamè (visionario positivo) ha fatto delle scelte che hanno trasformato in 10 anni un paese che si era appena ripreso dal Genocidio, in uno stato modernissimo, proiettato verso il futuro, abitato da 80% di giovanissimi. Qui lo studio è obbligatorio e viene sostenuto; università compresa, l’assistenza sanitaria è ovunque, donne e uomini godono degli stessi diritti e doveri (e si vede ovunque nel comportamento della gente: non ho mai assitito a fenomeni di gallismo all’italiana, anche se contenuto; nei mezzi di trasporto strapieni la commistione è totale ma estremamente rispettosa). In Rwanda sono vietati i sacchetti di plastica che inquinano (te li sequestrano alla Dogana), ma sono obbligatoriSSimi i caschi per le moto; qui NESSUNO va in giro senza casco e le moto sono numerosissime perché esiste una “variante di Taxi-moto” guidata da ragazzini ligi e prudenti; i semafori non hanno il giallo ma un cronometro decrescente e lampeggiante; sono lampeggianti anche le segnaletiche orizzontali inserite nell’asfalto dei grandi incroci, AVANZATISSIMI tecnologicamente (internet, telefonia ecc). A scuola fin da piccoli studiano 3 lingue, il kyniarwanda, l’inglese e il francese che è oggi la lingua favorita voluta da Kagamè. L’ultimo sabato mattina di ogni mese, ogni attività si ferma e tutti (ma proprio tutti) si occupano del loro quartiere a seconda delle necessità (pulizia ristrutturazione strade o altro): questo sviluppa il senso della proprietà pubblica e fa sì che ogni cittadino usi più attenzione per la cosa pubblica per non doverci faticare “troppo” il sabato successivo. Abile, no?    (Stefano Anselmo)

 

La veduta di Kigali è tratta da: http://helainainrwanda.files.wordpress.com

 

 

Italcoopmaputo: il blog della Cooperazione italiana in Mozambico

Unire il “fare” con la teoria e favorire il pluralismo delle azioni di cooperazione. E’ questo il lodevole intento del blog Italcoopmaputo, lanciato e coordinato da Riccardo Morpurgo, grande esperto di Africa sub-sahariana e attuale direttore dell’Ufficio di cooperazione presso l’ambasciata italiana in Mozambico. Nella presentazione, si afferma che il blog vorrebbe essere un luogo del Sistema Italia della Cooperazione e quindi aperto a quei mondi che, in una maniera o nell’altra, contribuiscono allo sviluppo del Paese. Ritengo che tale impegno non debba esaurirsi nel ‘fare’ ma, al contrario che questo debba basarsi su solide basi teoriche capaci di consolidare quanto sino ad ora fatto: da tutti, dalla Cooperazione Italiana, dalle ONG, dalle missioni, dai volontari, dalle Regioni, dalle Provincie, dalle molteplici forme in cui si è espressa la volontà della società italiana di contribuire allo sviluppo del Paese”. Un post del blog mi ha colpito in modo particolare, e non solo per la citazione: riguarda la necessità di riavvicinare l’immagine dell’Africa alla realtà dei fatti e dei cambiamenti in corso.

La veduta di Maputo è tratta da: http://www.iltag.it

Gli africani come “vittime”: una comunicazione squilibrata

1 Luglio 2013 1 commento

Una petizione lanciata dal giornalista di origini congolesi Fortuna Ekutsu Mambulu, rivolta alle scelte comunicative dell’UNHCR Italia, riporta al centro dell’attenzione l’annosa questione del modo in cui gli africani vengono spesso rappresentati dalle organizzazioni umanitarie internazionali: come vittime tout-court, tutti indistintamente; come soggetti destinati “per essenza”, o per destino storico, ad essere i terminali passivi della benevolenza altrui. Gli africani della diaspora in Italia, e non solo da noi, rifiutano con sempre maggiore forza questa rappresentazione dell’Africa. Ne parla questa settimana un numero di Corriere Immigrazione, su cui sono intervenuto con qualche breve considerazione.

La foto di Fortuna Ekutsu Mambulu è tratta da: http://www.africansummerschool.org