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Archivio Luglio 2012

Il nuovo in Africa?

L’Africa che viene narrata dai media, o dai turisti, dai cooperanti, dai tecnici al loro rientro in patria ha spesso tutte le caratteristiche di un racconto mitico in cui tutto è ciclico, prevedibile, ineluttabile, irreversibile. E in cui le varie parti in causa sembrano avere un ruolo (storicamente) ben definito. Un breve articolo di Silvio Favari punta il dito sui questo fenomeno, neanche tanto strano, ma persistente. Un estratto:

(…) Un dibattito ferve da diversi mesi su questi temi tra i grandi media internazionali. Il fulcro della discussione ruota attorno a una duplice tendenza di cui l’Africa è protagonista: da un lato il Continente Nero è narrato come luogo di guerre, catastrofi e violenze di ogni tipo; dall’altro l’idea dell’area africana è legata alla speranza di uscire da questo ‘inferno’ tramite anche l’intervento delle grandi potenze occidentali.

In altri termini, nient’altro che la versione riveduta e corretta (ma neanche troppo) della sempiterna narrazione coloniale e post-coloniale. Un pensiero e una visione unici e totalizzanti, che tendono ad inglobare ogni vicenda che riguardi il continente africano in un unico contenitore mentale. In questo spazio non c’è posto per le singolarità, le peculiarità e le enormi differenze esistenti tra i 55 Stati africani.

Questo è vero, in particolar modo, per la c.d. Africa sub-sahariana, espressione che appartiene perfettamente alla visione occidentale a cui si è fatto riferimento e che definisce in modo uniformante il ‘cuore di tenebra’ che sta oltre il grande deserto.

Al di là del vizio primario e – possiamo dire – primitivo della rappresentazione occidentale dell’Africa (e dell’Africa ‘nera’ in particolare), anche coloro che quel continente lo conoscono, lo vivono e lo amano da occidentali sembrano tuttora non sfuggire al sostrato coloniale della loro forma mentis e della loro narrazione.

Una mentalità che tende a vedere gli africani essenzialmente come portatori di bisogni e di necessità. Una prospettiva che quindi tenderebbe a de-soggettivizzare le centinaia di milioni di abitanti del continente (oramai quasi un miliardo), descrivendole soltanto come possibili destinatarie del sostegno dei paesi occidentali: insomma, una versione moderna del secolare ‘fardello dell’uomo bianco’.

Non possono però essere trascurati gli indubbi progressi riscontrabili in alcuni tra i più importanti e influenti media occidentali. ha abbandonato la sua tradizionale visione unidimensionale incentrata su un costante pessimismo e sulla pressoché esclusiva attenzione per le secolari patologie africane.(…)

Sono trascorsi quasi tre lustri da quando Rod Chavis dell’ African Studies Center (Università della Pennsylvania) nel suo “Africa in the western media” tracciava in maniera compiuta e implacabile il profilo della visione occidentale dell’Africa. E sono passati sette anni dalla pubblicazione del geniale e caustico pamphlet che allo stesso tema dedicò lo scrittore keniano Binyavanga Wanaina: “How to write about Africa”.

Se i media internazionali stentano a cambiare il linguaggio che racconta l’Africa, in Italia si fa ancora più fatica. Lo scarsissimo spazio dedicato alla politica estera, e all’Africa in particolare, viene pressoché totalmente assorbito (soprattutto in televisione) dalla vecchia e  perversamente ‘rassicurante’ immagine di centinaia di milioni di persone in preda al caos, alla guerra e, quindi, al bisogno di aiuto da parte dei paesi più ricchi (…).

Nella foto, uno scorcio di Ouagadougou, tratto da http://www.meli-melo.ic.cz/burkinafaso_en.html

 

 

Victor Kossikouma Agbegnenou, inventore

E’ indispensabile assicurare, sempre, una adeguata informazione sugli innumerevoli problemi dell’Africa. Ma se non conosciamo anche storie come quella di Victor Kossikouma Agbegnenou,  allora ci manca un pezzo importante della realtà del continente africano. Questo inventore togolese, che vive adesso in Francia, ha elaborato importanti tecnologie per favorire la connettività e l’uso di telefoni e Internet, anche in luoghi remoti, nei villaggi più sperduti. E chi vive, o ha vissuto, in Africa sa quanto questo sia importante.

La foto è tratta da: http://www.fastcompany.com/1715680/zambia-africas-future-digital-hu

Organizzazioni animaliste in Africa

2 Luglio 2012 2 commenti

La protezione e il benessere degli animali (anche di quelli che vivono in città) è un tema politico e culturale che si sta diffondendo in molti Paesi africani. Ad esempio, nel settembre 2010 si sono riunite a Nairobi oltre 70 organizzazioni animaliste da tutta l’Africa per la prima Africa Animal Welfare (AAWA) Conference, animata dalla Pan African Animal Welfare Alliance (PAAWA). Tra le associazioni attive in questo campo vi sono l’Africa Network for Animal Welfare (ANAW) e la sudafricana Animal Rights Africa.

La foto è tratta da: http://puntowebs.altervista.org