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Archivio Maggio 2012

Diritti umani in Africa. Amnesty: “Abbracciare il cambiamento”

Il Rapporto Annuale 2012 di Amnesty International comprende anche una esposizione della situazione dei diritti umani in 39 Paesi (quasi tutti) dell’Africa Sub-sahariana. Dopo una dettagliata illustrazione dei numerosi problemi esistenti, il capitolo dedicato a questa parte del mondo si conclude con la segnalazione di alcune tendenze positive e un interrogativo importante sul ruolo delle leadership africane.

È TEMPO DI ABBRACCIARE IL CAMBIAMENTO
Il rispetto e la tutela dei diritti umani probabilmente non conosceranno miglioramenti tanto rapidi e incisivi nella regione dell’Africa Subsahariana, come è avvenuto per l’Africa del Nord. In alcune aree, la situazione potrebbe addirittura peggiorare. Tuttavia, fattori come una sostenuta crescita economica, le richieste per una governance migliore, un ceto medio emergente, una società civile più forte e un migliorato accesso all’informazione e alle tecnologie di comunicazione contribuiranno gradualmente ad aver effetti positivi sulla situazione dei diritti umani. L’interrogativo è se la leadership politica africana vorrà abbracciare questi cambiamenti o considerarli piuttosto una minaccia al proprio potere. Durante l’anno, la maggior parte dei leader politici, nella loro reazione alle proteste e al dissenso, è stata parte del problema, non la sua soluzione.

(da Amnesty International, “Rapporto Annuale 2012. La situazione dei diritti umani nel mondo”)

 

Nella foto, un’opera di Daphné Bitchatch, “Mimésis” (2008), tratta da:

http://www.belang.de/files/fenster_bildE.php?bild=100_0807_DB_palette1.JPG&satz=100&alt=alt1

Leymah Gbowee: sorellanza e pace

21 Maggio 2012 1 commento

Un corrispondente dall’estero una volta mi ha chiesto :” Lei è stata stuprata durante la guerra liberiana?” Quando ho risposto di no, ha perso ogni interesse per me.

La testimonianza di Leymah Gbowee, attivista liberiana premio Nobel per la pace, la dice lunga sui meccanismi dell’interesse e dell’informazione che regolano i rapporti tra Nord e Sud del pianeta. Questo frammento è tratto dal suo libro “Grande sia il nostro potere” (Corbaccio editore: qualche anticipazione è nel blog di Marianna Micheluzzi). Nel volume, Leymah Gbowee parla di un fenomeno che di solito è stato messo sullo sfondo nelle narrazioni dei conflitti in alcuni Paesi africani: il ruolo delle donne, della “sorellanza”, nella costruzione della pace.

La foto è tratta da: http://hauptstadte.com/Monrovia.html

Paesi pacifici: qualche sorpresa dal Global Peace Index 2011

11 Maggio 2012 1 commento

Dal 2007, gli autori del Global Peace Index raccolgono dati su 153 Paesi di tutto il mondo, classificandoli dal più sicuro al più pericoloso. Per quanto riguarda il 2011, oltre ad alcuni risultati abbastanza ovvi (al primo posto c’è l’Islanda e in fondo alla classifica ci sono Afghanistan, Sudan, Iraq e Somalia), c’è anche qualche sorpresa. Ad esempio che il Botswana è più sicuro della Francia, o che vivere negli Stati Uniti è più pericoloso che vivere in Malawi, Ghana, Tunisia, Mozambico, Burkina Faso, Zambia, Namibia, Tanzania, Marocco, Sierra Leone, Gambia,  Swaziland, Egitto, Guinea Equatoriale, Senegal, Gabon (oltre che, naturalmente, in Botswana).

Tra i Paesi non considerati da questo Indice vi è il Togo, su cui è uscito un significativo documentario, realizzato da Roberta Girgenti e Viwanou Edorh – Ananou: qui si può vedere un trailer.

 

Lo scorcio di Lomé (foto di Joelmeeker) è tratto da: http://blog.travelpod.com/travel-photo/joelmeeker/12/1239229740/street-hawkers-in-lom.jpg/tpod.html