La “lunga durata” dell’ignoranza
Secoli di razzismo e di pregiudizi non passano invano, e lasciano tracce profonde nella memoria storica, nelle strutture sociali, nel comune modo di pensare e di agire. Ho trovato emblematico questo episodio di cui è stata diretta testimone, qualche giorno fa a Milano, Cristina Sebastiani, responsabile del progetto “Domu Dekk Bi” e autrice del blog Diaxasso. Riporto le sue parole:
Ieri mattina, accompagno in prefettura un signore africano, dirigente di una nota casa di mode. La funzionaria, mentre si occupa della pratica e chiaramente affascinata, flirtando gli dice: “Mi sa che ti ho visto alla Rinascente”, convinta che lui possa solo essere un fusto della security…Uscendo, lui commenta sorridendo: “Questo paese non cambierà mai”…Ho pensato: “Oddio! Speriamo che non sia così!” Ma mi ha messo tristezza.
L’episodio, uno tra i tanti che costellano la nostra quotidianità, non merita particolari commenti. Posso solo aggiungere un elemento aggravante: oltre la metà degli immigrati regolarizzati ha una laurea. Ma, fino a qualche anno fa, agli immigrati in entrata non chiedevamo neanche quale fosse il loro titolo di studio, dando per scontato che fossero tutti analfabeti o quasi. L’ignoranza, semmai, era la nostra. E per il futuro occorre, come minimo, domandarci a quale livello di ignoranza, o di consapevolezza, vogliamo attestare la nostra convivenza sociale.
La foto di Otto Bitjoka, imprenditore, è tratta da: http://nuovitaliani.corriere.it/2011/09/lelite_africana_di_milano_la_p.html




E’ vero, questo atteggiamento l’ho notato anche io più volte, e non me ne dichiaro, haimè, esente…