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Archivio Luglio 2010

Il razzismo degli studenti bianchi

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Tre anni dopo aver diffuso un video amatoriale in cui si umiliavano alcuni dipendenti neri dell’Università di Bloemfontein (Sudafrica), quattro studenti bianchi sono stati giudicati colpevoli dal locale tribunale. Ho preso la notizia qui su Jeune Afrique (cliccare per maggiori dettagli) e la ripropongo, come meditazione estiva.

La foto è tratta dal sito del fotografo Michele Lamanna (www.michelelamanna.com), in particolare dalla sezione dedicata all’interessante progetto “African workers”. Molte grazie a Michele del permesso a pubblicare le sue foto.

“Razzismo al contrario”

23 Luglio 2010 4 commenti

Razzismo al contrarioUn amico blogger della prima ora, Simone Salvatori, mi ha mandato dagli Stati Uniti questo commento a un video pubblicato sul principale quotidiano italiano. Lo pubblico volentieri, perché fa riflettere, e poi Simone il tema lo conosce bene.

Il “razzismo al contrario” del Corriere

Non so se qualcuno si sia mai premurato di definire cosa significa ”razzismo al contrario”, comunque l’espressione sembra essere di uso corrente sul maggior organo di stampa nazionale, anche online.
E’ una di quelle espressioni che aprono una finestra sulla mente di chi le usa e ne mettono a nudo il panorama. Nel caso specifico immaginiamo il (la) solerte  giovane di bottega con buona padronanza dell’inglese, al quale è stato dato l’incarico di spulciare giornalmente le notizie sulla CNN per riciclare il riciclabile. Cade sotto l’occhio questo infelice episodio di Shirley Sherrod, una storia tra le più ricche ed interessanti degli ultimi mesi, che offre il destro per parlare delle questioni piu profonde della società Americana: la campagna ad alzo zero di Fox news contro la presidenza Obama e qualsiasi cosa rappresenti il governo; il Tea party e le sue radici e motivazioni profonde; l’iperzelo dell’amministrazione Obama e le sue difficili relazioni con la comunita’ nera americana; le tensioni razziali mai scomparse dalla societa’ Americana e l’uso che se ne fa in vista delle prossime elezioni; la storia stessa di Shirley Sherrod, il cui padre fu ucciso 45 anni fa da un agricoltore bianco nella nativa Georgia, dove all’epoca (anni ’60) nessun bianco veniva mai perseguito per l’omicidio di un nero, nonostante prove e testimoni, e che negli anni ha aiutato imparzialmente (per lavoro) innumerevoli agricoltori bianchi apertamente razzisti travolti da difficoltà economiche, proprio nella Georgia del sud. Valeva la pena anche parlare
dell’informazione ai tempi di Internet, dove in una giornata una notizia manipolata in malafede va da un blog di destra alle dimissioni forzate di un integerrimo funzionario pubblico.
Invece, la vera mirabile sintesi di tutte queste possibilità la si trova nelle parole-chiave che l’acuto autore ha selezionato per il servizio di CorriereTv: donna, razzismo, contrario, bianco.
Senza essere Queneau, Perec o Calvino, trovo comunque scoraggiante che qualcuno possa usare una espressione come “razzismo al contrario” senza perdersi nel mare dei possibili significati. Saltando quelli stucchevolmente meccanici (omsizzar?) me ne restano ancora molti: odiare tutti i propri simili (si parla di estetica, ovviamente) e
ritenersi inferiore a loro, mentre si amano e si ritengono superiori a sé tutti quelli che hanno un aspetto diverso (chi era questo? Ah, sì, il brutto anatroccolo); l’incapacita’ di fare distinzioni di razza di qualsiasi tipo (color blindness); la negazione scientifica
dell’esistenza di ogni razza, incluse quelle animali, e le sue implicazioni, ecc. ecc.
Ma se dovessi azzardare una ipotesi su cosa abbia volute significare l’esimio articolista del Corriere, credo che nella sua mente il razzismo al contrario sia il razzismo di chi tradizionalmente l’ha subìto, un razzismo di reazione. Concediamo il beneficio della buona fede, assumendo che il sottinteso sia che è un razzismo al contrario perché va nel verso contrario (reazione) a quello subito, “sbagliato” (al contrario) perché chi lo ha subito dovrebbe aver imparato la lezione, dunque è doppiamente in torto. Questo ovviamente ci costringe a sorvolare sul fatto che fenomeni classificabili come razzisti sono esistiti in tutti i gruppi sociali, e la discriminazione razziale, e anche lo schiavismo, hanno avuto cittadinanza in Africa come in ogni altro continente. Altra possibilità probabilmente non lontana dal vero è che l’implicazione sia che si tratti di un fenomeno di “uomo morde cane”: il razzismo è al contrario, paradossale, perché sono proprio quelli che dovrebbero difendersi dal razzismo, gli inferiori che invece di difendersi, vogliono credere di essere superiori loro stessi e attaccare con la stessa moneta, il che è evidentemente una aberrazione, un mondo al contrario. Che quest’ultima sia l’ipotesi più vicina al vero me lo suggerisce il fatto che “razzismo al contrario” sia stato usato nel titolo e nelle parole chiave per i motori di
ricerca: “venghino, siori, abbiamo il mangiatore di coltelli, la donna
cannone e il razzismo al contrario!”.
Ho comunque una qualche simpatia per questo (spero) giovane giornalista del Corriere: uno non puo’ sapere tutto, o avere esperienza di cose che sono a galassie di distanza dal proprio mondo ovattato. Ci vorrebbe un libro, meglio, un manuale o un dizionario, una specie di mini-enciclopedia del razzismo, così che i giovani talenti del giornalismo non debbano sforzarsi di leggerlo tutto, ma possano consultare le definizioni in ordine alfabetico.
In alternativa, possono leggersi questo blog e imparare qualcosa.

Simone Salvatori

L’immagine è tratta dal sito www.corriere.it

Scenari migratori

16 Luglio 2010 2 commenti

Praia

Ho assistito stamattina alla presentazione, a Roma, del libro  ”Africa – Italia. Scenari migratori”, predisposto da Caritas/Migrantes e curato, in particolare, da Maria Paola Nanni e Franco Pittau. Il testo fa il punto sulla collocazione dell’Africa nello scenario globale, sul ruolo odierno della diaspora africana e sulle caratteristiche e i percorsi dei migranti africani in Italia. Il volume contiene le relazioni presentate nel corso di un seminario di studi svoltosi a febbraio in Capo Verde, integrate con ulteriori materiali statistici e documentari.

Il libro è diviso in 5 sezioni:

I. Africa: informazione, economia, cooperazione e migrazioni. Scenari

II. L’Africa in Italia. Quadri tematici

III. Le collettività africane in Italia e i contesti territoriali

IV. L’emigrazione italiana in Africa. Vecchie e nuove mobilità

V. Appendice statistica.

E’ un volume molto denso (con oltre 70 testi) e ricco di informazioni. Segnalo, tra l’altro, diversi contributi sul modo in cui i media informano sulle vicende africane.

Per saperne di più, si può visitare questo sito.

La foto di Praia (Capo Verde) è tratta da: www.jcsarquitetos.com.br

Cosa ci hanno detto i mondiali di calcio?

12 Luglio 2010 7 commenti

vuvuzelasSono finiti i primi mondiali di calcio svolti in Africa. Nonostante lo scetticismo di molti, è andato tutto bene: non solo calore umano, folklore e musica, ma anche ferrea organizzazione e grande capacità simbolico-politica. Riporto due commenti, pubblicati oggi dall’agenzia MISNA. Il primo è tratto da un discorso tenuto in Giugno da Ban Ki-Moon, Segretario generale dell’Onu, al parlamento del Gabon. Il secondo è un editoriale del direttore della stessa MISNA, Pietro Mariano Benni.

Ban Ki-Moon

“Non sono un esperto di calcio ma so chi vincerà questi mondiali: è il popolo africano. Questo momento vi appartiene. Il vostro continente sta prendendo il posto che deve essere suo, nel cuore dello sport mondiale, ma è anche vero per la cultura, la diplomazia, lo sviluppo economico. In molti lo dicono: è tempo di considerare l’Africa sub-sahariana come una delle più grandi economie emergenti al mondo. Come le ‘tigri’ asiatiche qualche anno fa, ora i‘leoni’ dell’Africa si stanno mettendo in moto”.”

Pietro Mariano Benni

Spente le luci e i fuochi pirotecnici negli stadi nuovi di zecca, cessato il barrito delle vuvuzelas, osannato Nelson Mandela a una settimana dal suo 92° compleanno, consegnata la Coppa alla Spagna – il paese geograficamente più vicino all’Africa – il grande Luna park sudafricano dei Mondiali di calcio ha chiuso ieri sera i suoi battenti con le lodi e il plauso incondizionato di quegli stessi critici che appena un mese fa gridavano alla disorganizzazione, al pericolo per la criminalità e la sicurezza in genere, il dilagare della prostituzione, gli abusi e la tratta dei minori e non so quali altre possibili nefandezze d’ogni genere, tipiche del modo tradizionale di dipingere l’Africa nel nord del mondo. Per quel che se ne sa fino a questo momento, Sudafrica e Africa intera escono invece da questo grande test in maniera più che positiva, dando prova di grande impegno e straordinaria unità d’intenti. Se sul fronte strettamente sportivo, né il continente né il Sud del mondo sono riusciti a salire sul podio dei primi tre posti – rimasti tutti in mani europee – è sul piano dell’immagine complessiva che l’Africa ha conquistato in un mese punti che non ha ottenuto negli anni, perfino per ammissione pressoché corale e spontanea dei più scafati giornalisti sportivi che più di una volta son riusciti ad andare oltre la lettera dello sport. “L’Africa ha preso per mano questi Mondiali e ha comunicato loro il meglio del suo spirito, non esclusa una nota di dolcezza” ha detto ieri sera con convinzione Mario Sconcerti, uno dei più noti e attenti giornalisti sportivi italiani, in una trasmissione della rete televisiva “Sky”. sottolineando un aspetto forse sfuggito ai più. Che il continente possa costituire una straordinaria risorsa spirituale per il resto del mondo è stato più volte sottolineato da più parti; lo ha ricordato, per esempio. Benedetto XVI l’anno scorso in occasione del Sinodo per l’Africa; continuano a riaffermarlo, chiedendo un Nobel per le donne africane, organizzazioni di volontariato come “Chiama l’Africa”. E soprattutto lo sanno e lo ripetono da anni alla MISNA tanti missionari e operatori umanitari che vivono da tempo nel continente, superando grandi difficoltà e prendendo posizione contro la violenza, gli errori e le ingiustizie, ma restando saldamente accanto alle popolazioni locali di cui spesso ricordano straordinarie virtù e forza d’animo. Il modo in cui il Sudafrica è riuscito a organizzare e gestire il torneo e la partecipazione del continente intero, diventato in gran parte per un mese un “iperstadio”, sono la prova indiscussa di un potenziale di capacità e di unità finora poco o nulla colto e raccontato dai grandi mezzi d’informazione e dalle istituzioni del nord del mondo. Soltanto Romano Prodi, ex-presidente della Commissione Europea (1999-2004) e due volte presidente del consiglio italiano, aveva auspicato e sottolineato più volte – in un convegno della Fondazione per la collaborazione tra i popoli a Bologna e poi in una “lectio magistralis” presso la Fondazione Basso in Giugno a Roma – l’importanza di uno spirito unitario continentale di cui, con i Mondiali di calcio, il Sudafrica poteva farsi crogiuolo per tutto il continente. “Con le Olimpiadi la Cina è riuscita a proiettare una nuova immagine e identità del paese in tutto il mondo; i Mondiali di calcio possono essere qualcosa di simile per l’intera Africa se il Sudafrica riuscirà a interpretare e rappresentare in questa occasione la realtà multiculturale dell’intero continente” aveva detto alla MISNA Prodi in occasione dell’incontro romano. I pareri potranno essere discordi, soprattutto con il passare del tempo, man mano che i soliti detrattori dell’Africa e dell’intero Sud del mondo tenderanno a farsi avanti. E’ certo però che molte delle fosche previsioni della vigilia appaiono finora perdenti e il “continente nero” risplende di luci di cui non ha mai goduto in passato. Affinché non siano fuochi fatui è però indispensabile che proprio a partire dal Sudafrica, chiuso il Luna park, vengano ora seriamente ascoltate le voci di tutti coloro che non hanno ancora tratto vantaggio alcuno dalla grande festa del calcio o che addirittura ci hanno rimesso. Come per esempio, per tutto Maggio, ci avevano ricordato in Italia i rappresentanti degli “abhalali”, organizzazione sudafricana per i diritti civili, con i loro simbolici “Mondiali al contrario”, giusto contrappunto allo sfarzo e all’ebbrezza del primo Mondiale africano. E che nell’Africa intera, in uno spirito unitario di giustizia e di pace, i potenti africani (e del resto del mondo) si impegnino a far sì che il vero Mondiale dell’Africa, un campionato di sviluppo, giustizia e diritti umani, molto più impegnativo e decisivo di quello appena concluso, prenda oggi avvio al più presto e porti gli “ultimi” dell’Africa e del Sud del mondo intero a una vittoria piena e indiscutibile, un successo prezioso e indispensabile per un miglior futuro dell’intero pianeta.

La foto è tratta da: http://lucarossi.ilcannocchiale.it

L’Africa delle riviste

AddisAbeba

Il modo in cui gli immigrati dall’Africa sub-sahariana in Europa narrano la loro condizione e la loro identità, il tema della cittadinanza nei Paesi africani, l’accessibilità e l’equità dei servizi sanitari, la creazione di un proprio “spazio” da parte delle chiese africane della diaspora. Sono solo alcuni dei temi degli articoli che i curatori del n. 31 dell’ “African Studies Abstracts Online” hanno letto e sintetizzato, a partire da circa 60 riviste scientifiche. E’ un servizio dell’African Studies Centre dell’Università di Leiden (Paesi Bassi). Le sintesi sono state curate da Michèle Boin, Katrien Polman, Tineke Sommeling e Marlene C.A. Van Doorn.

La foto, scattata ad Addis Abeba da Mrcurtain, è tratta da: www.trekearth.com

Michèle Boin, Katrien Polman,
Tineke Sommeling, Marlene C.A. Van Doorn