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Archivio Aprile 2007

Black European Studies

25 Aprile 2007 3 commenti

Presso la Johannes Gutenberg-University Mainz (Germania) è stato creato il Black European Studies Program (BEST), per lo studio della storia, della situazione attuale e delle prospettive future della popolazione nera in Europa. Gli atti della prima conferenza promossa da questa organizzazione sono di estremo interesse. Ringrazio i curatori del sito Afroitaliani della segnalazione.

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Un classico della filosofia africana

16 Aprile 2007 6 commenti

Grazie al lavoro di Lidia Procesi (dell’Università di Roma 3), è stato tradotto in italiano un classico della filosofia africana: "Autenticità africana e filosofia", di Fabien Eboussi Boulaga (Christian Marinotti editore, 2007). Il testo è stato pubblicato, nella versione originaria, nel 1977. Riporto alcuni passi della quarta di copertina. "(…) Nel peggiore dei casi per il comune sentire una ‘filosofia africana’ non esiste, perchè non si è mai visto un Aristotele nero. Nel migliore dei casi si associa a una delle tante merci di un’Africa da diporto, che alterna statuette a proverbi e riti magici, sempre al ritmo del tam-tam. E dove, tra le curiosità e le paccottiglie folkloristiche, la ‘filosofia africana’ si confonde nel supermercato della moda etnica. Qui Fabien Eboussi Boulaga mette in scena il ‘Muntu’, un ‘Africano’ tipico e tradizionale secondo i gusti dei consumatori europei. ‘Muntu’ è il suono esotico che evoca quell’Africa tutta emozione, danza e naturalità, che ingolosisce il pubblico, promettendo rimedi succulenti alla noia dei soliti passatempi e panorami metropolitani (…)"

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Reperto 3

12 Aprile 2007 14 commenti

Allego un altro reperto, relativo al modo in cui un noto fotografo e scrittore racconta la "sua" Africa. (…) Ma l’Africa vera, spiacente per i turisti, non conosce il significato delle cinque stelle, a meno che non si trovino sulle mostrine di un generale. L’Africa vera di stelle non ne ha nessuna. È fatta di povertà, di sangue e di morte, di pelle tirata sulle costole, di città inquinate, di mosche che si attaccano al collo, di caldo opprimente, di sudore, di odori acidi, di angherie, di corruzione, di delirio. Eppure è maledettamente affascinante. Del resto, il mal d’Africa non è forse la nostalgia d’un luogo dove scopriamo di poter tornare ad abbracciare le nostre radici e all’improvviso ci sentiamo un tutt’uno con il fango e il cielo e il sangue, la nostalgia d’un regno di sensazioni potenti dove anche una semplice stretta di mano può essere incredibilmente sensuale? Non le si prova, queste sensazioni, chiudendosi in un lodge con l’aria condizionata e sorseggiando al tramonto un bicchiere di Stellenbosch serviti da un cameriere nero impacciato e biancoguantato. Bisogna sporcarsi le mani. Per scattare queste immagini, come tanti altri fotografi, anch’io ho dovuto sporcarmi le mani. Curioso, non ho voglia di lavarmele.

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Reperto 2

5 Aprile 2007 7 commenti

Nel fare a tutti gli auguri di Buona Pasqua, proseguo con la pubblicazione di reperti sul modo in cui alcuni fotografi raccontano, a parole oltre che con le immagini, l’Africa e gli africani. Devo dire che il compito è facilitato da una importante rivista che, nel grande pluralismo delle voci che ospita, da’ spazio anche ad alcune che narrano l’Africa nel modo seguente.

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