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Archivio Dicembre 2006

Attori africani di Internet

29 Dicembre 2006 Nessun commento

Internet è una preziosa fonte di informazioni sulla realtà attuale dell’Africa, oltre che strumento di comunicazione fondamentale per gli attori africani (che siano pubblici, privati o non-profit). Tra i tanti studi su questo argomento, vi è "Internet in Africa sub-sahariana: attori e usi", a cura di un ampio partenariato di enti di ricerca europei e africani, coordinato dalla Maison des Sciences de l’Homme d’Aquitaine. Il progetto ha comportato: uno studio storico sullo sviluppo di Internet in Africa; uno studio degli attori, dei servizi e dei contenuti in questo campo; un approfondimento su alcuni tipi di programmi resi possibili da Internet in ambiti come l’educazione e la cultura.

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L’Africa infantile – 4

19 Dicembre 2006 Nessun commento

Capita spesso, specie quando si è a corto di argomenti per parlare in positivo dell’Africa, di dire che questo continente è la “culla dell’umanità”. E’ una espressione molto diffusa, la quale esprime un concetto storicamente fondamentale, ma che non di rado viene usata in un modo che farebbe felice il Flaubert indagatore dei luoghi comuni. E’ un fatto incontestabile che l’Africa sia il continente dove si sono evoluti i primi esseri umani, anche se spesso, come ricordava lo storico Joseph Ki-Zerbo, ce ne dimentichiamo. Ma l’abuso dell’espressione citata suona quasi come una diplomatica concessione retorica, se poi viene seguita solo da una lista dei problemi di questo continente e non anche da altre informazioni sul ruolo importante che l’Africa ha di fatto avuto nella storia del genere umano. Nulla avviene mai a caso. I sociologi, i semiologi, gli psicologi, gli antropologi sanno bene che il linguaggio non si limita solo a “dire” qualcosa: esso stabilisce, disegna e riproduce relazioni di potere, classificazioni e gerarchie. Nella migliore delle ipotesi (come nel caso del grande Ki-Zerbo), affermare che l’Africa è la culla dell’umanità vuol dire rivendicare un riconoscimento del posto di questo continente nella storia della nostra specie. In certe occasioni, si tratta di una gentile constatazione e nulla più. In altri casi, peggio ancora, può essere usata per sottintendere (anche senza volerlo) che l’umanità è nata lì, ma è cresciuta altrove: questo lo pensano ancora in molti. E, a proposito di culla, Buon Natale.  

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L’Africa infantile – 3

12 Dicembre 2006 3 commenti

La rappresentazione dell’Africa come continente "infantile" non è un fenomeno casuale. Il sociologo Jan Nederveen Pieterse ha descritto molto efficacemente come questa tendenza sia nata.

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L’Africa infantile – 2

6 Dicembre 2006 3 commenti

Oltre al danno, la beffa. Come ci ha insegnato anche il grande storico Joseph Ki-Zerbo, scomparso ieri, nel corso del tempo gli africani hanno subito e subiscono, non solo forme di dominazione e di sfruttamento sul piano materiale, ma anche uno stigma e un maltrattamento sul piano cognitivo. Una delle forme tipiche di questo stigma è la considerazione degli africani come, in qualche modo, la parte infantile, più regredita dell’umanità, bisognosa, a seconda dei casi, di aiuto materiale e redenzione morale e spirituale a cura di attori esterni.

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L’Africa infantile – 1

2 Dicembre 2006 2 commenti

In questi giorni sto tenendo nota dei materiali iconografici sull’Africa (foto, poster, cartoline, spot…) in cui mi imbatto passivamente, come semplice cittadino che riceve la posta, cammina per strada, guarda ogni tanto la televisione. Ovunque, in gran parte, l’Africa viene rappresentata attraverso corpi e visi di bambini. Qualche esempio: – in vari depliants, accanto alle loro foto (mai schermate pudicamente, come invece si fa con i bambini di casa nostra), ci sono di solito richieste di denaro per sostenere iniziative benevole (non dimentichiamo che siamo sotto Natale); – in un numero dedicato all’Africa di una pregevole rivista curata da volontari internazionali, circa la metà delle immagini ritrae bambini; – in qualsiasi servizio televisivo sull’Africa, indipendentemente dall’argomento trattato, scorrono immagini di bambini. Volendo essere meno passivi, se, ad esempio, si cercano su Google le immagini relative alla voce "africani", tra le prime 20 ve ne sono 12 in cui sono presenti bambini. Alla voce "asiatici" le immagini di bambini (sempre tra le prime 20) sono 4, alla voce "europei" vi è solo una foto di bambini, mentre alla voce "americani" non vi è nessuna immagine di bambino. Di questi fatti, abbastanza evidenti, si possono fornire differenti interpretazioni. Ad esempio, si puo’ sensatamente dire che, in fondo, i bambini sono una parte importante dell’Africa, in ogni caso una parte particolarmente esposta ai problemi che affliggono questo continente, e che dunque vale la pena di focalizzare l’obiettivo su di essi. Più difficile è dire apertamente che un bambino "tira" maggiormente di un adulto nella raccolta dei fondi. E’ difficile anche ammettere esplicitamente di pensare (come molti fanno) che, in fondo, gli africani siano di fatto più infantili di noi (superstiziosi, emotivi, tribali, legati alla corporeità). Ancora più difficile è affermare una cosa che molti pensano ma non dicono: meglio rivolgersi idealmente a un’Africa infantile, poiché con gli africani adulti "non si riesce a lavorare bene", "ognuno pensa per sé", "è difficile metterli d’accordo" (in fondo, anche Bob Geldof lo disse senza ritegno in una intervista a ridosso del Live 8), ecc. ecc. Si potrebbe andare avanti all’infinito. Resta il fatto che manca, tranne poche eccezioni, la rappresentazione di un’Africa (nel bene e nel male) adulta, razionale, attiva. Dunque sospetto fortemente che la rappresentazione di un’Africa infantile, anzi "infantilizzata" artificialmente, non sia affatto un caso, indipendentemente dagli intenti, anche nobili e spesso condivisibili, di chi opera questa scelta. Ma questa è solo una prima puntata.

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