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Archivio Aprile 2006

I padri della Patria e l’Africa – 2

30 Aprile 2006 3 commenti

L’idea di una missione “civilizzatrice” dell’Italia nei confronti dei paesi africani sembra essere, per alcuni, alla base dello stesso processo di unificazione nazionale. Riporto un testo significativo a questo proposito:

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I padri della Patria e l’Africa – 1

"Verso le provincie meridionali la diffidenza di Cavour fu notevole, come lo era d’altronde quella dei suoi più stretti collaboratori (Farini affermava in una lettera al Cavour stesso: "Altro che Italia: questa è Africa! I beduini riscontro di questi cafoni son fior di virtù civile"), tanto che lo statista piemontese ritardò il più possibile l’avvento al governo dei ‘meridionali’ riducendo le circoscrizioni elettorali (…). E’ un estratto di una biografia di Cavour, disponibile online.

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Ad Ancona un convegno sulle donne in Africa

20 Aprile 2006 1 commento

Dal 21 al 23 aprile, ad Ancona, si svolgerà il convegno internazionale "L’Africa in piedi con volto di donna", promosso dalla Onlus Chiama l’Africa. Il programma, molto ricco, prevede diverse sessioni, dedicate alla presenza femminile nelle società africane, con una specifica attenzione anche al confronto Africa-Europa.

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A volte ritornano

14 Aprile 2006 9 commenti

Farà sicuramente meno notizia del conflitto in Ciad, e siccome in Italia nessuno ne parlerà, voglio sottolineare un dossier su Jeune Afrique, che mostra un interessante fenomeno: il ritorno dei cervelli in Africa. Non è più vero, si dice, che in Africa mancano opportunità di lavoro per persone con elevata qualificazione. Mi pare un grande elemento di speranza. Buona Pasqua!

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Rwanda: la radio e il genocidio

8 Aprile 2006 3 commenti

Il genocidio in Ruanda, di cui ricorre il tristissimo anniversario, fu preparato e gestito, non da sovversivi o da improvvisati leader tribali, ma da una classe di burocrati dell’etnia Hutu. Questi garantirono all’operazione una razionalità e una accurata pianificazione che richiama, come aiuta a ricordare Abram de Swaan, l’Olocausto degli ebrei. Strumento principe della campagna di odio verso i Tutsi fu la radio. Fa impressione leggere queste parole, scritte qualche anno prima di quegli eventi da un funzionario della radiodiffusione nazionale: "(…) C’est pourquoi j’ose espérer que la communication sociale, une fois purifiée et dynamisée, rendra le Rwandais plus mobile dans la recherche de son identité nouvelle" (A. Rukebesha, "Esoterisme et communication sociale", Kigali 1985)

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Zoro, Moratti e le noccioline

3 Aprile 2006 2 commenti

Un’altra puntata della vicenda Zoro. A San Siro, sabato, durante la partita Inter-Messina, sono stati esposti alcuni striscioni contro il giocatore ivoriano del Messina Zoro Kpolo. Nella partita d’andata aveva deciso di uscire dal campo a causa degli insulti razzisti di cui era fatto oggetto da parte di alcuni tifosi interisti. Sabato, la curva neroazzurra è stata fischiata dal resto dello stadio. Ma secondo il patron dell’Inter, Massimo Moratti, i fischi a Zoro sabato non erano espressione di razzismo: “Era una manifestazione contro la persona”. Secondo Moratti, San Siro ce l’aveva con Zoro solo per questioni private e non per il colore della sua pelle: “È stato esagerato, è stato stupido e il resto del pubblico ha espresso il suo dissenso. Ma non c’è assolutamente nulla di cui vergognarsi perchè non si è trattato di un comportamento razzista”. Ora, uno degli striscioni di sabato contro Zoro recitava: “Noccioline e banane, la paga per l’infame”. Equiparare una persona africana a una scimmia è solo una “questione privata” o è qualcosa di più? Tanti anni fa, su un monte del Kivu, in Congo, un anziano contadino mi ricordava con sdegno che i colonialisti belgi lo chiamavano “scimmia”. Questo tipo di insulto è ricorrente nella storia dei rapporti tra il Nord coloniale e i popoli africani. Dunque, gli ultras in questione hanno attinto da un antico repertorio razzista, e sicuramente ne erano consapevoli, nel momento in cui pubblicamente (allo stadio e dunque in TV) hanno insultato un africano con un epiteto storicamente e notoriamente usato per etichettare gli africani come inferiori. Saranno stati quattro gatti, ma almeno non si neghi che erano quattro gatti razzisti.

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