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Archivio Dicembre 2005

Brazzà conteso, ma non troppo

28 Dicembre 2005 4 commenti

Pacifista ante-litteram? Utopista fricchettone? Capostipite del buonismo paternalista? Profeta inascoltato di un diverso rapporto Nord-Sud? E’ il centenario della morte di Pietro Savorgnan di Brazzà, ma pochi- men che meno a casa nostra – conoscono questo straordinario personaggio, di cui si è almeno un po’ parlato in questi ultimi giorni. Italianissimo (nato a Castelgandolfo, di origini friulane), nobile e col gusto dell’avventura, di Brazzà fu un misto di esploratore, missionario, filantropo, non-violento, anti-schiavista, conquistatore, promotore della propria immagine e critico del colonialismo. Esplorò l’Africa, comprò schiavi per liberarli, consegnò di fatto il Congo (quello con capitale Brazzaville, appunto) alla Francia che aveva favorito i suoi viaggi, morì probabilmente assassinato perché non si diffondessero le sue critiche alla gestione coloniale di quelle terre africane. Da seguire quanto si farà e dirà su di lui.

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Feste

23 Dicembre 2005 6 commenti

Per un ritorno all’essenziale. Auguri a tutti, e a presto.

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Cannibale sarai tu

18 Dicembre 2005 4 commenti

Quando si dice l’ironia degli eventi… A giugno fece scalpore una gaffe del presidente russo Putin, che aveva attribuito all’insieme delle culture africane l’uso di mangiare i nemici. A parte l’infondatezza storica e scientifica di questa affermazione (infondatezza attestata da chi in Africa c’è nato e vissuto) e a parte il fatto che casi del genere in Africa se ne sono verificati solo in situazioni estreme e comunque in corso di verifica, suscita un sorriso amaro la notizia pubblicata ieri su tutti i siti e giornali del mondo, relativa a un grave caso di cannibalismo in Siberia. E non è l’unico in tempi recenti, così come non è l’unico nei Paesi occidentali: ricordo un caso in Germania, tempo fa, ove un arianissimo cannibale cercò e trovò su internet un disgraziato disponibile a farsi mangiare.

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Agenda setting

16 Dicembre 2005 Nessun commento

Fonti di Medici senza Frontiere affermano che i telegiornali italiani hanno dedicato alla carestia in Niger solo 19 minuti, tra luglio e agosto. Evidentemente, c’era altro di cui occuparsi con più urgenza e cura. Quando se ne è parlato, comunque (almeno sulla carta stampata), avrebbero potuto risparmiarci qualche bestialità.

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ONG africane online

10 Dicembre 2005 4 commenti

Sono 3.500 le organizzazioni non governative (ONG) africane registrate nel repertorio dell’OSAA, un ufficio delle Nazioni Unite che si occupa del sostegno internazionale alla pace e allo sviluppo in Africa. Il repertorio è consultabile online ed è ricco di informazioni. Credo che queste organizzazioni (difficili da individuare e censire, per vari motivi) siano molte di più, e del resto le ONG non sono che una parte della società civile, da noi come in Africa. E’ però importante che un organismo internazionale abbia cominciato a raccogliere e diffondere informazioni su questa realtà per molti versi sconosciuta, di cui molti diffidano, che molti ritengono magari lodevole ma irrilevante per risolvere i problemi, che è così poco visibile nei nostri media (un africano passivo fa decisamente più notizia di uno attivo, chissà perché). Le organizzazioni censite dall’OSAA operano nei settori dell’agricoltura, della soluzione dei conflitti, dell’educazione, dello sviluppo,dell’ambiente, della salute e della lotta all’AIDS,del micro-credito e quant’altro. Una visita a questo repertorio forse modificherà qualche pregiudizio.

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Il grande cortile

4 Dicembre 2005 1 commento

Il principale stereotipo sull’Africa – il continente delle diversità, delle migliaia di storie, culture, lingue, società, istituzioni, economie -, è quello che consiste nel considerarla una entità unica, un tutt’uno facilmente interpretabile nel suo insieme, un grande cortile ove (da qualsiasi finestra ci si affacci) si può agevolmente capire cosa succede. Inutile dire quanto ciò sia falso. Possiamo dire lo stesso dell’Europa? Stando in Italia si può facilmente capire la Finlandia, la Bulgaria, la Lettonia, "perché tanto siamo tutti europei?". Nessuno penserebbe seriamente una cosa del genere, ma quando si parla di Africa questo approccio è la normalità. Anche nei reportages giornalistici. Colpisce quello che ha notato Sanva nel suo blog: nella sua brevità, dice più di un trattato di giornalismo.

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