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Il capo villaggio e il debito estero

Ricordo, 18 anni fa, una conversazione con alcuni anziani del villaggio di Gandou Ngoriba, in Niger. Mi manifestavano, motivandola, la loro apprensione per il conflitto Iran-Irak (altri tempi…) e per le scelte degli Stati Uniti circa il debito estero dei Paesi in via di sviluppo. Era da tempo che seguivano questi temi per radio, e che ne discutevano tra loro. A Gandou Ngoriba, una località di circa 600 abitanti, c’erano almeno 15 apparecchi radiofonici, e chi li possedeva si sintonizzava sulla radio nazionale, certo, ma anche su BBC, radio Mosca e radio tedesche e statunitensi (che avevano trasmissioni internazionali in lingua hausa), su Radio France Internationale, su Radio Kaduna (Nigeria), Africa 1 e tante altre. Insomma, anche allora, la gente di quel posto lontano, che vi sfido a trovare su una carta geografica, era collegata a dinamiche comunicative globali.

 

Foto tratta da: www.space.gov.za/wsw/photos2003_hartrao.html

  1. jtm
    4 Maggio 2005 a 18:53 | #1

    Mio padre è morto nel mio villaggio, all’epoca alla quale ti riferisci. Non era più giovane: la sua età rapresentava un numero di anni quasi quasi doppio di quello che è oggi la speranza di vita alla nascita, nel mio paese. Alla sua morte, io non c’ero: sono arrivato troppo tardi. Comunque mi è stato poi riferito che prima di spegnersi, non si era messo a lasciare qua e là raccomandazioni e messaggi, come fanno altri da quelle parti. Si era limitato a chiedere, con insistenza, che dopo la sua morte, il suo bene più prezioso diventasse proprietà di suo nipotino, che era “l’orgoglio vivente” di mio padre. Quel bene era la sua radio. Jtm

  2. Fabrizio
    4 Maggio 2005 a 14:12 | #2

    Non solo debito estero…
    Già qualche anno fa, quando ero in visita a qualche famiglia di immigrati, la tv era sintonizzata su telenovelas egiziane, concerti punk slavi, telefilm singalesi. A parte qualche mia difficoltà con la lingua, il livello mi sembrava buono.
    Questo, nel villaggio sperduto sulla carta geografica come nella grande metropoli del nord Europa, nella casa abitata da immigrati e ora in molte famiglie italiane. Lo stupore non nasce dall’isolamento geografico (presunto o reale), ma dal fatto che (soprattutto da noi) l’offerta “Raiset” sia percepita senza alternative. Non è così, da anni.

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