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Archivio Maggio 2005

Società africane

31 Maggio 2005 6 commenti

Farà forse arrabbiare qualcuno, interessare qualcun’altro. Io comunque spero faccia pensare molti. Il 6 giugno uscirà, alfine, "Società africane. L’Africa sub-sahariana tra immagine e realtà", curato dal sottoscritto e da Giancarlo Quaranta nell’ambito di un progetto CERFE, e con presentazione di Jean-Léonard Touadi, editore Zelig di Milano.

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Africa: problema o risorsa?

28 Maggio 2005 12 commenti

Provate a dire a un diversamente abile, o a un disoccupato, o a un rom, o a un ex carcerato, o a una donna che tenta di rientrare nel mercato del lavoro una frase del tipo "tu sei il più grande problema dell’umanità". Costui, giustamente, si risentirebbe (uso un eufemismo). E magari cercherebbe di spiegare al zelante interlocutore: "Senti, io non sono un ‘problema’. Semmai sono una persona, penso certe cose, so fare certe cose, sono una ricchezza anche per te, ho una mia storia, ho delle potenzialità, ho dei progetti… e non riesco ad attuarli perché incontro alcuni ostacoli e ho alcuni problemi, certo gravi; ma vorrei capire come risolverli…". Ecco, già sarebbe un modo diverso di porre la questione. Poco fa, invece, ho assistito a un dibattito in TV in cui si parlava dell’Africa come "il più grande problema dell’umanità". Figurarsi se l’Africa non ha dei problemi, gravissimi. Ma ho il sospetto che nessun africano in ascolto avrà approvato l’impostazione del discorso. Anche perché, tranne l’eccezione di un esponente governativo, si parlava genericamente di "Africa", non di "africani". E questo agli africani non piace. Credo.

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Protezione civile

19 Maggio 2005 11 commenti

Dopo lo tsunami in Asia, più che mai, occorre imparare dagli errori, propri ed altrui. Sembra questo uno dei principi su cui si basa l’organizzazione non governativa APPEB di Abidjan. E’ nata due anni fa, e si occupa di protezione civile, come strumento di sviluppo sostenibile, di crescita delle comunità. Un argomento quasi vergine, in Africa. L’Italia viene vista come punto di riferimento e di ispirazione, anche sul piano dei metodi e delle pratiche. Il sito di APPEB è: www.appeb.org

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Il bambino paternalista

12 Maggio 2005 15 commenti


Stamattina sono passato alla scuola elementare di mio figlio. C’era una bella mostra-mercato, finalizzata a raccogliere fondi. “Per l’Africa”, “per i bambini africani”. Iniziativa utile e lodevole, neanche a dirlo, e ho pure contribuito. Ma mi sono anche chiesto: che idea si faranno i nostri figli di questa gente lontana, dipinta come un magma senza nome, senza popolo, senza nazione (mai che si citi un Paese), senza capacità, racchiusa nell’unificante nome simbolico di un intero continente e rappresentata (non a caso, come parte per il tutto) dalla sua componente infantile? Che idea si faranno della solidarietà, della cooperazione tra i popoli, dei rapporti tra Nord e Sud, quando sin da bambini sono abituati a considerarsi come la “mano forte che dà” alla “mano debole che prende”? Chi li aiuterà a distinguere tra il senso di responsabilità di chi possiede di più dal puro e semplice paternalismo, che è la radice di ogni razzismo e colonialismo?

Bambini soldato sul golfo (di Napoli)

6 Maggio 2005 4 commenti

Si nascondono in un cimitero d’auto napoletano (fuggendo da un transnazionale sfruttatore d’infanzia), si difendono con schegge di specchio, mangiano piccioni, spaventano una bambina bionda e il suo cagnolino, si fanno prendere dopo un ridicolo rito magico officiato da Giobbe Covatta con colonna sonora di tam-tam,giocano finalmente a pallone con i poliziotti, in vista di un loro affidamento. Sono bambini soldato dell’Uganda, in una puntata della fiction "La squadra" trasmessa poco fa. In due ore si parla d’Africa. Ma nessun africano parla mai: semmai viene solo ritratto, narrato. Raramente ho assistito a una così efficace rappresentazione del rapporto tra Nord e Sud del pianeta, così come lo immaginano in molti: "loro" sofferenti, strani, incapaci di uscir fuori dai loro problemi, lontani (a meno che non si giochi all’universale gioco del pallone; ma io aspetto ancora una Coppa Intercontinentale con le squadre africane); "noi" sospettosi, benevoli, razionali, generosi, in grado di fornire soluzioni. Buone le intenzioni di denuncia di una piaga tremenda. E ottimo spot per la raccolta di fondi. Temo che lo spettatore medio penserà: "Pago, ma stessero a casa loro: ognun per sé".

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Il capo villaggio e il debito estero

4 Maggio 2005 2 commenti

Ricordo, 18 anni fa, una conversazione con alcuni anziani del villaggio di Gandou Ngoriba, in Niger. Mi manifestavano, motivandola, la loro apprensione per il conflitto Iran-Irak (altri tempi…) e per le scelte degli Stati Uniti circa il debito estero dei Paesi in via di sviluppo. Era da tempo che seguivano questi temi per radio, e che ne discutevano tra loro. A Gandou Ngoriba, una località di circa 600 abitanti, c’erano almeno 15 apparecchi radiofonici, e chi li possedeva si sintonizzava sulla radio nazionale, certo, ma anche su BBC, radio Mosca e radio tedesche e statunitensi (che avevano trasmissioni internazionali in lingua hausa), su Radio France Internationale, su Radio Kaduna (Nigeria), Africa 1 e tante altre. Insomma, anche allora, la gente di quel posto lontano, che vi sfido a trovare su una carta geografica, era collegata a dinamiche comunicative globali.

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