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Archivio Marzo 2005

Mitologie: come prima, più di prima

31 Marzo 2005 3 commenti

Avere libri in casa, al di là del loro indubbio valore ornamentale, significa sempre poter scoprire o riscoprire qualcosa in qualsiasi momento. Come le "mythologies" di Roland Barthes, pubblicate nell’anno in cui sono nato ma di una sorprendente attualità, quanto meno dal punto di vista del tentativo di guardare oltre alle apparenze e al senso comune. Le sto rileggendo con gusto e un pizzico di nostalgia, non per l’approccio scientifico (una semiotica all’epoca rudimentale), ma per l’intento culturale che – se mi guardo attorno – ha ancora molto da insegnare. Uno dei paragrafi è intitolato "Grammatica africana" e tratta del vocabolario ufficiale (francese) degli affari africani, "incaricato di operare una coincidenza fra le norme e i fatti, e di dare a una realtà cinica la cauzione di una morale nobile". Barthes rileva che in questo vocabolario i conflitti causati dalla colonizzazione vengono definiti "lacerazioni" crudeli e dolorose, o che interi popoli vengono interpretati come aventi un "destino comune" insieme a chi li ha conquistati con la violenza. L’edizione italiana del testo si intitola "Miti d’oggi".

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Rimedi tradizionali…

24 Marzo 2005 6 commenti

- "Ma da voi come fate a far cessare il singhiozzo?" – "Semplice: mettendo la testa in bocca a un leone…" Stanca di domande stupide sull’Africa, una giovane camerunese che vive in Italia ha così risposto a una conoscente, davanti a un gruppo di persone che non ha avuto alcun dubbio sulla veridicità di quanto affermato. L’episodio è realmente successo, e mi è stato raccontato da una collega, testimone diretta. Al di là dell’apprezzabile ironia di quella ragazza, fa riflettere quanto sia difficile elaborare una rappresentazione adeguata di eventi, processi, persone lontani dalla nostra esperienza quotidiana. Quando si parla d’Africa, poi, questo fenomeno assume caratteristiche e dimensioni del tutto particolari, tanto da manifestarsi, spesso, nelle medesime forme delle leggende metropolitane e con uguali livelli di "credibilità". Auguri di buona Pasqua, e a presto.

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In cauda venenum

18 Marzo 2005 6 commenti

Udito poco fa con le mie orecchie. Sul finire di una drammatica (e ben fatta) fiction di RAI 1, una delle protagoniste comunica – al protagonista – che intende tornare in Africa, dove si è svolta una parte importante della storia. E conclude, per giustificarsi: "… hai visto cos’è l’Africa: violenze, malattie…". Uno dei processi con cui nascono gli stereotipi (e quindi il sospetto, l’intolleranza, il razzismo, la discriminazione, il paternalismo, il colonialismo, le guerre…) è attribuire a un luogo, a un popolo, una o più caratteristiche, di solito negative, concepite come eterne e immutabili. Questi discorsi, anche distratti e inconsapevoli, sull’"essenza" dell’Africa fanno male all’Afica, e non aiutano né gli africani né coloro che intendono realmente essere solidali con questo continente.

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Contro l’afropessimismo

17 Marzo 2005 2 commenti

Da orizzonti diversi, un altro sguardo sull’Africa. Così si auto-presentano le donne e gli uomini che hanno dato vita, qualche anno fa, al CADE (Coordinamento per l’Africa di domani). L’Africa, affermano al CADE, non è in via di sparizione, come molti amano dire. Questo continente è, al contrario, estremamente vitale, e in un modo molto differenziato. Di fronte a informazioni frammentarie e superficiali, sistematicamente improntate al pessimismo (malattie, carestie e guerre), il CADE intende fornire analisi più complete e realiste sulla sorprendente evoluzione dell’Africa (certamente senza occultarne i problemi…), mettendole a disposizione di associazioni, media, responsabili politici ed economici e dell’opinione pubblica in generale. Il loro sito è: www.afrique-demain.org

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Indice africano

Ci si può perdere, navigando su "Afrique Index", ma anche fare interessantissime scoperte. E’ un sito che contiene un repertorio, continuamente aggiornato, di siti sull’Africa: dall’attualità alla politica, dall’economia al turismo, dalle scienze umane allo sport. Lo consiglio caldamente.

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Il (modernissimo) genocidio ruandese

Oggi è stato presentato a Roma il film "Hotel Rwanda" di Terry George, dedicato al genocidio dei Tutsi ad opera degli Hutu, avvenuto nel ’94 in questo Paese dell’Africa centrale. Protagonista della storia è un personaggio reale e vivente: un direttore d’hotel di Kigali, Paul Rusesabagina, hutu e sposato a una tutsi, che salvò, ospitandoli nel suo albergo, 1.200 tutsi. Insomma, uno Schindler (o un Perlasca) africano. Naturalmente, nessun premio Oscar, per un film che ha mostrato un aspetto tragico della modernità africana: un sterminio pianificato razionalmente e burocraticamente da esponenti della élite hutu, e supportato dall’uso spregiudicato di un medium come la radio.

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Elezioni

Trovo abbastanza sconcertante il modo in cui numerosi commentatori, anche di larghe vedute, si pongono di fronte al fatto che – finalmente – in molti Paesi africani si vota. Certo, tra mille difficoltà, inutile dirlo. Ma noto molto sospetto e molte dietrologie ("siccome le vogliono gli Stati Uniti, … "), molto scetticismo ("figurarsi, ci vuole ben altro, di fronte ai problemi che hanno…."), addirittura molta avversione ("ecco: un’altra occasione per le solite violenze etniche"…). Cosa preferirebbero lorsignori? Giro la domanda a chi passa da queste parti. Ma non finisce qui, ovviamente.

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