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Archivio Novembre 2004

Da selvaggi a primitivi

27 Novembre 2004 7 commenti

Nel XVIII secolo, nello “stile di ragionamento” europeo, gli africani sono diventati da “selvaggi” o “barbari” a “primitivi”. Secondo T.C. Jacques, il cambiamento non è di poco conto. Se essere selvaggi vuol dire giacere in una sorta di condizione senza tempo, essere primitivi vuol dire, invece, porsi nello stato iniziale di una possibile evoluzione. Evoluzione verso dove? Inutile dire quanto questo abbia contribuito a costruire una determinata immagine dell’Africa e a legittimare determinate modalità (tuttora vigenti) di porsi nei confronti dei popoli che vivono in questo continente. Il testo di Jacques è intitolato “From Savages and Barbarians to Primitives: Africa, Social Typologies, and History in Eighteenth-Century French Philosophy”, ed è nella rivista “History and Theory”, n. 2 del 1997.

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Turismo responsabile?

24 Novembre 2004 3 commenti

Ho letto con curiosità la pagina di un sito, da me molto apprezzato, che presenta una iniziativa di "turismo responsabile". Il programma, lodevole, è promuovere la conoscenza dei popoli africani, facendo – in buona sostanza – meno danno possibile. Ma sono rimasto assai perplesso nel leggere il programma di un viaggio in Senegal di 15 giorni. Cosa si propone ai turisti responsabili? La visita a un museo e all’isola di Gorée, una escursione a un lago, un passaggio in un quartiere periferico (Pikine) ove opera una importante associazione culturale e sportiva, gite ed escursioni varie, lezioni di musica tradizionale, visite a villaggi e a una foresta di baobab, visita a un villaggio di pescatori e a una radio comunitaria, passaggio finale a un villaggio artigianale. Io mi domando: con quale idea del Senegal torneranno indietro i turisti? Non sarà il caso di far visitare anche, per qualche ora (senza troppo togliere ai contatti umani e all’abbronzatura), la famosa università Cheikh Anta Diop, qualche locale di musica moderna, un giro nei quartieri centrali, l’incontro con un alto funzionario ministeriale o un imprenditore, la visita a una moschea o a una chiesa, un salto in una moderna libreria, una escursione alla sede della più importante agenzia stampa africana (la Panapress) o a qualche centro di ricerca medica, una intervista a qualche leader nazionale della società civile, e così via? Credo che sarebbe più "responsabile" includere nel turismo responsabile anche la conoscenza di situazioni e persone diverse da quelle che vengono proposte di solito. Non per altro: per completezza. A meno che non ci sia qualche preclusione di fondo, ma che almeno si dica esplicitamente.

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Circoli viziosi

19 Novembre 2004 5 commenti

La somma che l’ex Germania Ovest ha erogato all’ex Germania Est negli anni successivi al crollo del muro di Berlino è molto maggiore di quella che i Paesi europei hanno erogato, negli stessi anni, a favore dei Paesi africani. Eppure, sostiene lo scrittore Henning Mankell, i media svedesi affermano che la cooperazione di Stoccolma abbia erogato somme "terribilmente" alte, e oltretutto senza grandi risultati. D’altro canto, afferma Mankell, i media svedesi (e non solo) sono anche quelli che, rappresentando l’Africa come una terra di disgrazie e di catastrofi, alimentano una cultura degli aiuti di emergenza, senza prospettive a medio e lungo termine. Perché allora stupirsi se i fondi si disperdono? Un bel circolo vizioso.

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Tra due mondi

17 Novembre 2004 1 commento

E’ interessante una inchiesta sul modo in cui alcuni giovani africani della diaspora, nati e vissuti in Francia, percepiscono i loro Paesi d’origine. Alcuni brani di interviste a questi giovani sono riportati nel sito www.afrik.com/article6373.html, dove emerge un rapporto a volte distante e ambiguo con tali Paesi, ma anche spesso consapevole della ricchezza che lo "stare tra due mondi" produce nelle persone. Tra le parole ricorrenti ci sono povertà, conflitti, difficile, calore, ospitalità, frustrazione, giovani, radici, felici, ricchezza, sfruttamento.

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Ordine pubblico

13 Novembre 2004 2 commenti

Leggo su Pana Press che il procuratore generale mozambicano Joaquim Madeira denuncia la diminuzione di risorse nella lotta contro la criminalità organizzata. In compenso, il Mozambico risulta essere, secondo l’Istituto di studi sulla sicurezza di Pretoria, il Paese meno armato dell’Africa Australe, e dove i crimini a mano armata (chiedo scusa per il bisticcio di parole) sono relativamente rari. Colgo l’occasione per pregare chi legge queste poche righe di cogliervi alcune informazioni non scontate. Infatti, contrariamente a quanto molti credono: in Africa esistono procuratori generali; esistono problemi di criminalità organizzata identificati e trattati come avviene dalle parti nostre (e con medesime problematiche, tipo le risorse a disposizione, sia pur non paragonabili per quantità); che non tutti i Paesi africani sono uguali, dal punto di vista della violenza.

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Contaminazioni

10 Novembre 2004 4 commenti

Per non violare il diritto d’autore, riporto un brano dal sito di un fotografo naturalista in cui mi sono imbattuto per caso, togliendo qualche parola qua e là, con un effetto strano ma alla fine, credo, comprensibile. Un gioco, se volete, ma che lascia intendere qualcosa del modo in cui l’Africa viene rappresentata da qualche professionista dell’immagine, e non solo. Spero che l’autore del testo riportato sia sufficientemente spiritoso. Il suo sito, comunque, è: www.faustomoroni.it Ecco il testo, o quel che ne ho fatto rimanere. Kenya escursioni udire suoni e canti immaginare danze tribali attrazione inevitabile come richiamo ancestrale al quale non si può non cedere. Lussureggiante vegetazione tropicale risuonano echi di pelli tese e note alte disperdono foglie si esce magicamente dal terzo millennio per sprofondare tempo primitivo. Dico alla guida seguire quelle note e condurmi luogo. Nonostante rumore più mi avvicino al villaggio musica sale e sensazione tornare indietro nel tempo aumenta quando note raggiungono culmine improvvisamente cessano. Accorti arrivo dovuto fermarmi prima, semplicemente ascoltare, senza contatto, lasciare che magica sensazione si congelasse memoria. Contatto altera comportamenti, viene in mente storia, fatta di incontri, e scontri, fra genti diverse inarrestabile, non più lenta perdita di identità delle popolazioni un tempo isolate e tremendo enigma dell’evoluzione culturale. Fortunatamente pensieri durano poco, richiesta di denaro per riprendere a suonare, cantare e danzare sospiro di sollievo, non sono primo uomo bianco, contaminato nessuno, ma ancor più deluso,quella sensazione primitiva sprofonda cifra richiesta è assurda. L’Euro ha confuso anche africani! Neanche voglia di contrattare, momento magico svanito miseramente, assumendo valore brutalmente economico. Vorrei tornare indietro, ma simpatia africani è contagiosa, riesco a portare ad un decimo cifra richiesta, giusta per loro e per me! So bene che ci sono grandi tragedie in atto in questo continente (e se ne parla abbondantemente altrove), ma non crediate che queste cose siano secondarie.

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La maledizione di Didone

5 Novembre 2004 1 commento

L’Africa, malgrado la sua romanizzazione, ha avuto con Roma rapporti conflittuali, durati nel corso dei secoli e registrati nella letteratura. Vedi l’Eneide di Virgilio e la maledizione di Didone sui discendenti di Enea. Una conferenza di Florence Garambois all’Università Jean Monnet, nel marzo scorso, ha messo in luce il modo in cui, nell’epopea post-virgiliana, si è costruita l’immagine negativa del continente africano e dei suoi abitanti, al punto, afferma Garambois, di diventare il simbolo del carattere funesto del destino (www.univ-st-etienne.fr/monnet/uco/03-04/21). Sto cercando di avere qualche notizia in più su quella conferenza (per quelli a cui può interessare).

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Dal Tamigi al Congo

3 Novembre 2004 5 commenti

“Cuore di tenebra”, di Joseph Conrad, è una delle opere letterarie più complesse e discusse, sin da quando uscì, alla fine del XIX secolo. Conrad descrive la vicenda di un uomo di mare, Marlowe, che compie una sorta di “discesa agli inferi” in Congo, ove si imbatte in Kurtz, agente dei mercanti d’avorio, folle e schiavista, adorato dalle sue vittime come una sorta di divinità. La storia, come è noto, è stata rielaborata in versione cinematografica in “Apocalypse now”, di Francis Ford Coppola. Per molti, il romanzo è una denuncia dell’imperialismo inglese e, più in generale, della follia dell’Occidente nel momento in cui si rapporta con l’Altro. Ma c’è chi ritiene, invece, che l’opera sia, in fondo, una illustrazione delle virtù che gli europei hanno bisogno di coltivare per giustificare l’estensione della loro civiltà e della loro cultura ad altre parti del mondo. Due consigli di lettura al riguardo. La prima, da un sito RAI: www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=894 La seconda, da un sito in inglese contenente un saggio di Peter Mwikisa, dell’University of Botswana: www.arts.uwa.edu.au/MotsPluriels/MP1300pmw.html  

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