Rifondazione cosmetica

Star sotto l’ombrellone, così come l’andare dal dentista o dal barbiere, consente spesso di buttar l’occhio su pubblicazioni che altrimenti non si leggerebbero. Nel mio caso, è avvenuto con il supplemento femminile de la Repubblica. Nel penultimo numero, campeggiava un articolo sulla cosmesi di Francesca Delogu, con un occhiello promettente: “Bellezza. Lo dicono i cool hunter: l’autunno segnerà il ritorno a una sensualità istintiva e tribale. E Africa e Brasile saranno le nuove riserve dei laboratori”.L’antropologo Jean-Loup Amselle afferma che l’Africa occupa una posizione controversa nel nostro inconscio di occidentali: quella di un’entità “degenerata” e nel contempo fonte di rigenerazione, e in quanto tale oggetto di un forte investimento affettivo e sensuale da parte nostra (dalla rivista “Società africane”, n. 4).
In effetti, l’articolo di cui sopra mostra appieno questa tendenza a percepire il continente africano – oltre che come un luogo di sofferenze e di catastrofi – anche come una sorta di fonte primigenia e inesauribile di energie vitali da cui attingere. Interessante, ma non senza cadute nei più ovvi stereotipi di cui più volte abbiamo qui discusso. Nell’articolo si afferma, tra l’altro, che “I prossimi mesi faranno piazza pulita delle ultime superficiali tracce di new age, troppo spesso mitizzata come soluzione a tutti i mali. Si accantonerà anche la ‘sbronza’ tecnologica in favore di rituali ‘neoprimitivi’ che più coinvolgono, oggi, i desideri dell’immaginario collettivo. La ricerca di spiritualità guarda già a questi orizzonti e si fa strada un bisogno di erotismo autentico, istintivo, dalla matrice tribale”. Si riporta, poi, il parere di un sociologo, Francesco Morace, il quale afferma (sic!) che “Paesi come Brasile e Africa, periferici per lo sviluppo economico, diventano grandi serbatoi di immaginario futuro proprio per la loro capacità di vivere il corpo come ritmo, attraverso una sensualità genetica e naturale”. Come se l’Africa possa essere considerata un unico Paese. Come se il Brasile possa essere sbrigativamente considerato “periferico” dal punto di vista economico. Come se, in una qualsiasi società o cultura umana qualsiasi cosa possa essere definita “naturale”, e non il frutto di una sofisticata costruzione umana. Ma così vanno le cose quando si parla di Africa. A seguire, nell’articolo, interviene una training manager della Atkinsons, che spiega: “Esaurito l’approccio intimistico, nel 2001 siamo partiti per l’Africa per cercare energia nella natura primitiva e coniare un progetto di benessere più vicino all’istinto. C’era bisogno di toccare la pelle, di stimolare una forza quasi animalesca.”
Siamo alle solite: l’esotismo, il primitivismo, la ricerca ossessiva dell’ancestralità e dell’incorrotto. All’Africa, la modernità è negata per definizione. Nel loro piccolo, questi sono documenti importanti, da registrare.
Nella foto: una scimmia su cui sono stati testati prodotti cosmetici, dal sito: http://www.indica.it/pub/prodotti/testanim.html



Caro jtm, a giudicare dal tuo commento vedo che le tue vacanze sono state piuttosto traumatiche! Scherzo, naturalmente. Bentornato a te e agli altri.
Dalla lunghezza dei commenti che mi precedono, si può (fino ad un certo punto) intuire chi si è riposato di più e chi di meno. Quanto a Daniele, vado subito vedere la lunghezza di quel suo commento di cui Netta parla tanto bene.
però.. i femminili anche se di testate degne di rispetto hanno sempre un approccio infame sia nei confronti degli argomenti che .. altrettanto grave.. nei confronti dei “lettori” che si prevede siano quelle “ochette delle donne!!”
ciao.. grazie per il commento mi ha fatto un gran piacere!! certo che servono i blog..
netta
bentornato! spero tu sia tornato carico di idee ed entusiasmo. ciao
Dai “creativi” non si puo pretendere di piu …