Ebola e stereotipi

22 Ottobre 2014 1 commento

Il re degli stereotipi sull’Africa è il pregiudizio che essa sia una entità unitaria e indistinta. Le vicende legate alla diffusione dell’Ebola hanno fatto riemergere con prepotenza questo stereotipo. Infatti, la stragrande maggioranza dei cittadini europei  (validamente sostenuti dalle generalizzazioni dei media e dagli slogan di alcune forze politiche dichiaratamente xenofobe) pensano che chiunque giunga “dall’Africa” sia un potenziale portatore del virus, indipendentemente dal Paese di provenienza. Non importa se si viene dal Mozambico, dall’Uganda o dalla Sierra Leone: tutti untori, in quanto “africani”. Un caso eclatante è quel che è successo a Fiumicino, ove qualche giorno fa una bambina non è stata fatta rientrare a scuola in quanto appena tornata da un viaggio con la famiglia in Uganda (Paese peraltro non a rischio), per il timore che diffondesse il virus. No comment, ma tanto da fare.

La foto è tratta da: http://www.enjoyuganda.info

Scrivere la propria storia

About image of Africa. “Chinua Achebe, said: “If you do not like someone’s story, write your own.” I will write my own stories because I do not condone the oversimplified image of Africa. Stereotypes divide us as countries, continents, cultures, nations and most importantly, as individuals”. Non ho molto da aggiungere a questa conclusione dell’articolo di Khadija Sanusi, che studia presso l’African Leadership Academy.

La foto è tratta da: http://www.itnewsafrica.com

Rappresentazioni sociali dell’Africa in Francia

27 Settembre 2014 Nessun commento

Un articolo di Bruno Guteux si occupa delle rappresentazioni sociali dell’Africa e degli africani in Francia, nel corso della storia. Il razzismo e il colonialismo vengono analizzati da questo specifico ma importante punto di vista, esaminando anche il ruolo delle istituzioni scolastiche e dei media.

Foto: Wissine Bisseraine, Portrait de groupe, Sénégal, c.a. 1895 (Collection Jean-Philippe Dedieu)

Il calcio e la conoscenza dell’Africa

18 Settembre 2014 Nessun commento

Un modo particolare, ma a suo modo efficace, per conoscere l’Africa è studiare il suo movimento calcistico e quel che c’è attorno. Si occupa di questo tema “African Football, Identity Politics and Global Media Narratives: The Legacy of the FIFA 2010 World Cup”: un volume uscito quest’anno (presso Palgrave Macmillan), a cura di Tendai Chari e Nhamo A. Mhiripiri. E’ uno studio multidisciplinare sugli aspetti simbolici e narrativi dei campionati mondiali svoltisi nel 2010 in Sudafrica, con un approccio originale e una metodologia articolata, basata, a seconda dei casi, sull’analisi dei contenuti dei media, dei blog, di interviste e altro ancora.

La foto è tratta da: http://www.theguardian.com (Photograph: Andy Rain/EPA)

Vegetali per combattere la “fame nascosta”

4 Settembre 2014 1 commento

Una buona dieta è basata su una diversità di cibi, ma in Africa molti seguono, spesso per necessità, una dieta monotona e poco diversificata. Questa è una forma di “fame nascosta”, molto pericolosa e da fronteggiare. Un recente articolo, pubblicato su “Chronica Horticulturae” (Volume 54, issue 1, 2014), si occupa di questo tema, proponendo alcune soluzioni, basate sull’uso di vegetali nutrienti, disponibili e a basso costo. Lo studio, a cura di Grubben, Klaver e altri, si trova a questo link. L’African Studies Centre di Leiden, da cui ho tratto la notizia, ne parla così:

(…) While a healthy diet is based on a diversity of foods, in Africa many people rely on monotonous diets based mainly on grains, roots and tubers with few vegetables & fruits and hardly any animal-source foods. As a consequence, in tropical Africa more people suffer from ‘hidden hunger’ than from overt starvation, because their diet lacks micronutrients such as iron, zinc, vitamin A, iodine, and folate. This ‘hidden hunger’ is a main cause of health problems, high mortality and low economic productivity. Dietary diversification is one of the key strategies to combat this ‘hidden hunger’ and vegetables are the most affordable and accessible source of micronutrients. Nutritional analysis shows that when the food composition figures are expressed per 100g dry matter, vegetables appear as a particularly rich source of protein, fibre, vitamins and minerals. (…)

La foto è tratta da: http://www.edenproject.com

Solidarietà diretta

1 Agosto 2014 2 commenti

Sono stato qualche giorno fa a Kinshasa (Municipalità di Mont Ngafula, in periferia), a visitare il dispensario gestito dalla ONG congolese CODES e sostenuta dalla Onlus “Lorenzo ChiAma il Congo”. Il piccolo ospedale è ancora in via di completamento, ma già pulsa di vita e di attività. Serve una comunità di persone che prima erano costrette a fare molti chilometri per accedere a cure mediche pur minimali. Il dispensario è gestito interamente da personale congolese, e il sostegno della Onlus italiana è svolto su uno schema di solidarietà diretta, direi: da comunità a comunità, da una realtà italiana specifica della provincia di Roma a una altrettanto specifica congolese, con una comunicazione diretta e una negoziazione intensa, pur tra tante difficoltà. Senza pietismi e paternalismi. Senza offrire sul palco mediatico sofferenze e volti infantili. Senza fare appello alla intermittente benevolenza basata sulle mere emozioni del momento, che sarebbe enormemente offensiva della dignità degli interlocutori congolesi. Una esperienza che mi ha fatto molto riflettere e che sostengo con piacere.

La foto del dispensario (luglio 2014) è mia

 

 

Archeologia post-coloniale in Africa

15 Luglio 2014 2 commenti

Gli archeologi possono avere un ruolo nel dare una visione più completa e corretta del ruolo dell’Africa nella storia umana. Questo tema è al centro di un saggio di John Giblin, Rachel King e Benjamin Smith nella rivista “Azania: Archaeological Research in Africa”. Essi affermano:

Archaeological research carries a message that Africa is the cradle of human culture and must thus contain the full range of human experiences within its conceptual parameters. However, it tends to be the exceptional bad news stories that dominate world attention, resulting in overtly negative interpretations of the African past, present and future, both within and outside the continent, constructions that Africans have rightly railed against. Indeed, as Thabo Mbeki (2005), the former president of South Africa, once concluded a speech, ‘There will be no perpetual catastrophe. The stereotypes will neither define who we are nor dictate what will be.’ As archaeologists we thus have a profound role to play in this process because we are uniquely positioned to challenge flawed global stereotypes and to create more nuanced versions of the African past. In this way, it is possible for archaeology to impact positively upon both the African present and future. For example, the work of archaeologists has provided a tale of African firsts (first human, first fire, first tools, first art, first bed, first rituals etc.) and of the dynamic and inventive nature of African communities. It has shown an Africa that has always been at the heart of global connections and it has exposed stories of sustainable resource management and successful navigation of extraordinary environmental change that have relevance far beyond Africa (Mitchell 2005).

Therefore, in turning attention away from short-term problems and onto the long-term strength of dynamic, but historically rooted, African values and systems archaeologists can make a valuable contribution to more complex understandings of the African contribution to humanity. Indeed, for many archaeologists working in Africa today this is their inspiration. A consequence of this has been the emergence of specific models for post-colonial archaeology in Africa that emphasise, as Paul Lane (2011) has termed them, ‘usable pasts’ and ‘indigenous epistemologies’. These focus on the socio-political, economic and epistemological values of the past in the present among modern African societies. (…)

Ringrazio Alfonso Alfonsi della segnalazione.

La foto della gola di Olduvai (Tanzania) è tratta da: http://www.swide.com

 

Sex and the city ad Accra

Accra è lo sfondo della nuova serie tv “An African City”, diffusa via web.  La serie ha al suo centro le vicende di cinque ragazze del ceto medio e un’Africa che compare poco nei nostri media, certamente non maggioritaria, ma reale e scarsamente sconosciuta. Alla BBC definiscono questa serie come una sorta di “Sex and the City” in versione africana. Stefania Ragusa, giornalista nota per il suo impegno sull’immigrazione e per una visione più completa e senza pregiudizi dei popoli, ha intervistato per Pagina99we Nicole Amarteifio, che ha ideato e dirige la serie. Amarteifio afferma, tra l’altro: “A lungo i media mainstream hanno presentato l’Africa come il continente nero e i volti degli africani, e delle donne e dei bambini, in particolare, sono stati utilizzati per le campagne globali anti povertà. Questa narrazione, oltre a essere parziale e fuorviante, ha prodotto danni enormi alla nostra autopercezione e autostima. Adesso è il tempo di un’altra narrazione, che per esempio abbia al suo centro la bellezza, l’intelligenza, la vivacità delle donne africane”.

La veduta di Accra è tratta da: www.viasat1.com.gh

Per un nuovo rapporto di collaborazione con i Paesi africani

L’African Economic Outlook 2014 verrà presentato il 10 giugno a Roma, presso la sede della Società Geografica Italiana (Palazzetto Mattei in Villa Celimontana, via della Navicella 12)  a partire dalle ore 9.00. La conferenza di presentazione è promossa dalla Società Geografica Italiana e dal suo Centro Relazioni con l’Africa, con il patrocinio del Ministero degli
Affari Esteri e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il rapporto è curato annualmente dal Centro di Sviluppo dell’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) in collaborazione con la Banca Africana di Sviluppo ed il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite.

Nel documento di presentazione è scritto: “Il rapporto analizza le tendenze delle economie africane fornendo dati significativamente importanti. Continua ad essere sostenuto il tasso di crescita del Continente: le proiezioni per il 2014 fanno prevedere una crescita del PIL pari al 4.8%, con un’ulteriore accelerazione per il prossimo anno in cui tale crescita potrebbe raggiungere un livello record fra il 5 e 6 %. Il rapporto di quest’anno copre per la prima volta tutti i 54 Paesi del Continente e dedica particolare attenzione alle politiche pubbliche in grado di promuovere investimenti nel settore imprenditoriale, della formazione dei giovani, delle tecnologie e della salute, per facilitare fra l’altro un maggiore coinvolgimento degli operatori economici africani nei mercati globali. Il rapporto si sofferma sull’importanza delle ‘global value chains’ e del loro ruolo nel processo di industrializzazione in atto in Africa.
I progressi dell’economia del Continente africano, confermati dal rapporto, accompagnati da una straordinaria crescita della sua popolazione, dal rafforzamento generale della ‘governance’ malgrado il perdurare di gravi focolai di crisi, rendono sempre più acuta l’esigenza di dedicare all’Africa una crescente attenzione politica e di porre le basi per un nuovo e diverso rapporto di collaborazione e di interscambio fra l’Italia e quei Paesi. Lo scambio di aggiornate informazioni, favorito dalla presentazione e dall’esame del rapporto dell’Ocse, intende contribuire a tali sviluppi, nel contesto dì quella più vasta iniziativa Italia – Africa, promossa dal Governo italiano e che si muove su più piani. Per dare una concreta risposta alla necessità evidenziata dal rapporto stesso di favorire la formazione di una classe imprenditoriale africana efficiente e qualificata nel pomeriggio avrà luogo un approfondimento utile a porre a confronto concrete esperienze che si sviluppano attualmente in Italia per la formazione di giovani nel settore imprenditoriale e delle start-up al fine di fare emergere le ‘best practices’ ed i modelli di maggiore attualità.”

La veduta di Kinshasa è tratta da: http://en.wikipedia.org

A scuola di business per scommettere sull’Africa

 

 

 

Fortuna Ekutsu Mambulu, un vecchio amico di questo blog, segnala una importante  iniziativa da lui coordinata: l’African Summer School di Verona, che tra pochi giorni chiuderà le iscrizioni. Chi è interessato fa in tempo fino al 13 giugno a segnarsi. Ecco qui di seguito una scheda sul progetto.

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La proposta formativa di African Summer School per internazionalizzare il proprio CV

Fino al 13 giugno 2014 è possibile iscriversi ad African Summer School (ASS), la scuola estiva di Verona (Italia) che offre un percorso formativo che presenta l’Africa come terra di opportunità, per creare il proprio lavoro o business. Giunta alla sua seconda edizione e patrocinata dal Comune e dall’Università di Verona, ASS mira a concorrere alla creazione di una concezione equilibrata del continente africano con lo scopo di stimolare e facilitare il lancio di nuove attività economiche in un continente che negli ultimi anni sta sperimentando alti livelli medi di crescita, trasferendo ai partecipanti nuove conoscenze e competenze in ambito storico, economico e geopolitico. Le lezioni, seguite da tre mesi di attività formative individuali o di gruppo, si svolgeranno dal 3 al 10 agosto 2014 in una villa settecentesca veronese. La campagna delle iscrizioni è stata lanciata lo scorso 13 maggio 2014 alla Camera dei Deputati. 

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Raccontare un’Africa protagonista della storia umana dal neolitico fino ad oggi, e presentare questa macroregione non più solo come terra di missione ma come un luogo pieno di opportunità: questa è la sfida della seconda edizione di ASS, la scuola estiva promossa dall’Associazione veronese Africasfriends, realizzata grazie alla collaborazione di numerosi partner e patrocinata dall’Università e dal Comune di Verona con il contributo del Banco Popolare di Verona, UIL Verona e Ital nazionale.

 

Per raggiungere tali obiettivi, gli organizzatori hanno selezionato due docenti africani, a cui è affidata la maggior parte delle ore di lezioni che si terranno nella settimana dal 3 al 10 agosto 2014 a Verona. Si tratta dell’accademico José do Nascimento, che insegnerà Storia generale dell’Africa, e dell’esperto in marketing nonché blogger tra i più influenti del continente Mawuna Koutonin, che insegnerà invece Afro-business.

 

Ancora oggi per molti l’Africa è un continente a-storico. Per molti altri invece, la sua storia sembra aver preso inizio all’epoca della schiavitù. Rettificare tali tendenze è importante sia dal punto di vista scientifico che culturale: da una parte, infatti, risulta cruciale ribadire come l’Africa sia la culla dell’umanità e come tanti dei fenomeni sociali conosciuti abbiano avuto origine nel continente africano. Dall’altra, capire l’Africa sotto una prospettiva storica può aiutare a lottare contro stereotipi e fenomeni di razzismo ancora persistenti nelle società occidentali. Questo insegnamento è importante non solo per favorire il dialogo interculturale, ma anche e soprattutto per la costruzione identitaria delle cosiddette “seconde generazioni” (giovani di origine africana nati o cresciuti in Italia), che hanno la necessità di aver accesso a riferimenti culturali dei paesi di origine dei loro genitori.

ASS è anche “Business Incubator 4 Africa”, ovvero una training school in management che sia propedeutica al concorso finale delle idee di business proposte dai partecipanti, prima della loro effettiva valutazione e sviluppo eventuale. In quest’ottica, il corso di Afro-business è pensato per offrire – tramite lezioni, workshop e testimonianze – il know-how necessario alla pianificazione e all’avviamento di progetti imprenditoriali direttamente o indirettamente legati all’Africa. In particolare, in virtù dell’esperienza positiva dell’anno scorso, si cercherà di spiegare ai partecipanti il perché, il come, e il dove implementare idee di business. In tal modo, ed in maniera parallela, verrà incentivata la pratica del ritorno volontario dei migranti nei loro paesi di provenienza.

 

Il continente africano, infatti, per il suo attuale livello di crescita economica (in media 4-5 per cento annui) e per le trasformazioni in atto sia nell’economia mondiale che locale, offre contro ogni previsione numerose opportunità di realizzazione di micro-imprese gestite/gestibili dai giovani. La sfida oggi sta nel trovare il giusto modo per incoraggiare i giovani africani e di tutto il mondo a cogliere tali opportunità creando appositi percorsi di accompagnamento necessari alla realizzazione delle loro idee imprenditoriali.

 

ASS si rivolge specialmente ai giovani, senza distinzione alcuna. Una particolare attenzione però viene data agli studenti africani emigrati, e quelli nati in Italia. I primi hanno spesso bisogno di strutture d’inquadramento in grado di aiutarli a formalizzare i loro progetti di ritorno, mentre i secondi necessitano, per la loro crescita culturale, di un accesso ad insegnamenti africani di alto livello ed offerti da professori di origine africana.

 

La prima edizione di African Summer School, inaugurata nel 2013 con la presenza dell’ex-Ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge Kashetu (http://www.africansummerschool.org/riviviamo-la-cerimonia-di-apertura-della-summer-school-2013/), ha coinvolto cinquanta giovani africani ed italiani che hanno trascorso una settimana insieme per imparare e confrontarsi attorno al tema della geostrategia africana sviluppato dal pensatore Jean Paul Pougala. La seconda edizione, lanciata lo scorso 13 maggio 2014 in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati (https://www.youtube.com/watch?v=yoDvOEhKKY4&feature=em-upload_owner), propone un ampio programma di lezioni (http://www.africansummerschool.org/program/) che si svolgeranno dal 3 al 10 agosto a Villa Buri, complesso settecentesco appena fuori le mura di Verona.

 

 

Un’azienda all’anno in Africa

Uno degli intenti dell’iniziativa è quello di creare le condizioni per lo sviluppo e la realizzazione di almeno un progetto di business in Africa. Tale obiettivo si realizza incentivando i partecipanti africani ed italiani a scrivere dei progetti di business durante i tre mesi che seguono la settimana formativa. Tali progetti partecipano al concorso “Business Incubator 4 Africa“, nell’ambito del quale un comitato di selezione, composto da rappresentanti dei nostri partner e da esperti in materia, seleziona la miglior idea di business che poi riceverà un premio ed un accompagnamento nella sua fase di incubazione. Il progetto vincitore della prima edizione di African Summer School che il nostro partner in business incubation MAG Verona sta accompagnando dal mese di gennaio 2014, si realizzerà in Togo (nella capitale Lomé). Consiste nella realizzazione di stagni per l’allevamento di pesci da commercializzare nel mercato locale.

 

 

Ancora alcuni giorni per candidarsi

Le iscrizioni dei partecipanti che seguiranno tutto il percorso formativo della seconda edizione di African Summer School si svolgono online (http://www.africansummerschool.org/enrollment/) e sono aperte fino al 13 giugno 2014, data in cui si aprirà la campagna per accogliere gli uditori liberi (http://www.africansummerschool.org/uditori-liberi/).

 

La foto della inaugurazione dell’edizione dell’ASS 2013 è tratta da:http://ilreferendum.it

(da sinistra) Fortuna Ekutsu Mambulu, Damiano Fermo, Prosper Nkefack, Cècile Kyenge, Raphael Ngalani, Chiara Fraccaroli