E-learning e networking per conoscere le Afriche

18 Febbraio 2018 Nessun commento

Nella Rete si stanno man mano affermando nuovi modi per diffondere e condividere conoscenze ed esperienze legate ai Paesi africani. Due esempi. Il Centro per la Cooperazione Internazionale offre un corso in modalità e-learning su “Le Afriche oggi – 1 . Decostruire un’idea, assumere la complessità”. Il corso è curato da Uoldelul Chelati Dirar, dell’Università di Macerata. Il sito Vadoinafrica di Martino Ghielmi è un formidabile strumento di informazione e anche networking per tutti coloro che intendono vedere le società africane fuori dai soliti schemi, e per cogliere le opportunità che l’Africa (anzi, le Afriche) oggi offrono.

La foto è tratta da: www.tonybates.ca

 

 

 

Beta Israel: la patria rimandata?

In Italia, siamo in un contesto di celebrazione del giorno della Memoria, in un periodo elettorale denso di confusione mentale diffusa e generalizzata, di rigurgiti razzisti e antisemiti da parte di minoranze di deficienti, di strumentalizzazioni di questi rigurgiti solo ed esclusivamente per dar giù a qualche avversario politico o sportivo (di solito, per colpa di pochi decerebrati e della malizia dei media, il bersaglio preferito è la Lazio in quanto tale, di cui per inciso sono stratifoso – io antifascista e imparentato con una famiglia con significative radici ebraiche romane…). Ma a proposito di memoria e di radici, mi ha sempre interessato la vicenda dei Beta Israel, altrimenti detti Falascià: gli ebrei neri originari dell’Etiopia, per lo più trasferitisi in Israele a partire dagli anni ’80, in varie ondate migratorie facilitate, e che nel 2011 vi costituivano una comunità di oltre 125.000 persone, in maggioranza concentrate in piccole aree urbane nel centro del Paese. Un volume, sia pur datato, di Tanya Schwarz, intitolato “Ethiopian Jewish Immigrants. The Homeland Postponed”, mette in evidenza luci e ombre di questa emigrazione, provando a comprendere dal di dentro il sollievo e i tormenti di questo popolo giunto in una terra promessa che non per tutti è stata tale da ogni punto di vista, almeno per un po’.

La foto di Titi Aynaw, Miss Israele 2013, di origine ebraico-etiope, è tratta da: https://www.youtube.com/watch?v=u8YTiBn4HIA

 

La difficoltà di parlare delle cose positive

29 Dicembre 2017 Nessun commento

Riguardo l’Africa, per lungo tempo è valsa la tacita regola che parlare di persone, fatti, processi “positivi” o non-negativi fosse proibito o immorale. Quasi che trattare di questi argomenti volesse dire occultare i problemi ed essere complici delle ingiustizie e degli squilibri esistenti nel continente africano.  Mi sono trovato innumerevoli volte a dover fare lunghe premesse sui guai delle genti africane, prima di considerarmi sufficientemente giustificato a dire una o due cose che funzionassero, o comunque rientrassero in una qualche normalità politica, economica, sociale, culturale. Naturalmente, i guai (vecchi e nuovi) non mancano, e non si smetterà mai di denunciarli e combatterli. Ma oggi, al tempo stesso, si nota in tutto il mondo un certo cambiamento nel modo in cui emergono, si affrontano e si presentano alcune importanti novità nei pur tortuosi processi di democratizzazione, di crescita economica, di nascita di nuovi attori sulla scena politica, sociale, culturale. Questo è un gran merito delle nuove generazioni di intellettuali, sia in Africa che nella diaspora, e anche di tanti studiosi e operatori “occidentali” che a vario titolo si interessano delle società africane. Per l’Italia, oggi cito due iniziative, come rappresentative di un più ampio insieme: VadoinAfrica di Martino Ghielmi, che si occupa dell’”Africa delle opportunità”, e Africa Art, di Salvatore Dimaggio, che affronta i temi dell’arte e della cultura prodotta nel continente. Entrambe le iniziative nascono dalla premessa che oggi si parla di Africa in modo sbagliato e distorto, e danno un notevole contributo a fornirne una conoscenza più accurata e in profondità. Guardandosi attorno, ve ne è un gran bisogno.

La foto del Zeitz Museum of Contemporary Art Africa è tratta da: www.iol.co.za 

Fonti sulla lingua Hausa

29 Novembre 2017 Nessun commento

Africa vuol dire diversità. Ad esempio, in questo continente si parlano circa 3200 lingue differenti, senza contare gli innumerevoli dialetti. Una delle lingue più importanti è l’hausa, che  è parlata soprattutto in Nigeria del nord e in Niger, ma è usata in una dozzina di paesi dell’Africa occidentale come una lingua franca, un po’ come il kiswahili nell’Africa orientale. Tra madrelingua e chi la usa come seconda lingua, l’hausa è un idioma parlato da circa cento milioni di persone. E’ dunque una delle più importanti lingue africane, che ha prodotto anche una ricca letteratura, e a cui è dedicata una speciale sezione della pagina Columbia University Libraries. Vale proprio la pena di visitarla. Sono molto affezionato a questa lingua, che mi riporta indietro di tanti anni, quando lavoravo a Tanout, nel Niger.

La foto è tratta da: www.naija.ng

 

L’Africa per i cinesi

La costruzione dell’immagine dell’Africa e della sua gente è un fenomeno mondiale. Certamente non  limitato ai paesi occidentali, soprattutto dopo che, con i processi di globalizzazione, si sono affacciati sulla scena africana potenze come la Cina. Quali rapppresentazioni dell’Africa e degli africani hanno i cinesi? Certamente particolari, ma anche con molti elementi in comune con quanto già circola in giro da secoli, specie dalle parti nostre. Un articolo ha provato a mettere in fila alcuni stereotipi dei cinesi sull’Africa, con qualche conferma e qualche sorpresa.

La foto è trata da: http://foreignpolicy.com

Utopie e isole in Africa

29 Settembre 2017 Nessun commento

L’isola di Bulama fu il luogo di un sogno. Quello dell’anti-abolizionista Carl Bernhard Wadström, vissuto nel XVIII secolo, il quale progettava di costituire, in quest’isola della costa occidentale dell’Africa, una comunità (una colonia) libera e felice. Ne parla il volume “Islands in History and Representation” (a cura di di Rod Edmond e Vanessa Smith – Routledge 2003). Il progetto non si realizzò, ma è una testimonianza del fatto che le isole africane sono, da secoli, oggetto di un doppio immaginario che si incrocia: quello di un’Africa lontana, esotica, primitivamente gentile, e quello delle isole, percepite come territori limitati, conchiusi, facilmente controllabili e gestibili, ove si può tentare con maggiore facilità qualsiasi esperimento sociale e qualsiasi utopia.

La foto di Bulama è tratta da: http://trip-suggest.com

Prevenire le crisi ambientali con il crowdsourcing

Cittadini, scienziati e tecnici lavorano sempre più insieme per prevenire le crisi ambientali, come siccità e inondazioni, e difendere o migliorare la produzione agricola. Anche in tanti paesi africani, ove si sono sperimentati metodi per raccogliere e gestire dati meteorologici, attraverso i media tradizionali (come la radio),  Internet e i social media. Esperienze importanti sono state fatte, ad esempio, dal progetto METAGRI,  della World Meteorological Organization (WMO), realizzato di recente in Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Ciad, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Repubblica di Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo. Una nuova tendenza in questo campo è quella di adottare il crowdsourcing, cioè la raccolta e la gestione di una gran mole di informazioni, provenienti da una vasta gamma di persone, sia esperti che cittadini comuni, per mappare e prevenire i rischi. E, come mostrano le recenti crisi ambientali  in Africa (che sono anche e soprattutto politiche, economiche e sociali) ci sarebbe molto da lavorare. In questo rapporto, che ho scritto con Gabriele Quinti, ci sono un po’ di notizie e suggerimenti sull’uso del crowdsourcing, specificamente nel campo delle inondazioni.

La foto è tratta da: http://spore.cta.int/en/

La radio resta il principale medium in Africa

Secondo varie fonti citate dall’UNESCO, la radio resta il principale mezzo di comunicazione nei paesi africani.  Sia in questo blog che in altri (come Sancara), ci si è soffermati varie volte sull’importanza di questo medium, che abbatte le spesso enormi distanze tra diverse comunità all’interno di un paese, o tra paesi diversi (ove magari si parla la stessa lingua): in positivo e anche in negativo (come è successo in occasione del genocidio in Ruanda). Le nuove tecnologie dell’informazione non potranno che rafforzare, sia pur modificandolo, il potere della radio.

La foto è tratta da: http://panoslondon.panosnetwork.org

L’Africa dei desideri

L’Africa è molte cose: tanti Paesi, società, culture, lingue storie. Una realtà plurale, complessa, dinamica, contraddittoria, irriducibile a facili schemi. Ma schematizzare è quel che, in Occidente, si è sempre fatto e, con poche eccezioni, si continua a fare. Tra i tanti meccanismi dell’immaginario occidentale sull’Africa ce ne è uno che mi ha sempre colpito: la proiezione dei nostri desideri. Intendo dire che l’Africa, da molti, è spesso stata, ed è tuttora considerata, come il luogo par excellence ove si ritiene si possano realizzare le nostre istanze (a seconda dei casi e dei gusti) di una vita genuina, autentica, libera da vincoli, istintiva, essenziale, affettuosa. O dove si ritiene che si possano ancora attuare, o tentare, tante esperienze che non siamo riusciti a fare a casa nostra, come la ricerca di un autentico senso comunitario o la solidarietà tra persone. Insomma: spesso non cerchiamo di accostare le società e i popoli africani per l’intera gamma di quel che sono, ma solo per quegli specifici aspetti che desideriamo noi. A volte questi desideri sono soddisfatti, ma guai se poi le cose non risultano essere proprio così, o soltanto così; questo provoca conseguenze sul piano del disincanto, del rifiuto, o di quella specie di razzismo che viene inevitabilmente fuori da esperienze spontaneistiche, non preparate e non gestite, di incontro interculturale.

La foto è tratta da: http://www.projects-abroad.it/paesi/volontariato-in-togo/

 

 

Preconcetti sull’Africa

“L’Africa non ha bisogno di essere salvata. Ha solo bisogno che quando sentite la parola Africa non abbiate più preconcetti”. La giornalista freelance Eliza Anyangwe, in un video di 4 minuti del Guardian riportato da Internazionale, sintetizza mirabilmente lo stato dell’arte su quel che i media dicono o dovrebbero dire sul continente africano. Afro-ottimisti e afro-pessimisti hanno forse interessi da difendere. Io voglio solo capire come stanno le cose.

(ringrazio Federico Marta della segnalazione)

La foto di Eliza Anyangwe è tratta da: eudevdays.eu