Solidarietà diretta

1 Agosto 2014 2 commenti

Sono stato qualche giorno fa a Kinshasa (Municipalità di Mont Ngafula, in periferia), a visitare il dispensario gestito dalla ONG congolese CODES e sostenuta dalla Onlus “Lorenzo ChiAma il Congo”. Il piccolo ospedale è ancora in via di completamento, ma già pulsa di vita e di attività. Serve una comunità di persone che prima erano costrette a fare molti chilometri per accedere a cure mediche pur minimali. Il dispensario è gestito interamente da personale congolese, e il sostegno della Onlus italiana è svolto su uno schema di solidarietà diretta, direi: da comunità a comunità, da una realtà italiana specifica della provincia di Roma a una altrettanto specifica congolese, con una comunicazione diretta e una negoziazione intensa, pur tra tante difficoltà. Senza pietismi e paternalismi. Senza offrire sul palco mediatico sofferenze e volti infantili. Senza fare appello alla intermittente benevolenza basata sulle mere emozioni del momento, che sarebbe enormemente offensiva della dignità degli interlocutori congolesi. Una esperienza che mi ha fatto molto riflettere e che sostengo con piacere.

La foto del dispensario (luglio 2014) è mia

 

 

Archeologia post-coloniale in Africa

15 Luglio 2014 2 commenti

Gli archeologi possono avere un ruolo nel dare una visione più completa e corretta del ruolo dell’Africa nella storia umana. Questo tema è al centro di un saggio di John Giblin, Rachel King e Benjamin Smith nella rivista “Azania: Archaeological Research in Africa”. Essi affermano:

Archaeological research carries a message that Africa is the cradle of human culture and must thus contain the full range of human experiences within its conceptual parameters. However, it tends to be the exceptional bad news stories that dominate world attention, resulting in overtly negative interpretations of the African past, present and future, both within and outside the continent, constructions that Africans have rightly railed against. Indeed, as Thabo Mbeki (2005), the former president of South Africa, once concluded a speech, ‘There will be no perpetual catastrophe. The stereotypes will neither define who we are nor dictate what will be.’ As archaeologists we thus have a profound role to play in this process because we are uniquely positioned to challenge flawed global stereotypes and to create more nuanced versions of the African past. In this way, it is possible for archaeology to impact positively upon both the African present and future. For example, the work of archaeologists has provided a tale of African firsts (first human, first fire, first tools, first art, first bed, first rituals etc.) and of the dynamic and inventive nature of African communities. It has shown an Africa that has always been at the heart of global connections and it has exposed stories of sustainable resource management and successful navigation of extraordinary environmental change that have relevance far beyond Africa (Mitchell 2005).

Therefore, in turning attention away from short-term problems and onto the long-term strength of dynamic, but historically rooted, African values and systems archaeologists can make a valuable contribution to more complex understandings of the African contribution to humanity. Indeed, for many archaeologists working in Africa today this is their inspiration. A consequence of this has been the emergence of specific models for post-colonial archaeology in Africa that emphasise, as Paul Lane (2011) has termed them, ‘usable pasts’ and ‘indigenous epistemologies’. These focus on the socio-political, economic and epistemological values of the past in the present among modern African societies. (…)

Ringrazio Alfonso Alfonsi della segnalazione.

La foto della gola di Olduvai (Tanzania) è tratta da: http://www.swide.com

 

Sex and the city ad Accra

Accra è lo sfondo della nuova serie tv “An African City”, diffusa via web.  La serie ha al suo centro le vicende di cinque ragazze del ceto medio e un’Africa che compare poco nei nostri media, certamente non maggioritaria, ma reale e scarsamente sconosciuta. Alla BBC definiscono questa serie come una sorta di “Sex and the City” in versione africana. Stefania Ragusa, giornalista nota per il suo impegno sull’immigrazione e per una visione più completa e senza pregiudizi dei popoli, ha intervistato per Pagina99we Nicole Amarteifio, che ha ideato e dirige la serie. Amarteifio afferma, tra l’altro: “A lungo i media mainstream hanno presentato l’Africa come il continente nero e i volti degli africani, e delle donne e dei bambini, in particolare, sono stati utilizzati per le campagne globali anti povertà. Questa narrazione, oltre a essere parziale e fuorviante, ha prodotto danni enormi alla nostra autopercezione e autostima. Adesso è il tempo di un’altra narrazione, che per esempio abbia al suo centro la bellezza, l’intelligenza, la vivacità delle donne africane”.

La veduta di Accra è tratta da: www.viasat1.com.gh

Per un nuovo rapporto di collaborazione con i Paesi africani

L’African Economic Outlook 2014 verrà presentato il 10 giugno a Roma, presso la sede della Società Geografica Italiana (Palazzetto Mattei in Villa Celimontana, via della Navicella 12)  a partire dalle ore 9.00. La conferenza di presentazione è promossa dalla Società Geografica Italiana e dal suo Centro Relazioni con l’Africa, con il patrocinio del Ministero degli
Affari Esteri e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il rapporto è curato annualmente dal Centro di Sviluppo dell’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) in collaborazione con la Banca Africana di Sviluppo ed il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite.

Nel documento di presentazione è scritto: “Il rapporto analizza le tendenze delle economie africane fornendo dati significativamente importanti. Continua ad essere sostenuto il tasso di crescita del Continente: le proiezioni per il 2014 fanno prevedere una crescita del PIL pari al 4.8%, con un’ulteriore accelerazione per il prossimo anno in cui tale crescita potrebbe raggiungere un livello record fra il 5 e 6 %. Il rapporto di quest’anno copre per la prima volta tutti i 54 Paesi del Continente e dedica particolare attenzione alle politiche pubbliche in grado di promuovere investimenti nel settore imprenditoriale, della formazione dei giovani, delle tecnologie e della salute, per facilitare fra l’altro un maggiore coinvolgimento degli operatori economici africani nei mercati globali. Il rapporto si sofferma sull’importanza delle ‘global value chains’ e del loro ruolo nel processo di industrializzazione in atto in Africa.
I progressi dell’economia del Continente africano, confermati dal rapporto, accompagnati da una straordinaria crescita della sua popolazione, dal rafforzamento generale della ‘governance’ malgrado il perdurare di gravi focolai di crisi, rendono sempre più acuta l’esigenza di dedicare all’Africa una crescente attenzione politica e di porre le basi per un nuovo e diverso rapporto di collaborazione e di interscambio fra l’Italia e quei Paesi. Lo scambio di aggiornate informazioni, favorito dalla presentazione e dall’esame del rapporto dell’Ocse, intende contribuire a tali sviluppi, nel contesto dì quella più vasta iniziativa Italia – Africa, promossa dal Governo italiano e che si muove su più piani. Per dare una concreta risposta alla necessità evidenziata dal rapporto stesso di favorire la formazione di una classe imprenditoriale africana efficiente e qualificata nel pomeriggio avrà luogo un approfondimento utile a porre a confronto concrete esperienze che si sviluppano attualmente in Italia per la formazione di giovani nel settore imprenditoriale e delle start-up al fine di fare emergere le ‘best practices’ ed i modelli di maggiore attualità.”

La veduta di Kinshasa è tratta da: http://en.wikipedia.org

A scuola di business per scommettere sull’Africa

 

 

 

Fortuna Ekutsu Mambulu, un vecchio amico di questo blog, segnala una importante  iniziativa da lui coordinata: l’African Summer School di Verona, che tra pochi giorni chiuderà le iscrizioni. Chi è interessato fa in tempo fino al 13 giugno a segnarsi. Ecco qui di seguito una scheda sul progetto.

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La proposta formativa di African Summer School per internazionalizzare il proprio CV

Fino al 13 giugno 2014 è possibile iscriversi ad African Summer School (ASS), la scuola estiva di Verona (Italia) che offre un percorso formativo che presenta l’Africa come terra di opportunità, per creare il proprio lavoro o business. Giunta alla sua seconda edizione e patrocinata dal Comune e dall’Università di Verona, ASS mira a concorrere alla creazione di una concezione equilibrata del continente africano con lo scopo di stimolare e facilitare il lancio di nuove attività economiche in un continente che negli ultimi anni sta sperimentando alti livelli medi di crescita, trasferendo ai partecipanti nuove conoscenze e competenze in ambito storico, economico e geopolitico. Le lezioni, seguite da tre mesi di attività formative individuali o di gruppo, si svolgeranno dal 3 al 10 agosto 2014 in una villa settecentesca veronese. La campagna delle iscrizioni è stata lanciata lo scorso 13 maggio 2014 alla Camera dei Deputati. 

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Raccontare un’Africa protagonista della storia umana dal neolitico fino ad oggi, e presentare questa macroregione non più solo come terra di missione ma come un luogo pieno di opportunità: questa è la sfida della seconda edizione di ASS, la scuola estiva promossa dall’Associazione veronese Africasfriends, realizzata grazie alla collaborazione di numerosi partner e patrocinata dall’Università e dal Comune di Verona con il contributo del Banco Popolare di Verona, UIL Verona e Ital nazionale.

 

Per raggiungere tali obiettivi, gli organizzatori hanno selezionato due docenti africani, a cui è affidata la maggior parte delle ore di lezioni che si terranno nella settimana dal 3 al 10 agosto 2014 a Verona. Si tratta dell’accademico José do Nascimento, che insegnerà Storia generale dell’Africa, e dell’esperto in marketing nonché blogger tra i più influenti del continente Mawuna Koutonin, che insegnerà invece Afro-business.

 

Ancora oggi per molti l’Africa è un continente a-storico. Per molti altri invece, la sua storia sembra aver preso inizio all’epoca della schiavitù. Rettificare tali tendenze è importante sia dal punto di vista scientifico che culturale: da una parte, infatti, risulta cruciale ribadire come l’Africa sia la culla dell’umanità e come tanti dei fenomeni sociali conosciuti abbiano avuto origine nel continente africano. Dall’altra, capire l’Africa sotto una prospettiva storica può aiutare a lottare contro stereotipi e fenomeni di razzismo ancora persistenti nelle società occidentali. Questo insegnamento è importante non solo per favorire il dialogo interculturale, ma anche e soprattutto per la costruzione identitaria delle cosiddette “seconde generazioni” (giovani di origine africana nati o cresciuti in Italia), che hanno la necessità di aver accesso a riferimenti culturali dei paesi di origine dei loro genitori.

ASS è anche “Business Incubator 4 Africa”, ovvero una training school in management che sia propedeutica al concorso finale delle idee di business proposte dai partecipanti, prima della loro effettiva valutazione e sviluppo eventuale. In quest’ottica, il corso di Afro-business è pensato per offrire – tramite lezioni, workshop e testimonianze – il know-how necessario alla pianificazione e all’avviamento di progetti imprenditoriali direttamente o indirettamente legati all’Africa. In particolare, in virtù dell’esperienza positiva dell’anno scorso, si cercherà di spiegare ai partecipanti il perché, il come, e il dove implementare idee di business. In tal modo, ed in maniera parallela, verrà incentivata la pratica del ritorno volontario dei migranti nei loro paesi di provenienza.

 

Il continente africano, infatti, per il suo attuale livello di crescita economica (in media 4-5 per cento annui) e per le trasformazioni in atto sia nell’economia mondiale che locale, offre contro ogni previsione numerose opportunità di realizzazione di micro-imprese gestite/gestibili dai giovani. La sfida oggi sta nel trovare il giusto modo per incoraggiare i giovani africani e di tutto il mondo a cogliere tali opportunità creando appositi percorsi di accompagnamento necessari alla realizzazione delle loro idee imprenditoriali.

 

ASS si rivolge specialmente ai giovani, senza distinzione alcuna. Una particolare attenzione però viene data agli studenti africani emigrati, e quelli nati in Italia. I primi hanno spesso bisogno di strutture d’inquadramento in grado di aiutarli a formalizzare i loro progetti di ritorno, mentre i secondi necessitano, per la loro crescita culturale, di un accesso ad insegnamenti africani di alto livello ed offerti da professori di origine africana.

 

La prima edizione di African Summer School, inaugurata nel 2013 con la presenza dell’ex-Ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge Kashetu (http://www.africansummerschool.org/riviviamo-la-cerimonia-di-apertura-della-summer-school-2013/), ha coinvolto cinquanta giovani africani ed italiani che hanno trascorso una settimana insieme per imparare e confrontarsi attorno al tema della geostrategia africana sviluppato dal pensatore Jean Paul Pougala. La seconda edizione, lanciata lo scorso 13 maggio 2014 in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati (https://www.youtube.com/watch?v=yoDvOEhKKY4&feature=em-upload_owner), propone un ampio programma di lezioni (http://www.africansummerschool.org/program/) che si svolgeranno dal 3 al 10 agosto a Villa Buri, complesso settecentesco appena fuori le mura di Verona.

 

 

Un’azienda all’anno in Africa

Uno degli intenti dell’iniziativa è quello di creare le condizioni per lo sviluppo e la realizzazione di almeno un progetto di business in Africa. Tale obiettivo si realizza incentivando i partecipanti africani ed italiani a scrivere dei progetti di business durante i tre mesi che seguono la settimana formativa. Tali progetti partecipano al concorso “Business Incubator 4 Africa“, nell’ambito del quale un comitato di selezione, composto da rappresentanti dei nostri partner e da esperti in materia, seleziona la miglior idea di business che poi riceverà un premio ed un accompagnamento nella sua fase di incubazione. Il progetto vincitore della prima edizione di African Summer School che il nostro partner in business incubation MAG Verona sta accompagnando dal mese di gennaio 2014, si realizzerà in Togo (nella capitale Lomé). Consiste nella realizzazione di stagni per l’allevamento di pesci da commercializzare nel mercato locale.

 

 

Ancora alcuni giorni per candidarsi

Le iscrizioni dei partecipanti che seguiranno tutto il percorso formativo della seconda edizione di African Summer School si svolgono online (http://www.africansummerschool.org/enrollment/) e sono aperte fino al 13 giugno 2014, data in cui si aprirà la campagna per accogliere gli uditori liberi (http://www.africansummerschool.org/uditori-liberi/).

 

La foto della inaugurazione dell’edizione dell’ASS 2013 è tratta da:http://ilreferendum.it

(da sinistra) Fortuna Ekutsu Mambulu, Damiano Fermo, Prosper Nkefack, Cècile Kyenge, Raphael Ngalani, Chiara Fraccaroli

Fabrizio Casavola: un ricordo

Fabrizio Casavola è scomparso da poche ore, e mi sembra impossibile. E’ stato uno storico sostenitore e attivista della causa dei Rom e dei Sinti, nella sua Milano e in tutta Europa, attraverso il suo blog Mahalla, tante pubblicazioni e interventi, e una attività incessante sul territorio. Tanta passione sul tema degli stereotipi sui “diversi”, e quindi presente anche nella discussione che qui abbiamo condotto, nel corso di questi anni, sull’immagine distorta dell’Africa. Fabrizio è stato un amico della prima ora di “Immagine dell’Africa”, e ci conoscemmo personalmente a Milano, nell’agosto del 2005, alla presentazione di “Società africane”, insieme ad altri bloggers. Spesso mi segnalava articoli, documenti, notizie, curiosità che poi riprendevo e pubblicavo qua dentro, con gratitudine.

Riporto una delle ultime cose che mi ha scritto, a gennaio. La rimpatriata a cui Fabrizio fa cenno, sia chiaro, è solo rimandata.

Ciao, vecchio pirata!
Gli auguri sono a Immagine dell’Africa sono d’obbligo, non solo perché abbiamo iniziato tutti e due su Tiscali a distanza di qualche mese e poi in questi 10 anni ci siamo anche conosciuti di persona (http://goo.gl/D2mBH5 – a quando una rimpatriata?). A volte abbiamo anche discusso e ci siamo scornati, in 10 anni è normale.
Sono auguri d’obbligo perché credo che in questo tempo tutti e due siamo stati “ossessionati e ci siamo confrontati a distanza (perdona l’ambizione) sulle questioni del tuo primo post: quanto la non-conoscenza e l’immagine veicolata dalla “società maggioritaria” influisca su popoli e genti che difficilmente hanno accesso diretto ai nostri media, nonostante si viva in un mondo di informazioni in tempo reale.
Nessun comizio, solo un ricordo: 10 anni fa era un periodo in cui tutti volevano avere un blog, una moda che univa farfalle, fiorellini, dediche, a ragionamenti e sperimentazioni più impegnative. Come ogni moda, la gran parte è rifluita da altre parti (Facebook, Twitter, ecc.) e i blog che ci sono ancora nel 2014 sono, per forza, i più seri e i più testardi. A te il metodo e la serietà, a me (forse) la testardaggine.

 

 

 

 

 

I blog dell’ASC di Leiden

1 Maggio 2014 1 commento

L’African Studies Centre di Leiden ha avviato una serie di bei blog sull’Africa e sugli studi africani. Si parla di ricerca, Internet e altre tecnologie dell’informazione e della comunicazione, cultura, musica, attualità socio-economica, usi (e sfruttamento) delle risorse naturali in questo continente, oltre che dell’immagine dell’Africa nei media. I blog sono curati dal direttore Ton Dietz, da ricercatori del Centro e anche da studenti.

La foto è tratta da: http://www.tafter.it

Artisti africani contemporanei: il contributo di “Africa e Mediterraneo”

Continua l”onda lunga dei commenti al nostro piccolo decennale. Sono arrivate da Sandra Federici, di “Africa e Mediterraneo”, alcune importanti riflessioni sulla cultura e l’arte africana contemporanee, che riporto molto volentieri, per via della sintonia che ho con questo progetto.

La prima volta che ho visitato il blog di Daniele Mezzana ho capito al primo sguardo che era in sintonia con gli obiettivi e il lavoro di www.africaemediterraneo.it: mostrare la ricchezza, la creatività, l’innovazione, la ricerca dell’Africa contemporanea, dando spazio in particolare degli autori delle varie espressioni artistiche. Quando a fine anni ’90 abbiamo rinnovato la linea editoriale di Africa e Mediterraneo ci siamo ispirati anche al modello della Revue Noire, in cui gli artisti africani dell’arte contemporanea erano presentati dal punto di vista critico e iconografico con professionalità e cura, come gli artisti contemporanei occidentali: su carta patinata, con foto di alta qualità e il commento di esperti di arte, non di africanistica. In quegli anni si faceva un lavoro pionieristico, sia da parte degli artisti che delle organizzazioni e degli studiosi che analizzavano il fenomeno: l’arte africana contemporanea stava affermando se stessa nel panorama internazionale, aveva ancora bisogno di definirsi, di dirsi. E così ci sono state le importanti mostre che cercavano di dare una risposta alla domanda “che cos’è l’arte africana?”, fino ad Africa Remix e al Padiglione Africa alla Biennale di Venezia del 2007. Anche questo ha contribuito a rendere “fuori moda” le rappresentazioni paternalistiche della creatività africana contemporanea, che lodano sempre e comunque l’autore africano per il fatto stesso che è africano, e non gli applicano criteri severi di valutazione come si fa con gli altri artisti. Quel paternalismo che, come dice Mezzana in un’intervista di Stefania Ragusa, “è l’anticamera del razzismo”. Adesso gli artisti e i fotografi africani sono riconosciuti come autori in sé, e quando partecipano alle esposizioni internazionali o espongono nelle gallerie che fanno il mercato dell’arte sono presentati non per il paese di origine ma per i contenuti del loro lavoro o per le scelte formali. Oppure sono chiamati a esprimersi su temi non tipicamente “africani”, come nella grande esposizione recentemente inaugurata al museo d’arte moderna di Francoforte: The Divine Commedy. http://www.mmk-frankfurt.de/en/ausstellung/current-exhibitions/exhibition-details/exhibition_uid/12195/ Cinquanta artisti africani propongono opere ispirate alla Commedia di Dante: Inferno, Purgatorio e Paradiso in 4.500 metri quadri di esposizione… Dev’essere una bomba.    (Sandra Federici)

Nella foto, un’opera di Babacar Niang, “Porte de la Renaissance Africaine”, tratta da: www. artmajeur.com

La cybercriminalità in Africa occidentale

Nonostante il divario digitale, l’Africa conosce una crescente cybercriminalità, soprattutto nelle varie forme della truffa. Fonti FBI stimano che la Nigeria, il Ghana e la Costa D’Avorio sono tra i primi 10 Paesi al mondo come fonti degli imbrogli e dei “bidoni” online. In uno dei suoi vari articoli su questo argomento, il giornalista Daniel Addeh (uno dei corrispondenti della web tv “African Voices”) si è soffermato sulla cybercrminalità in Ghana, che coinvolge sempre più adolescenti delle fasce povere, ed è in continua crescita. A differenza della vicina Costa D’Avorio, ove è stata attuata una politica di contrasto che sembra stia facendo regredire il fenomeno: la Plateforme de Lutte contre la Cybercriminalité – PLCC.

La foto è tratta da: http://verite-reconciliation.org/cote-divoire-cybercriminalite-largement-surestimee-cio-com/

De minimis…

Chi passa da queste parti ogni tanto avrà già capito che qua dentro non ci occupiamo di eventi di cronaca, né di analisi macro-economiche e geopolitiche sull’Africa (in cui tanti altri eccellono). Per scelta, non certo per insensibilità nei confronti dell’attualità africana, qui si parla prevalentemente di alcuni fenomeni e processi sociali di media e lunga durata: le rappresentazioni delle società africane, gli stereotipi, i rapporti tra modernità e tradizione, le relazioni tra stati e società civili, l’urbanizzazione e il rapporto città/campagna, le migrazioni internazionali e tanto altro ancora. Processi e fenomeni di media e lunga durata che però incidono su scelte, azioni, politiche, e che si manifestano in tanti modi nella quotidianità. Anche in minime cose, che però sono rivelatrici di grandi problemi. Il sito NOFI, ad esempio, ha messo insieme una ventina di “20 cose da non dire a un nero”. A leggerle, sono veramente stupide, ma buona parte di esse, a seconda dei casi, le ho personalmente sentite in bocca, mica di leghisti padani o di razzisti espliciti, bensì di cooperanti, intellettuali progressisti, persino di docenti universitari che hanno lavorato in paesi africani. A testimonianza che certe immagini degli africani nascono da stratificazioni della nostra cultura che non possono essere modificate solo dalla buona volontà dei singoli, dall’avere una mente aperta, dal diffondere maggiori informazioni o dal promuovere una migliore educazione. Tutte cose, certo, assolutamente indispensabili. Ma servono, forse, più in generale, nuovi modelli plurali di vita, di esperienza, di incontro, di dialogo, di socialità nei fatti.

Il disegno è tratto da: http://africanhistory-histoireafricaine.com/blog