Scene da un matrimonio neo-coloniale

16 Dicembre 2014 Nessun commento

Da qualche giorno si discute, in rete, della prassi di organizzare matrimoni in ambiente esotico, con animali feroci, vestiti da safari, e gli immancabili indigeni rigorosamente in atto deferente, in pose di servizio, o semplicemente sullo sfondo. Tutto è nato da un articolo dell’Huffington Post, in cui si parla degli scatti matrimoniali del fotografo australiano Jonas Peterson, ambientati in Kenya. Stilisticamente e tecnicamente impeccabili, ma se ci fosse bisogno di spiegare che la fotografia non è mai un atto neutrale, questo sarebbe certamente un bell’esempio. L’iconografia che viene richiamata in modalità automatica è quella del “buon vecchio tempo coloniale”, che rimanda a sua volta a significati più stratificati nelle nostre culture e nella nostra stessa etologia (la conquista territoriale, l’opposizione nero-bianco, il controllo del diverso, la vittoria dell’ordine sul caos, ecc.).  I fruitori di questi tipi di servizi fotografici (in primis gli sposi e i parenti) possono avere un grado di coscienza di ciò che stanno facendo che varia dalla colpevole inconsapevolezza al razzismo esplicito. Certo non è un bello spettacolo.

Grazie a Cristina Sebastiani della segnalazione!

La foto di Jonas Peterson è tratta dal sito “Narrazioni differenti”, che a sua volta ospita un post sul tema: http://narrazionidifferenti.altervista.org/scene-da-un-matrimonio-colonialista 

Ebola: i danni della psicosi

10 Dicembre 2014 Nessun commento

Un numero speciale della rivista “Africa e affari” si interessa dell’ebola. Puntando soprattutto sui danni economici, politici e sociali generati dalla cattiva informazione sul virus. Nell’editoriale si spiega:

“Trattiamo temi economici africani, ma conosciamo e amiamo il continente profondamente e vederlo ancora una volta trattato con sciatteria, superficialità e secondo stereotipi inaccettabili (soprattutto dai nostri media) ci ha spinto a realizzare una cosa completamente diversa. Questo numero spiega in modo semplice e intuitivo che l’Africa non è ebola, che l’epidemia interessa 3 paesi su 54, che da ebola si può guarire, che ebola si può fermare, che le principali capitali europee sono più vicine in linea d’aria di quelle dell’Africa orientale o dell’Africa australe. Spiegheremo a chiare lettere che i danni economici (basta pensare al settore del turismo, ma lo stesso trend lo riscontriamo anche in altri ambiti) e la paura – o meglio la psicosi figlia dell’ignoranza più semplice sia sulla malattia sia sull’Africa – stanno facendo più danni del virus.”

La veduta di Freetown è tratta da: http://factsabouthull.blogspot.it/2014/10/fact-42-hull-is-twinned-with-freetown.html

Images du passé en Afrique de l’Ouest

21 Novembre 2014 Nessun commento

Le site “Images du passé en Afrique de l’Ouest” présente, depuis 2006, des centaines de cartes postales et photos anciennes du Sénégal,  du Soudan français, de Guinée, de Côte d’Ivoire, de Haute-Volta, de Gold Coast, du Togo, Dahomey, Niger, Tchad et Cameroun.  Accompagnées de leurs légendes originales et de commentaires sur leur contexte historique ou de références littéraires sur le sujet.  A’ visiter sans hésitations.

Source de la photo (vue de Saint Louis, Sénégal): http://www.saintlouisdusenegal.com/citemagique.php


			

Antiche città africane

Le “geografie fantasiose” di cui parlava Edward Said sono modi di pensare certi luoghi e popoli applicando i propri desideri e pregiudizi. Si tratta, aggiungo, di rappresentazioni della realtà che costruiscono modelli artificiali ed etnocentrici delle relazioni interculturali: insomma, creano una “alterità” elaborata a proprio piacimento, per poter fondare una relazione psicologica e di potere sbilanciata, del tipo “noi ok/loro no ok”. Se guardiamo al modo in cui l’Africa sub-sahariana è stata rappresentata nel corso dei secoli, uno dei tanti modi in cui questa “alterità” è stata creata è affermare senza esitazioni che gli africani sono sempre e solo vissuti in villaggi, che non hanno mai conosciuto seriamente il fenomeno urbano e che la città non è roba per loro. In questi giorni circola un articolo di Mawuna Remarque Koutonin in cui si fornisce una qualche spiegazione di ciò: gli europei, nel penetrare in Africa, hanno distrutto 100 grandi e ricche città. In effetti, l’Africa (anche la parte sub-sahariana) ha una notevole e antica tradizione urbana. Un bel saggio di Sékéné Mody Cissoko dimostrò a suo tempo che alcuni di quelli che oggi sono popoli rurali, come i Soninke, i Songhay, i Mandinga e tanti altri, “hanno sviluppato nel passato una brillante civiltà urbana”, quella di Tomboctu, Gao, Uialata, Ifé, Kano, ecc. Per non parlare delle antiche città nella parte centrale e orientale del continente. Insomma, un altro luogo comune da sfatare.

L’immagine della città di Loango nel XVII secolo (basata sui resoconti di viaggiatori) è tratta da: http://kwekudee-tripdownmemorylane.blogspot.it/2013_05_01_archive.html

 

 

Ebola e stereotipi

22 Ottobre 2014 1 commento

Il re degli stereotipi sull’Africa è il pregiudizio che essa sia una entità unitaria e indistinta. Le vicende legate alla diffusione dell’Ebola hanno fatto riemergere con prepotenza questo stereotipo. Infatti, la stragrande maggioranza dei cittadini europei  (validamente sostenuti dalle generalizzazioni dei media e dagli slogan di alcune forze politiche dichiaratamente xenofobe) pensano che chiunque giunga “dall’Africa” sia un potenziale portatore del virus, indipendentemente dal Paese di provenienza. Non importa se si viene dal Mozambico, dall’Uganda o dalla Sierra Leone: tutti untori, in quanto “africani”. Un caso eclatante è quel che è successo a Fiumicino, ove qualche giorno fa una bambina non è stata fatta rientrare a scuola in quanto appena tornata da un viaggio con la famiglia in Uganda (Paese peraltro non a rischio), per il timore che diffondesse il virus. No comment, ma tanto da fare.

La foto è tratta da: http://www.enjoyuganda.info

Scrivere la propria storia

About image of Africa. “Chinua Achebe, said: “If you do not like someone’s story, write your own.” I will write my own stories because I do not condone the oversimplified image of Africa. Stereotypes divide us as countries, continents, cultures, nations and most importantly, as individuals”. Non ho molto da aggiungere a questa conclusione dell’articolo di Khadija Sanusi, che studia presso l’African Leadership Academy.

La foto è tratta da: http://www.itnewsafrica.com

Rappresentazioni sociali dell’Africa in Francia

27 Settembre 2014 Nessun commento

Un articolo di Bruno Guteux si occupa delle rappresentazioni sociali dell’Africa e degli africani in Francia, nel corso della storia. Il razzismo e il colonialismo vengono analizzati da questo specifico ma importante punto di vista, esaminando anche il ruolo delle istituzioni scolastiche e dei media.

Foto: Wissine Bisseraine, Portrait de groupe, Sénégal, c.a. 1895 (Collection Jean-Philippe Dedieu)

Il calcio e la conoscenza dell’Africa

18 Settembre 2014 Nessun commento

Un modo particolare, ma a suo modo efficace, per conoscere l’Africa è studiare il suo movimento calcistico e quel che c’è attorno. Si occupa di questo tema “African Football, Identity Politics and Global Media Narratives: The Legacy of the FIFA 2010 World Cup”: un volume uscito quest’anno (presso Palgrave Macmillan), a cura di Tendai Chari e Nhamo A. Mhiripiri. E’ uno studio multidisciplinare sugli aspetti simbolici e narrativi dei campionati mondiali svoltisi nel 2010 in Sudafrica, con un approccio originale e una metodologia articolata, basata, a seconda dei casi, sull’analisi dei contenuti dei media, dei blog, di interviste e altro ancora.

La foto è tratta da: http://www.theguardian.com (Photograph: Andy Rain/EPA)

Vegetali per combattere la “fame nascosta”

4 Settembre 2014 1 commento

Una buona dieta è basata su una diversità di cibi, ma in Africa molti seguono, spesso per necessità, una dieta monotona e poco diversificata. Questa è una forma di “fame nascosta”, molto pericolosa e da fronteggiare. Un recente articolo, pubblicato su “Chronica Horticulturae” (Volume 54, issue 1, 2014), si occupa di questo tema, proponendo alcune soluzioni, basate sull’uso di vegetali nutrienti, disponibili e a basso costo. Lo studio, a cura di Grubben, Klaver e altri, si trova a questo link. L’African Studies Centre di Leiden, da cui ho tratto la notizia, ne parla così:

(…) While a healthy diet is based on a diversity of foods, in Africa many people rely on monotonous diets based mainly on grains, roots and tubers with few vegetables & fruits and hardly any animal-source foods. As a consequence, in tropical Africa more people suffer from ‘hidden hunger’ than from overt starvation, because their diet lacks micronutrients such as iron, zinc, vitamin A, iodine, and folate. This ‘hidden hunger’ is a main cause of health problems, high mortality and low economic productivity. Dietary diversification is one of the key strategies to combat this ‘hidden hunger’ and vegetables are the most affordable and accessible source of micronutrients. Nutritional analysis shows that when the food composition figures are expressed per 100g dry matter, vegetables appear as a particularly rich source of protein, fibre, vitamins and minerals. (…)

La foto è tratta da: http://www.edenproject.com

Solidarietà diretta

1 Agosto 2014 2 commenti

Sono stato qualche giorno fa a Kinshasa (Municipalità di Mont Ngafula, in periferia), a visitare il dispensario gestito dalla ONG congolese CODES e sostenuta dalla Onlus “Lorenzo ChiAma il Congo”. Il piccolo ospedale è ancora in via di completamento, ma già pulsa di vita e di attività. Serve una comunità di persone che prima erano costrette a fare molti chilometri per accedere a cure mediche pur minimali. Il dispensario è gestito interamente da personale congolese, e il sostegno della Onlus italiana è svolto su uno schema di solidarietà diretta, direi: da comunità a comunità, da una realtà italiana specifica della provincia di Roma a una altrettanto specifica congolese, con una comunicazione diretta e una negoziazione intensa, pur tra tante difficoltà. Senza pietismi e paternalismi. Senza offrire sul palco mediatico sofferenze e volti infantili. Senza fare appello alla intermittente benevolenza basata sulle mere emozioni del momento, che sarebbe enormemente offensiva della dignità degli interlocutori congolesi. Una esperienza che mi ha fatto molto riflettere e che sostengo con piacere.

La foto del dispensario (luglio 2014) è mia