La classe media in Sudafrica

La classe media, in Sudafrica, è raddoppiata negli ultimi 8 anni. E tra le sue maggiori voci di spesa vi è l’educazione. Un recente studio dell’Università di Cape Town getta ulteriore luce su un fenomeno emergente che molti sottostimano, non vedono, o rifiutano di vedere. Grazie a Silvio Favari della segnalazione.

La veduta di Cape Town è tratta da: www.airpano.com

 

 

 

Le suocere dell’Africa

25 Aprile 2013 1 commento

Metto a confronto due links. Il primo è al sito “See Africa differently”, dove, sia pur con qualche ingenuità ed eccesso, si pubblicano dati e notizie sull’Africa di oggi e su cosa si muove in questo continente: dai crescenti tassi di alfabetizzazionene scolarizzazione ai successi in campo economico (almeno in alcuni Paesi), dalla produzione cinematografica (in Nigeria si fanno più film che a Hollywood) alla ricerca tecnologica. Il secondo è a un articolo pubblicato sul sito di un importante quotidiano, intitolato “Ghana, nel ghetto delle streghe”, che affronta il problema della persecuzione, appunto, delle “streghe” in quel Paese. Riporto un passaggio: “Una condizione umana, quella delle ‘streghe’ di Gnani – identico a quella delle persone ospiti in altri cinque villaggi-ghetto: Gambaga, Kukuo, Bonyase, Nabuli e Kpatinga – che trova ragione nelle oscurità più profonde e nascoste dell’animo di milioni di esseri umani in tutte le latitudini, ma qui alimentato da tradizioni e convincimenti millenari, che emergono nutrendosi nell’ignoranza, nella povertà, o anche nel banale calcolo di chi ha bisogno di eliminare qualcuno per semplice concorrenza in affari.” E un po’ dopo: “Si racconta di fior di studiosi, che vantano credenziali prestigiose e master universitari ottenuti in Europa o negli Usa, arroccati nella loro convinzione dell’esistenza di forze occulte e sortilegi dai quali occorre difendersi. C’è chi giura, tra persone altrimenti serie e affidabili, di aver visto “streghe volare o correre da una parte all’altra di una stanza, a testa in giù”.  (Come sarebbe a dire “Si racconta…”? Come sarebbe a dire “C’è chi giura di…”? Quali sono le fonti? E che grado di diffusione ha questo fenomeno? Quali indagini lo hanno studiato?) Inoltre, quasi en passant, si fa notare che siamo in “Ghana, di cui si sente parlare spesso perché annoverato fra i più solidi paesi del continente (nonostante mille altre questioni aperte) soprannominato la “perla” dell’Africa occidentale, ex fiore all’occhiello dell’impero di sua maestà britannica, nazione-guida, dai tassi di crescita economica a due cifre, con il  più alto livello di scolarizzazione dell’Africa occidentale (quasi l’85 per cento, sebbene ancora circa 500.000 bambini siano fuori dal sistema scolastico), che vanta numerose e prestigiose università, per non parlare delle ricchezze naturali, come oro, cacao, diamanti, bauxite, manganese, di recente persino il petrolio.” E si conclude con: “da Accra a Lomè, da Lagos a Freetown, da Abidjan a Ouagadougou, dilaga il timore della magia nera” e qualche altra amenità.

Fortunatamente, nella medesima testata ci sono fior di africanisti (come Pietro Veronese) che hanno un approccio molto più ampio di quel che viene espresso in questo articolo, in cui si mescola un po’ di verità con banali e triti luoghi comuni o generalizzazioni. La notizia, dal punto di vista giornalistico, dovrebbe semmai essere che il Ghana sta cambiando,  e la stregoneria dovrebbe essere un inciso; non il contrario. Come le suocere delle barzellette, qualsiasi cosa di buono facciano gli africani c’è sempre chi li inchioda sistematicamente al loro passato, ai loro difetti, alla loro sfiga; anche senza volerlo e con le migliori intenzioni (ma forse questa è un’aggravante…). Il tutto, forse, per mostrare la necessità di un nostro intervento dall’esterno, per portare luce e speranza a gente che altrimenti resterebbe nella tenebra e nella disperazione. Insomma, c’è ancora tanto da lavorare su questo argomento, proprio tanto.

La veduta di Accra, è tratta da http://www.world66.com

Stereotipi sull’Africa: un incontro SIM ad Asti

15 Aprile 2013 2 commenti

Il 6 aprile sono stato invitato ad Asti, ad animare un incontro di formazione della Società Internazionale Missionaria intitolato “Stereotipi sull’Africa e sugli africani: quali sono e come andare oltre”. Abbiamo parlato di alcuni equivoci di fondo sull’Africa e sulle società africane, di come siano nati e si riproducano questi equivoci, di cosa si possa fare per superarli. Un gruppo splendido, una discussione molto partecipata. Ringrazio ancora Deborah Buselli di questo invito. Su “Corriere Immigrazione” è stata pubblicata una mia breve sintesi dell’incontro.

Nella foto, un momento dell’incontro di Asti

Effetti perversi del turismo umanitario

 

Il “turismo umanitario”, in buona sostanza, prova a coniugare il viaggio in posti esotici con la conoscenza di situazioni di difficoltà sociale e l’azione di tipo solidaristico o caritatevole. Certamente migliore di altre forme di turismo che provocano spreco di risorse, distruzione dell’ambiente locale e piccoli “scontri di civiltà”, anche il turismo umanitario può avere spesso  effetti perversi, che è bene identificare: paternalismo, induzione al mendicare, addirittura diffusione di carie presso i bambini (con la distribuzione di caramelle in posti dove non ci sono dentisti), piccole truffe. Ne parla, con molta efficacia, Enrico Fiorini nel suo blog Nyamilima, ove presenta alcune riflessioni, corredate da reperti (per lo più inquietanti) tutti da leggere.

La foto è tratta da: http://turistipercaso.it

 

Da Dakar un video contro gli stereotipi sull’Africa

L’emittente senegalese TFM ha diffuso un video di alcuni studenti del Master II in Marketing e Comunicazione, Supdeco (Dakar), centrato sugli stereotipi che affliggono l’Africa. E’ un video breve ed efficace, che secondo me andrebbe diffuso. Ringrazio Chiara Barison della segnalazione (appare anche nel video) e del suo impegno didattico e di ricerca  in questo campo.

La veduta di Dakar è tratta da: www.sempreinmoto.it

 

Media statunitensi e immagine dell’Africa

L’immagine dell’Africa nei media statunitensi è al centro di una ricerca di Stella Maris Kunihira, non recente, ma da ricordare. Anche perché mostra almeno due cose importanti: a. quanto siano lunghi (lunghissimi) i tempi necessari per cambiare mentalità e modi di operare degli operatori della comunicazione; b. la correlazione che esiste tra l’enfatizzazione dei problemi dei popoli africani e l’attuazione di strategie assistenzialistiche e paternaliste da parte di organismi governativi e non governativi dei Paesi occidentali. L’autrice conclude, infatti, affermando che: “The results clearly show that American media has not changed its coverage of the African news for the last eighteen years. There is a persistence of stereotypical images that continue to impact the self-esteem of African people and people of African ancestry. One possible explanation for the data is that the more the problems, the more attention and assistance Africa receives.  The data reveals little about Africans helping Africans giving the impression that Africans are powerless and dependent entirely on the Western countries, thus giving Westerners a continued sense of superiority.”

La veduta di Accra (monumento a Kwame Nkrumah) è tratta da: http://www.skyscrapercity.com

 

Pinocchio in Africa

22 Febbraio 2013 Nessun commento

 

“Pinocchio in Africa”. Chicca d’epoca. Un sequel scritto da altri, pubblicato nel 1911, con tutti i suoi pregi e difetti… Grazie a Simone Salvatori della segnalazione!

L’illustrazione è tratta da: http://www.lwcurrey.com

Directory of Development Organizations in Africa

11 Febbraio 2013 1 commento

L’ultima Directory of Development Organizations in Africa mostra quanto sia importante dare informazioni (nomi, indirizzo postale e web, sito web, ecc.) su tutti gli attori che agiscono nei vari territori nazionali per lo sviluppo sostenibile, la buona governance e la lotta alla povertà. La Directory fa parte di un lavoro su scala mondiale. Per ogni Paese, vengono fornite informazioni sui seguenti nove tipi di organizzazioni: organismi internazionali, istituzioni governative, organismi di sostegno al settore privato, istituzioni finanziarie, centri di formazione e ricerca, organizzazioni della società civile, imprese di consulenza per lo sviluppo, fornitori di informazioni (cioè media specializzati), enti donatori di fondi.

La foto è tratta da: http://oromianeconomist.wordpress.com/

 

Nel ‘Lincoln’ di Spielberg una visione “biancocentrica”?

30 Gennaio 2013 2 commenti

Il merito di ogni grande film è quello di far riflettere e discutere, soprattutto se si trattano temi scottanti, come nel caso dell’ultima opera di Spielberg, “Lincoln”. La storica Kate Masur polemizza con il regista perché riproporrebbe una consolidata visione passiva degli schiavi neri rispetto alla loro liberazione, che sarebbe stata opera esclusivamente di bianchi di buona volontà. Non ho ancora visto il film, ma certamente, a questo punto, l’osserverò con un occhio particolarmente attento. La questione sottolineata dalla storica ha un forte senso anche per la storia africana, che per molti, ancora oggi, è percepita e narrata essenzialmente da un punto di vista bianco e occidentale. Masur afferma, tra l’altro: For some 30 years, historians have been demonstrating that slaves were crucial agents in their emancipation; however imperfectly, Ken Burns’s 1990 documentary “The Civil War” brought aspects of that interpretation to the American public. Yet Mr. Spielberg’s “Lincoln” gives us only faithful servants, patiently waiting for the day of Jubilee. This is not mere nit-picking. Mr. Spielberg’s “Lincoln” helps perpetuate the notion that African Americans have offered little of substance to their own liberation. While the film largely avoids the noxious stereotypes of subservient African-Americans for which movies like “Gone With the Wind” have become notorious, it reinforces, even if inadvertently, the outdated assumption that white men are the primary movers of history and the main sources of social progress.

Ringrazio Vanessa Lanari, di “Lettera 27″, della segnalazione.

L’illustrazione è tratta da: http://docsouth.unc.edu/neh/bibb/bibb.html

Esotismo e sessualizzazione

25 Gennaio 2013 1 commento

Un significativo studio di Ian Hancock ha proposto un parallelismo tra la situazione dei popoli africani e quella dei rom da un particolare punto di vista: quello della esotizzazione e della morbosa sessualizzazione di tali genti da parte della cultura occidentale. E questo ha riguardato soprattutto le donne: immaginate, rappresentate e mostrate sempre ed esclusivamente come fonte di inesauribile passione e sensualità, e come oggetto passivo dello sguardo e del desiderio maschile bianco. Parimenti, gli uomini di questi popoli sono stati storicamente considerati come pericolosi attentatori alle virtù delle donne bianche. Stereotipi di tipo razzista, che hanno radici profonde, e che percorrono la storia dell’Occidente. E’ significativo, ad esempio, come notava  Shehrezade Ali (citata da Hancock), che anche la produzione Disney abbia narrato tante volte di eroi bianchi che si accoppiano con pretendenti “colorate”, ma raramente o mai di donne bianche che si accompagnano ad eroi “esotici”.

Ringrazio come sempre l’attento Fabrizio Casavola della segnalazione.

La foto dal film “Venere nera” di Abdellatif Kechiche (2011) è tratta da: http://www.celluloidportraits.com/film/5855_2_Venere_nera.html